JP Morgan: ‘Spread non preoccupa, fiducia nell’Italia’

Dopo il filotto di bocciature arrivate alla nota di aggiornamento al Def votata oggi in parlamento, il primo parere favorevole verso la ‘manovra del popolo’ gialloverde è arrivato  da una banca d’investimento americana: la Jp Morgan.

‘I fondamentali dell’Italia restano buoni, nonostante l’incertezza politica. Per questo, per noi, l’impennata dello spread italiano rappresenta un’opportunità di investimento’.

Questa la valutazione di Nick Gartside, capo della divisione reddito fisso di JP Morgan, espressa in un’intervista pubblicata oggi dal Sole24Ore.

Ad oggi crediamo che l’incertezza politica italiana sia adeguatamente remunerata. Per questo alcuni dei nostri fondi stanno aumentando l’esposizione in BTp. L’innalzamento dello spread rappresenta ‘un’opportunità’ ha aggiunto Gartside. I problemi dell’Italia, ha spiegato,  sono ben noti, ma non si possono trascurare i punti di forza quali il surplus della bilancia commerciale e l’avanzo primario.

In merito alle preoccupazioni per la soglia di deficit fissata al 2,4%, Gartside afferma che tanti governi, a partire da quello americano, stanno facendo deficit spending, non vedo nulla di strano nel fatto che anche l’Italia faccia altrettanto.

Desta curiosità il fatto che, dopo la bocciatura da parte di Corte dei Conti, Bankitalia, Commissione Europea e Ufficio Parlamentare di Bilancio, sia proprio l’odiata Jp Morgan la prima ed unica istituzione a valutare positivamente la manovra gialloverde.

La storia del MoVimento grillino, infatti, è costellata di duri attacchi contro contro la banca a stelle e strisce. Impossibile dimenticare l’invettiva del guru pentastellato Alessandro Di Battista contro la riforma costituzionale voluta dal governo Renzi. Una riforma, secondo Di Battista, guidata e voluta proprio da Jp Morgan. In un ormai storica puntata di 8 e mezzo su LA7 a settembre del 2016, Di Battista presentò un documento del 2013 secondo il quale Jp Morgan avrebbe auspicato – per non dire imposto – la modifica delle Costituzioni dell’Europa meridionale, Italia compresa.

Motivo sufficiente per votare ‘No’ al referendum costituzionale.

Il documento, intitolato The Euro area adjustment: about halfway there (“L’aggiustamento dell’area euro: circa a metà strada”) era effettivamente uno studio commissionato dalla banca americana per analizzare le prospettive di crescita dei paesi europei in fase di uscita dalla crisi. Il dossier concludeva che ‘All’inizio della crisi, si pensava generalmente che i problemi ereditati a livello nazionale fossero di natura economica. Ma con l’evolvere della crisi è diventato chiaro che ci sono problemi politici dalle radici profonde nella periferia dell’Europa che, secondo noi, devono cambiare se l’Unione Monetaria Europea vuole funzionare bene nel lungo periodo’.

Un fatto, comunque, è sotto gli occhi di tutti: la Costituzione Italiana – complice il trauma del fascismo – ha un impianto molto favorevole all’iniziativa parlamentare più che a quella dell’esecutivo. Questo dato spiega, in parte, la storica fragilità dei governi italiani e il rapido susseguirsi di esecutivi deboli nati da coalizioni eterogenee. La mancanza di esecutivi forti e di lunga durata, a sua volta, è uno dei motivi per cui l’Italia non riesce a mettere in campo strategie di lungo periodo in campo economico e finanziario.

In altri termini, Jp Morgan aveva ragione.

Ciononostante, come si legge sul Blog delle Stelle i portavoce del M5S, che hanno presentato esposto a Procura di Roma   il 12 ottobre 2016 ipotizzando anche il reato di alto tradimento, hanno rintracciato almeno 10 solidissimi indizi, per suffragare e testimoniare la ‘manina’ di JP Morgan nella modifica della Costituzione.

Che fine abbia fatto quell’esposto, non è cosa nota.

Impossibile dimenticare, infine, gli strali firmati sempre da Alessandro Di Battista sull‘affaire Renzi -MPS, in cui anche Jp Morgan avrebbe giocato la sua partita.

Esattamente un anno fa – scriveva Dibba su Fb il 12 gennaio scorso – Renzi disse: ‘MPS oggi è un bell’affare, è risanata’. Il titolo poi è crollato del 60%. Renzi nel frattempo chiede aiuto a JPMorgan  che ottiene l’allontanamento dell’amministratore delegato Viola e piazza un suo uomo, Morelli. L’aumento di capitale ‘supervisionato’ da JPMorgan va male ma che importa, ci pensiamo noi cittadini a mettere i soldi in MPS!

Nel frattempo si scopre che molti uomini di potere hanno ottenuto prestiti enormi da MPS. Su tutti De Benedetti che con la sua Sorgenia ottiene 600 milioni di euro da MPS, di fatto la banca del PD, quel PD che ‘sostiene’ con i suoi giornali (è patron di La Repubblica), quel PD di cui ha la tessera numero 1. Oltretutto De Benedetti ha fatto parte  del consiglio di sorveglianza di Rothschild & Co, un immenso gruppo bancario. Il problema sta tutto qui, nella collusione tra gruppi editoriali, partiti politici e istituti finanziari. Le banche che poi ottengono denari dei cittadini sono entrate dovunque.

Sorvolando sulla citazione di Rothschild – in grado di mandare in visibilio frotte di complottisti sul web- Di Battista individua e circoscrive il problema: “La collusione tra gruppi editoriali, partiti politici e istituti finanziari. Le banche che poi ottengono denari dei cittadini sono entrate dovunque”.

Oggi, ironia della sorte, l’unica a salutare positivamente la manovra che sfida i “poteri forti” della finanza, è proprio una banca d’investimento: la vituperata Jp Morgan.

La Jp Morgan del popolo, verrebbe da dire.

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