Inizia il corso di Malagò alla Figc: Antonio Conte in panchina e Paolo Maldini nuovo direttore tecnico

Giovanni Malagò è il nuovo presidente della Figc. Ha ottenuto il 68,3% dei voti nell’assemblea federale convocata dopo le dimissioni, a seguito dell’eliminazione dei mondiali della Nazionale, di Gabriele Gravina. Sconfitto come da pronostico l’avversario Luigi Abete.
Romano e romanista, Giovanni Malagò è stato per dodici anni il presidente del Coni e poi il presidente del comitato organizzatore delle Olimpiadi invernali di Milano- Cortina. Un successo al quale ha contribuito con la sua proverbiale efficienza e un pragmatismo apprezzato in maniera bipartisan.

“Da solo non posso fare niente, con voi posso fare tutto”, ha detto emozionato il neo presidente Malagò. Aggiornato il numero dei delegati presenti: 266 su 273, assenti 1 delegato della Lega Pro e 6 tra gli atleti. Abete ha ottenuto poco più del 29% dei voti. Le schede bianche hanno superato il 2,5%.

“Non sono un Papa nero- aveva detto Malagò nell’intervento in assemblea-, sono uno di voi, sono figlio della Figc e ho un solo scopo, fare grande l’Italia. Ho sentito tutti gli interventi, faccio fatica a non essere d’accordo più o meno con tutti, ho sentito tante grida di dolore, problematiche di carattere strutturali, ma va detto che se io oggi sono qui è solo perché Gravina ha deciso di dimettersi. Perché le componenti hanno pensato a me? Me lo sono chiesto, all’inizio ero scettico, reduce da un’esperienza molto dura come Milano Cortina. Forse perché sono stato per 21 anni presidente del Circolo Canottieri Aniene, facendo parte quindi del mondo dilettanti che conosco a memoria, ho cantano e portato la croce. Forse hanno pensato che tutto quello che ho fatto in altri ambienti, si possa ripetere in Figc. Pur non avendo mai avuto l’ansia, sento fortissimo il peso della responsabilità”.

Eletto il consiglio federale: Stefano Campoccia, Giorgio Chiellini e Giuseppe Marotta per la Serie A; Antonio Gozzi per la Lega B; Giulio Gallazzi per la Lega Pro; Ilaria Bazzerla, Giacomo Fantazzini, Daniele Ortolano, Sergio Pedrazzini, Giuliana Tambaro per la Lega Nazionale Dilettanti. In rappresentanza degli atleti Valerio Bernardi, Davide Biondini, Umberto Calcagno e Sara Gama, mentre per i tecnici Giancarlo Camolese e Silvia Citta.

Lo ius soli
Malagò pensa a una sorta di ius soli, cioè una sorta di naturalizzazione di stranieri indiscriminata. Una cosa che avvenne già negli anni 60, quando arrivammo persino a naturalizzare Omar Sivori, senza successo. Ma quello che sta avvenendo ai Mondiali ci dice ben altro e cioè che il calcio è identitario. Lo è quando mette insieme la tradizione di un popolo con la fierezza. Lo abbiamo visto ai tempi di Maradona.

Gli Usa e il “nazionalismo calcistico”
Anche gli Stati Uniti, che non hanno certo una grande tradizione calcistica, hanno dato prova di attaccamento alla maglia. Festeggiando il successo insieme con la mano sul cuore, come espressione di un “nazionalismo calcistico” che è solo, semplicemente segno di consapevolezza di rappresentare un intero popolo.

La Nazionale è un simbolo
Seppure il calcio sia dominato dalla mercanzia e dagli onnivori arabi, i mondiali in corso negli Usa, Messico e Canada stanno facendo emergere la simbiosi tra la maglia che si indossa e il popolo che si rappresenta. Lo dimostra Messi, che a quasi 39 anni stabilisce il record di reti, lo dimostrano gli esempi fatti prima. Lo dimostra Cristiano Ronaldo che a 41 anni ha ancora la voglia e l’entusiasmo di onorare la divisa del Portogallo.

La soluzione sbagliata
Se ci sono calciatori nati in Italia forti e che si sentono italiani devono essere i benvenuti. Ma la soluzione non è lo Ius soli di Malagò. E’ investire sui giovani e soprattutto capire chi considera la maglia azzurra un privilegio e non un peso.
L’elezione di Giovanni Malagò alla presidenza della Figc apre il nuovo corso del calcio italiano.

E tutte le attenzioni si spostano sul nuovo allenatore della Nazionale, reduce dall’ennesima eliminazione ai mondiali. Grandi possibili colpi di scena in arrivo.

Malagò vuole Conte
Malagò vuole Antonio Conte in panchina. L’ex allenatore del Napoli, che portò la Nazionale a un grande campionato europeo nel 2016, guadagnava circa otto milioni netti con De Laurentiis. Un ingaggio proibitivo. Ma il tecnico salentino potrebbe accettare un quadriennale da 4 milioni l’anno, con l’inserimento di alcuni sponsor. Per il neo presidente della federazione, Conte è l’uomo giusto per rilanciare i colori azzurri. La sua grinta e la sua determinazione sono due armi in più. L’alternativa resta Roberto Mancini. Nuovi contatti ci saranno nelle prossime ore, con il numero uno della Federazione che non vuole sbagliare una scelta così importante in chiave futura. L’Italia tornerà in campo a fine settembre, ma bisogna iniziare a programmare con serietà e concretezza, approfittando di questo tempo a disposizione.

Paolo Maldini
Spazio anche per il più grande difensore della nostra storia calcistica, Paolo Maldini. Malagò lo vorrebbe come capo delegazione, ruolo che deteneva Gigi Buffon. Per l’ex portiere della Juve si prospetta però un incarico legato soprattutto alla gestione della filiera delle Nazionali giovanili, dall’Under in giù, visto che stava seguendo in prima persona strategie e progetti del nuovo corso. Ma Maldini potrebbe diventare il nuovo direttore tecnico, una sorta di supervisore di Coverciano. Nel frattempo ha perso progressivamente quota l’ipotesi di una figura di grande esperienza come Claudio Ranieri, mentre nelle ultime ore ha iniziato a farsi avanti anche la candidatura di Ricky Massara per il ruolo di “direttore sportivo” della Nazionale. Non è da scartare, infine, nel caso della firma di Conte, l’arrivo di Lele Oriali, campione del mondo nel 1982 e uomo di fiducia dell’allenatore leccese.

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