La Bce a Napoli per il consiglio direttivo

Il 2 ottobre si riunirà a Napoli,  per volontà del governatore Mario Draghi,  il consiglio direttivo della Banca centrale europea.  Il summit si terrà nella “Reggia di Capodimonte”,  scelta perchè assicura maggiori garanzie di sicurezza. La domanda che tutti si pongono è perché scegliere  Napoli? La BCE sceglie spesso città e capitali che si collocano nell’area monetaria europea, ma la scelta di Napoli risulta interessante per tre motivi: perché è una città che si affaccia nel mediterraneo ed è una grande area metropolitana dell’Europa, a Sud della quale non ne esistono altre. Perché, come diceva Cavour in punto di morte, Napoli, che era stata la capitale di un regno, meritava un destino adeguato, cosa che dopo la morte di Cavour  non è successo. Perché Napoli resta comunque la metropoli del Mezzogiorno che restituisce, nel bene e nel male, l’immagine di una parte dell’Italia  vittima del dualismo e della fragilità economica e sociale. Il Mezzogiorno presenta una popolazione di venti milioni di persone ed una potenziale capacità economica ampiamente sottoutilizzata.  Tre buone ragioni per aprire i riflettori su Napoli e per discutere, da una platea mediterranea, e non dalla pianura padana o dalla Capitale. Partiamo dal progressivo deterioramento del clima economico nel 2014. Tutti sappiamo che il secondo semestre dell’anno ha generato una flessione marcata dell’economia europea da quella americana, e dalle economie emergenti.  Per la verità Mario Draghi, annunciando il 5 giugno un ulteriore insieme di misure non convenzionali di economia monetaria, ha indicato tre ragioni di pericolo: lo squilibrio tra economia europea debole, con il resto del mondo che aveva ripreso forza, specie negli Stati Uniti.  Il profilarsi di tensioni geopolitiche che avrebbero potuto deflagrare e compromettere il profilo economico espansivo atteso nel 2014, con una domanda interna europea più debole del previsto ed il rischio di una bassa inflazione di durata troppo prolungata. Un rischio che alimenta l’incertezza sul futuro prossimo ed avvita ulteriormente al ribasso il sistema europeo. Tornando ancora una volta sul perché scegliere Napoli per una riunione così importante possiamo dire che il capoluogo della Campania è anche la rappresentazione di un paese, l’Italia, che non riesce a far convergere le proprie regioni economiche tra loro. Come l’Europa che non riesce a far convergere le 28 nazioni incluse nell’Unione. L’Italia soffre di un male allargatosi anche in Europa,  e l’Europa deve trovare la terapia, avendo accertato le diagnosi ed avendo costruito strumenti idonei per accedere alla terapia. Il fatto che di questo si discuta con il quadro dirigente della Banca Centrale Europea all’estremo sud, e che non si parli di un asse tra Milano e Francoforte come poli estremi dell’economia europea. Le due punte, sud e nord, di un pentagono che veniva definito come lo “scudo” dell’area monetaria europea,  onora Napoli ma le offre una opportunità molto rischiosa.  Va bene che l’Italia sia alla guida del semestre europeo, va bene che Napoli sia la scena di una nuova politica per la crescita europea, ma entrambe queste azioni simboliche devono essere capaci di rappresentare una svolta. La comunicazione deve lasciare una traccia altrimenti resta solo l’effimera confusione delle lingue. A mio avviso non sono assolutamente ammessi fallimenti e dèfaillance.

Fabio D’Amora

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