L’allarme di Draghi. “Italia cresce poco perché non punta sui giovani”

“La bassa crescita dell’Italia degli ultimi anni è anche riflesso delle sempre più scarse opportunità offerte alle giovani generazioni”. E’ questo l’allarme lanciato dal governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, al convegno a Sarteano (Siena). “Le difficoltà incontrate dai giovani devono preoccuparci” e l’Italia cresce poco proprio perché non punta sui giovani. “La crisi che dal 2008 ha colpito l’economia mondiale ha acuito drammaticamente il problema perché – dice il prossimo presidente della Bce- i giovani sono fra coloro che ne subiscono i contraccolpi più forti”. “Specialmente in Italia – ha sottolineato Draghi in un convegno a Sarteano (Siena) – le prospettive di reddito delle nuove generazioni sono più che mai incerte; il loro contributo alla crescita è frenato in vario modo dai nodi strutturali che strozzano la nostra economia”. “Si stanno sprecando risorse preziose – ammonisce il presidente della Banca d’Italia- stiamo mettendo a repentaglio non solo il loro futuro ma quello del paese intero”. Il Paese ha bisogno di crescita e “la priorità assoluta é oggi uscire dalla stagnazione riavviando lo sviluppo con misure strutturali”, sottolinea Mario Draghi. Il governatore entra nel merito delle riforme da mettere in campo. “E’necessario favorire i processi di riallocazione dei lavoratori tra imprese e settori per cogliere più prontamente le opportunità di crescita sui mercati globali; occorre ridurre il grado di segmentazione del mercato del lavoro, oggi diviso in settori protetti e non protetti, intervenendo sulla regolamentazione delle diverse tipologie contrattuali ed estendendo la copertura degli istituti assicurativi”, ha spiegato. Secondo il numero uno di Via Nazionale, poi, “è indispensabile proseguire nell’azione di riforma del settore dell’istruzione per incrementare lo stock di capitale umano, oggi inferiore in quantità e qualità rispetto ai paesi con cui competiamo sui mercati”. Per il prossimo presidente della Bce “occorre rimuovere una serie di vincoli e restrizioni alla concorrenza e all’attività economica, definire un più favorevole contesto istituzionale per l’attività delle imprese, promuovere una maggiore accumulazione di capitale fisico e di capitale umano”.

 

 

 

 

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