Iraq: lo Stato islamico affronta l’esercito a Mosul con le autobombe

Lo Stato islamico sta cercando di difendere le sue posizioni nella parte orientale di Mosul lanciando autobombe contro l’esercito iracheno. Le forze armate di Baghdad stanno comunque avanzando, seppur lentamente, da piu’ di una direttrice sulla parte orientale del fiume Tigri. Fonti militari irachene riferiscono che le unita’ dell’esercito e delle forze dell’antiterrorismo stanno avanzando nei quartieri Shama e Wahda, mentre si combatte nel quartiere Methaq nella parte sud della citta’. Le forze governative hanno gia’ conquistato il quartiere di Intisar ma si tratta di un’avanzata molto lenta fermata dalle numerose mine e autobombe disseminate lungo il percorso dai terroristi.

Le forze di sicurezza irachene hanno annunciato ieri la liberazione del quartiere di Wahda, nella parte orientale della citta’ di Mosul, roccaforte dello Stato islamico nel nord dell’Iraq. In un comunicato l’ufficio del comando delle Forze armate irachene ha sottolineato che la liberazione del distretto e’ stata condotta dalla polizia federale che ha issato la bandiera nazionale sui principali edifici dell’area. Negli scontri sarebbero rimasti uccisi diversi terroristi.

La seconda fase della campagna per la liberazione di Mosul e’ stata lanciata dopo che il 27 dicembre e’ stato distrutto l’ultimo ponte che collegava le due sponde del fiume Tigri. Si tratta di uno sviluppo importante per l’esercito iracheno: i combattenti dell’Is nella parte orientale della citta’ sono ora isolati. Le azioni suicide dei combattenti dell’Is hanno costretto le forze irachene a ritirarsi piu’ volte dai distretti liberati, per poi riprenderli con l’aiuto dei raid aerei della coalizione internazionale. Secondo quanto dichiarato lo scorso 21 dicembre dall’ambasciatore statunitense a Baghdad, Douglas Silliman, “a Mosul sono presenti 285 mila edifici e i terroristi di Daesh usano i civili come scudi umani e attaccano le aree liberate”. Per questo, secondo l’ambasciatore, le operazioni per liberare la seconda citta’ dell’Iraq procedono lentamente.

Nelle aree della citta’ ancora controllate dai terroristi islamici e’ in atto un’emergenza umanitaria, come riferiscono da tempo fonti governative. I dati presentati il 2 gennaio, dal ministero iracheno per le Migrazioni fanno sapere che il numero degli sfollati nel governatorato settentrionale iracheno di Ninive ha superato quota 150 mila dall’inizio delle operazioni militari per sconfiggere l’Is. Proseguono, intanto, le attivita’ per il ritorno delle famiglie sfollate nelle zone liberate dal gioco del sedicente “califfato”. Gli sfollati sono distribuiti in diversi campi di accoglienza a sud di Mosul, a nord di Tikrit, e nei pressi delle citta’ di Kirkukm Dohuk, Erbil e Sulaimaniya, come ha dichiarato il ministro per le Migrazioni, Jassim Mohammed Jaf.

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