Italia tutta gialla tranne la Valle d’Aosta

Italia tutta gialla tranne la valle d’Aosta che resta arancione. Il ministro della Salute, Roberto Speranza, sulla base dei dati e delle indicazioni della Cabina di Regia, firma una nuova ordinanza che andrà in vigore a partire dal 17 maggio.

Passano in area gialla le Regioni Sicilia e Sardegna. Resta in area arancione la Valle d’Aosta. Tutte le altre Regioni e Province Autonome sono in area gialla.

La conferenza stampa del Ministero della Salute

Continua, anche se lentamente, la decrescita della curva dell’epidemia da Covid-19 in Italia: l’indice di trasmissibilità Rt, secondo l’ultimo monitoraggio settimanale della Cabina di regia, si è infatti ulteriormente abbassato arrivando al valore di 0,86 ed anche l’incidenza risulta ancora in discesa toccando i 96 casi su 100mila abitanti. E buone notizie riguardano pure la situazione degli ospedali, con sole tre regioni – Lombardia, Toscana e Calabria – che sono sopra le soglie di allerta per l’occupazione dei posti letto per Covid in terapia intensiva e nei reparti di area medica.

È un quadro che descrive una situazione in complessivo miglioramento quello che emerge dall’ultimo monitoraggio settimanale, ed anche i dati del bollettino quotidiano del ministero della Salute confermano un trend in discesa, anche se il numero della vittime nelle ultime 24 ore, pur in diminuzione, resta comunque alto arrivando a 182. Secondo il bollettino, sono 7.567 i positivi al test del coronavirus in un giorno, contro gli 8.085 di giovedì. Si mantiene stabile il tasso di positività, al 2,5%, e sono 1.860 i pazienti ricoverati in terapia intensiva, 33 in meno rispetto a giovedì. Nei reparti ordinari sono invece ricoverate 13.050 persone, 558 meno di giovedì.

Analogamente, anche i dati su base settimanale del monitoraggio mostrano un netto calo dei ricoveri. Infatti, solo Lombardia e Toscana sono sopra la soglia limite di occupazione del 30% per le terapie intensive mentre la Calabria è sopra la soglia limite del 40% per i reparti di area medica. Il tasso nazionale di occupazione in intensiva è inoltre sotto la soglia critica ed è pari al 23%, ed il tasso di occupazione nei reparti ospedalieri di aree mediche a livello nazionale scende ulteriormente, arrivando al 24%.

Dati valutati positivamente dal presidente dell’Istituto superiore di sanità, Silvio Brusaferro, alla conferenza stampa al ministero della Salute per l’analisi del monitoraggio. In tutti i Paesi europei, ha spiegato, “le curve sono o stabili o in lenta decrescita e anche in Italia la curva indica una progressiva decrescita. Una decrescita lenta ma che continua in queste ultime settimane e si rileva in tutte le regioni”. Inoltre, “tre regioni – ha evidenziato – sono scese sotto la soglia dei 50 casi per 100mila abitanti, soglia che recupera la possibilità di effettuare il tracciamento stabile dei casi”.

“L’età media dei casi scende da 41 a 40 anni e la decrescita si rileva anche nella fascia tra 0 e 9 anni. – ha aggiunto Brusaferro – Negli anziani la decrescita è maggiore e questo è un indicatore della campagna vaccinale in corso”. “In questa fase sta crescendo la vaccinazione nella fascia tra 60 ai 69 anni, e gli over-80 raggiungono tassi di copertura elevati. Il tasso di ospedalizzazione è strettamente correlato la percentuale dei vaccinati over-80, ed è dunque in decrescita”.

“Credo che progressivamente l’idea è di arrivare a superare la misura del coprifuoco”, ha detto ancora Brusaferro.

“La pressione sui servizi ospedalieri decresce ma in 3 regioni è sopra la soglia critica, Rt è stabile sotto la soglia critica e continua anche a diminuire l’incidenza ma bisogna recuperare il valore di 50 casi per 100mila abitanti. La variante inglese è dominante e dunque bisogna ridurre il numero di nuovi casi aumentando il numero di vaccinati e mantenendo le misure di mitigazione per accompagnare questa fase di transizione”.

“La sfida è arrivare a vaccinare i giovani per rallentare la velocità della circolazione virale, come ha dimostrato un recente studio in Israele. Dunque bisogna vaccinarsi il più possibile, in fretta e con ogni vaccino disponibile”, ha detto in conferenza stampa il direttore della Prevenzione del ministero della Salute Gianni Rezza.

“In questo momento va data la precedenza ai paesi piu poveri per la disponibilità delle dosi vaccinali, ma in seguito la vaccinazione dei bambini sarà da prendere inconsiderazione per un forte controllo dell’epidemia” – ha aggiunto Rezza – Da un lato i bambini tendono a non sviluppare forme gravi di Covid per cui non ci sarebbe un’indicazione secca a vaccinarli, dall’altra parte se si vuole ottenere un effetto forte di controllo dell’infezione bisognerà vaccinare i bambini altrimenti l’infezione continuerà a circolare. Quindi la vaccinazione dei bambini sarà da considerare”.

“Sembra che la variante indiana abbia una elevata trasmissibilità per cui sarebbe giustificato un rafforzamento delle misure laddove è presente, ma non ci sono dati che dimostrano la maggiore aggressività clinica. Sulla capacita di dare infezione nei vaccinati, per ora non sembra essere cosi preoccupante come la variante sudafricana”.

“I dati inglesi confortano nella decisione di offrire per la seconda dose lo stesso vaccino AstraZeneca, perchè il rischio di eventi avversi rari è pari a 1 su un milione. – ha detto ancora Rezza – Noi siamo sempre molto cauti ma abbattere la mortalità da Covid è un obiettivo prioritario”.

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