Inflazione record e gli interventi che studia il governo

L’inflazione vola all’8% e raggiunge l’8,3% per il cosiddetto “carrello della spesa” che colpisce direttamente le famiglie nei beni alimentari e in quelli di più largo consumo per la cura della persona. Un livello mai così elevato dal 1986. Un livello che è ampiamente sopra quello di guardia e che spinge il governo, anche sotto il pressing dei partiti di maggioranza e dei sindacati, a stringere su un pacchetto di interventi per salvare il potere d’acquisto dei salari in caduta libera e sostenere, con ulteriori misure, le retribuzioni magrissime dei lavoratori “poveri” in attesa del salario minimo.

Due operazioni distinte a cui stanno lavorando il ministro dell’Economia, Daniele Franco, e quello del Lavoro, Andrea Orlando, e che potrebbero vedere la luce tra luglio e settembre con l’obiettivo di fare arrivare in tasca ai lavoratori con reddito fino a 35mila euro un bonus da 200-250 euro mensili nell’ultimo quadrimestre dell’anno; e di far salire la busta paga dei working poor almeno a 9 euro l’ora.

Ma torniamo all’impennata dei prezzi. Riguarda l’Italia e tutta l’Europa. I valori segnano un picco assoluto anche a livello continentale e sono in crescita dell’8,6% nell’Eurozona, un livello mai registrato da Eurostat fin dalla nascita della moneta comune. In Germania, il tasso d’inflazione è all’8,2%, in Spagna, addirittura al 10%, mentre in Francia resta più contenuto, al 6,5%, ma sempre ben lontano dall’obiettivo della Banca centrale europea di un tasso prossimo al 2%. “Le tensioni inflazionistiche – spiegano dall’Istat – continuano a propagarsi dai beni energetici agli altri comparti merceologici”. Da qui rincari del 39,9% per i beni energetici non regolamentati come i carburanti e del 64,3% per quelli regolamentati, ma anche aumenti dell’8,8% per i beni alimentari e ancora più alti per la frutta e la verdura fresche. I prezzi sono ben più cari anche per i servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (+5%) e per i servizi relativi ai trasporti (+7,2%). Mentre l’aumento dei prezzi acquisito che si avrebbe nel 2022 nel caso, tutto teorico, di variazioni dei prezzi nulle nel resto dell’anno, è già del 6,5%. I conti sono da capogiro anche sul fronte viaggi e turismo. Con il raddoppio dei prezzi dei biglietti aerei (+90,4%), mentre alberghi e altri alloggi sono più cari del 18,1% rispetto a un anno fa.

A tirare le somme sono le associazioni dei consumatori. Il Codacons indica una “mazzata record” da 3.192 euro all’anno per una famiglia di quattro persone e prevede che l’inflazione raggiungerà il 10%. L’Unione nazionale consumatori stima, solo per le bollette, un aggravio medio di 514 euro per la luce e di 394 euro per il gas, e preme per tornare a prezzi amministrati. Federconsumatori sottolinea che i rincari determinano rinunce, come attesta un calo di oltre il 16% del consumo di carne e pesce.

Dai sindacati ai partiti di maggioranza alle associazioni imprenditoriali si moltiplicano gli appelli e gli allarmi a fare presto e per evitare l’autunno caldo. Il segretario della Uil, Pierluigi Bombardieri, denuncia “intollerabili speculazioni”. Mentre il leader della Cisl, Luigi Sbarra, chiede una nuova politica dei redditi di fronte a “un’emergenza che non ammette più rinvii o divisioni”. E il capo della Cgil, Maurizio Landini, osserva: “Si teme un autunno caldo? È caldo già adesso, la gente non ce la fa, serve un intervento immediato. Servono riforme strutturali”. In realtà, il governo ha i dossier aperti da settimane e si muove lungo la linea annunciata  da Enrico Letta di un intervento in due tempi. Il primo, immediato, per dare sollievo ai salari da settembre a dicembre con un bonus mensile da 200-250 euro, una sorta di quattordicesima mensilità spalmata su un quadrimestre. Il secondo, strutturale, con il taglio del cuneo fiscale da gennaio prossimo da realizzare nella manovra: e non dovrebbe essere inferiore ai 16 miliardi di euro proposti anche dal presidente di Confindustria. Mentre sul lavoro povero il ministro Orlando punta a un aumento dei minimi contrattuali per chi sta sotto un determinato livello attraverso un’operazione che rinvia all’applicazione dell’articolo 36 della Costituzione sulla retribuzione proporzionata.

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