La Camera approva il ddl Boschi

L’Aula della Camera ha approvato con 367 sì, 194 no e cinque astenuti il disegno di legge Boschi di riforma della Costituzione. ‘Due anni fa nessuno scommetteva un centesimo sul fatto che questo Parlamento facesse le riforme. E invece è tornata la politica, è tornata l’Italia’, scrive Matteo Renzi su Facebook dopo il via libera della Camera sulle riforme: ‘Quarto voto sulle riforme costituzionali e maggioranza schiacciante in attesa di conoscere il voto dei cittadini in autunno. Stiamo dimostrando che per l’Italia niente è impossibile. Con fiducia e coraggio, #avantitutta. I professori non più precari, la legge elettorale stabile, le tasse su case e lavoro che vanno giù, la disoccupazione che grazie al #JobsAct finalmente scende, la giustizia civile che riduce gli arretrati, sono tutti provvedimenti votati da questo Parlamento’. Il testo ora torna al Senato.  Duro, invece, il commento  di Giorgia Meloni: ‘E mentre tutti discutono di unioni civili, governo e maggioranza approvano in quarta lettura il ddl Boschi che ammazza la democrazia in Italia. Nessuno è ai livelli di bravura della sinistra quando si tratta di operazioni di distrazione di massa’.Massimo D’Alema, con il semipresidenzialismo, era molto più sintonizzato sulla lunghezza d’onda dei cittadini di quanto non sia oggi Renzi. Il presidente del Consiglio ha mentito su tutto. Nessun rinnovamento, nessuna fine del bicameralismo, nessuna semplificazione istituzionale, dice nell’Aula della Camera il capogruppo di Fratelli d’Italia-Alleanza nazionale Fabio Rampelli intervenendo in dichiarazione di voto finale sul ddl Boschi. Fratelli d’Italia,   spiega, aveva proposto poche ma qualificanti modifiche: ‘Presidenzialismo, tetto delle tasse in Costituzione, equità generazionale, abolizione delle Regioni, norma anti ribaltone. Avevamo anche proposto la costituzionalizzazione della lingua italiana e dell’inno di Mameli per fare un’operazione di valorizzazione della nostra identità storica e culturale. Nessuna delle nostre proposte è stata accolta. Segno evidente che, come l’ultima riforma costituzionale, quella del Titolo V, la sinistra fa sempre gli stessi errori e distrugge lo Stato a colpi di maggioranza’. La Boschi naturalmente esulta: ‘Siamo soddisfatti, mancano ancora due passaggi e ora ci prepariamo al Senato’. Ma, quella alla Camera, ha tutta l’aria di essere una vittoria di Pirro perché il ‘Comitato per il No’ annuncia battaglia. Abbiamo la certezza che almeno 126 deputati chiederanno il referendum, afferma, nel corso della presentazione della campagna referendaria per il no alle riforme di Renzi, Alfiero Grandi, co-presidente del Comitato per il No, riferendosi alla quota necessaria di parlamentari per chiedere il referendum. Grandi annuncia il raggiungimento della quota necessaria per la richiesta del referendum dopo aver indicato la presenza, nell’auletta dei gruppi parlamentari presso la Camera dei deputati dove si svolge la riunione, di ‘Possibile’ il movimento di Giuseppe Civati che conta a Montecitorio dieci parlamentari.

Cocis

 

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