L’Euro: questo sconosciuto

L’Euro è la prima banconota che non ha numero di serie. Il numero, infatti, che appare in alto a destra sulle banconote preceduto immancabilmente da una lettera maiuscola (S per l’Italia, X per la Germania, ecc) non è un numero di serie; è un codice, quindi non univoco per ogni singola moneta. Facciamo un esempio. Su una banconota da 10 Euro appare il codice: S01322909233. S identifica il Paese per il quale è stata stampata, nella fattispecie l’Italia. Ora è un giochino da Monopoli: sommando tutte le cifre fino ad ottenere una sola cifra essa sarà sempre la stessa in relazione alla lettera. Ovvero: 0+1+3+2+2+9+0+9+2+3+3=34; 3+4=7. Negli Euro stampati dal tipografo incaricato dalla Banca Centrale Europea (BCE) per l’Italia ,cioè con la lettera S, la somma sarà sempre 7,come per la Germania sarà sempre 2, ecc. Se di questi 10 Euro ve ne fossero molti in giro con il codice uguale, come è probabile che sia, è perfettamente legale. Perché non l’ha detto nessuno? Ed ecco la prova del nove. Una prova per verificare l’autenticità della banconota è la cosiddetta prova del nove. Determinata la provenienza della banconota tramite la lettera sopra specificata ( S per l’Italia, X per la Germania, U per la Francia, R per il Lussemburgo, ecc…), si deve sostituire la lettera con il numero prestabilito. Per l’Italia è il numero 29. La banconota con il codice S03214743145 è stata stampata per l’Italia, sostituiamo quindi la S con il numero 29. Avremo 2903214743145, dividiamo questo numero per 9. Il resto è 4. Ora sottraiamo il resto della nostra operazione (4) con il numero 9 ed otterremo il numero 5, che era l’ultimo numero della sequenza del codice. Con l’EURO paghiamo i diritti ad una società privata. Su ogni banconota appare in piccolo come primo simbolo a sinistra in alto il marchio del copy right. La società privata proprietaria del marchio “Euro” ha per diritto una quota su ogni banconota stampata. Il proprietario del 75% della società è la BCE ( Banca Centrale Europea, privata anch’essa). Impossibile è sapere a chi appartiene il restante 25% perché diviso in quote inferiori al 2% l’una. Chi saranno i proprietari? Perché non lo dice nessuno? I tempi di prima sì che erano “bei tempi”. Ricordate le 500 di carta con il Mercurio alato? Quelle erano di proprietà dello Stato italiano, cioè erano nostre, non dovevamo restituirle a nessuno. La loro esistenza non indebitava noi cittadini e nessuno chiedeva interessi a fine anno. Non c’era scritto “ Banca d’Italia” , ma “ Repubblica Italiana- Biglietto di Stato a corso legale”. Le firme erano del Direttore Generale del Tesoro, del Cassiere Speciale e c’era il visto della Corte dei Conti. Invece nelle banconote emesse dalla Banca d’Italia in seguito le firme erano del Governatore e dal Cassiere, che erano e restano privati. E l’Euro? Appunto e l’Euro?

 

Argo Fedrigo

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