Inchiesta Fondazione Open, a Palazzo Chigi mail con progetti ‘utili’ ai finanziatori?

Inizia a delinearsi il contorno dell’inchiesta sulla Fondazione Open. Nonostante la posizione difensiva anche aggressiva di Matteo Renzi, gli inquirenti stanno facendo luce su uno scenario complesso, una fitta rete di società, mail, messaggi e movimenti economici.

 Stando a quanto riferito da il Corriere della Sera, gli ultimi risvolti getterebbero un’ombra anche sulla politica. Alberto Bianchi, presidente della Fondazione Open, avrebbe inviato a Palazzo Chigi mail per presentare una serie di emendamenti e progetti. Queste mail dimostrerebbero il coinvolgimento attivo della Fondazione nella politica. Ma non è tutto. I provvedimenti consigliati o comunque indicati sarebbero stati sollecitati dagli imprenditori che finanziavano la fondazione. Gli investigatori avrebbero rintracciato una ingente quantità di materiale che meriterebbe un’analisi attenta e meticolosa per capire se possano esserci gli estremi per parlare di conflitto di interessi oppure no. Oppure se i messaggi nascondano una realtà più grave.

 Alberto Bianchi e Marco Carrai restano indagati per finanziamento illecito. L’ipotesi degli inquirenti è che la Fondazione Open fosse una diramazione, una succursale del Partito democratico. Inoltre i vertici avrebbero favorito i finanziatori della fondazione. Proseguono intanto le indagini sulle società a Lussemburgo di Carrai, la Wadi Ventures Management e la Wadi Ventures sea. La Wadi, attiva principalmente negli stessi anni della Fondazione, avrebbe ricevuto soldi anche da investitori già finanziatori della Fondazione Open Il ruolo di Lotti Resta ancora da chiarire il rapporto tra Bianchi e Luca Lotti. La difesa di Bianchi si concentra sul fatto che i due fossero in contatto come membri del Cda. Ma per gli investigatori ci sarebbe dell’altro.

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