Iran: giovane si converte al cattolicesimo, condanna a 10 anni di carcere

In barba ad ogni libertà personale. Ci sono paesi nei quali professare una religione diversa da quella ufficiale può costare davvero caro. Ed in effetti ad un giovane iraniano convertito al cristianesimo è la scelta è equivalsa ad una condanna a dieci anni di carcere. E’ quanto scrive  il sito d’informazione attivo nell’ambito dei diritti umani ‘Herana’, spiegando che Mostafa Bordbar, questo il nome del giovane, è stato riconosciuto colpevole dal Tribunale della Rivoluzione di Teheran per ”aver attentato alla sicurezza nazionale, partecipando a riunioni religiose in chiese clandestine e per aver fatto propaganda religiosa nel Paese”. Sempre secondo l’organo di informazione iraniana, Bordbar, residente nella città di Rasht sul Mar Caspio, è stato arrestato dagli agenti dell’intelligence iraniana nel dicembre 2012 mentre stava festeggiando il Natale in una chiesa privata. I cristiani in Iran sono circa 150mila e vivono principalmente nelle città di Teheran, Isfahan e Shiraz. Armeni-gregoriani, assiro-caldei, ortodossi e cattolici ogni anno celebrano, secondo le proprie tradizioni, le festività religiose nel Paese. Però proprio negli ultimi anni la pressione della magistratura nei confronti degli iraniani convertiti al cristianesimo è aumentata in modo considerevole. Stando ai siti di opposizione, infatti, negli ultimi tre anni oltre 300 iraniani convertiti al cristianesimo sarebbero stati arrestati su ordine dell’autorità giudiziaria iraniana. La shari’a islamica non consente la conversione dall’Islam ad altre religioni. L’abbandono dell’Islam è punibile, su sentenza del giudice, anche con la pena capitale. Pertanto molte conversioni in Iran avvengono in segreto. E negli ultimi anni sono aumentate le conversioni, soprattutto dei giovani, dall’Islam ad altre religioni come il cristianesimo, il zoroastrismo e la fede baha’i, suscitando le dure reazioni delle autorità politico-religiose della Repubblica Islamica. ”Attentato alla sicurezza Nazionale”, ”propaganda contro la Repubblica Islamica” e ”organizzazione di riunioni religiose in chiese private” sono tra i capi d’accusa più ricorrenti a carico di chi decide di cambiare religione.

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