In 100 mila con l’Anpi a Roma, sinistra unita per un giorno

A Roma in 100 mila, secondo l’Anpi, hanno manifestato dietro lo striscione con la scritta ‘Mai più fascismi, mai più razzismi’. In piazza ha sfilato una sinistra unita per un giorno, con Gentiloni, Renzi, Veltroni del Pd, i leader di LeU Grasso, Boldrini e Bersani, la segretaria della Cgil Camusso. Momenti di tensione e scontri con la polizia a Milano al corteo anti-Casapound, contestazioni al passaggio della manifestazione di Fratelli d’Italia a via Padova. A Palermo un migliaio di persone in piazza con bandiere e striscioni, cantando ‘Bella ciao’.

Nei giorni scorsi la guerriglia di Torino  e gli scontri di Pisa  avevano fatto alzare il livello dell’attenzione. Ma, a conclusione di giornata, è arrivato il bilancio positivo del ministro Marco Minniti: ‘Si conferma, ancora una volta, la forza della democrazia italiana’.  Minniti ha chiamato Franco Gabrielli, per esprimere apprezzamento alle forze di Polizia che, con tranquilla fermezza, hanno consentito che tutte le manifestazioni, al di là di qualche singola e limitata tensione, si svolgessero serenamente.

 A Milano erano diverse le manifestazioni da tener d’occhio: il corte della Lega, quello di Fratelli d’Italia, il comizio di CasaPound ed il presidio degli antagonisti, quello che più preoccupava i dirigenti dell’ordine pubblico. Già in mattinata le prime tensioni, con una quarantina di giovani saliti su un monumento  per mettere uno striscione (‘Ieri partigiani, oggi antifascisti’) a piazza Cairoli, vicino al Castello Sforzesco, teatro del comizio del leader di CasaPound, Simone Di Stefano. Sono stati fatti scendere con la forza dalla polizia e qualcuno ha riportato contusioni. Sempre in mattinata, al passaggio del corteo di Fratelli d’Italia  in via Padova, alcuni residenti hanno intonato ‘Bella Ciao’. C’è stato quindi un piccolo scontro tra militanti di Fdi e contestatori, subito sedato dalle forze del’ordine. Intorno alle 15 è poi iniziato il presidio antifascista a largo Foppa, con un migliaio di partecipanti tra centri sociali, movimenti antifascisti e di sinistra. A ‘cordonare’ la piazza agenti in assetto antisommossa, che sono dovuto intervenire poco dopo, quando un gruppo di manifestanti – lanciando lacrimogeni e bombe carta – ha tentato di forzare il blocco della piazza. La polizia ha caricato e ci sono stati dei contusi tra i manifestanti, che si proteggevano con alcuni gonfiabili. Intanto, a piazza Cairoli, De Stefano ha potuto fare senza problemi il suo comizio, presenti un centinaio di persone.

 A Roma nessuna tensione. Al corteo principale, quello promosso dall’Anpi, da piazza della Repubblica e piazza del Popolo, hanno partecipato 100mila persone secondo gli organizzatori. ‘Mai più fascismi, mai più razzismi’, si leggeva sullo striscione che ha aperto la sfilata. Presenti esponenti di sinistra, movimenti, sindacati ed anche tanti politici, a cominciare dal presidenti del Consiglio, Paolo Gentiloni. Abbraccio dietro il palco di Piazza del Popolo, dove è arrivata la manifestazione promossa dall’Anpi, tra il segretario del Pd Matteo Renzi e il premier Paolo Gentiloni. Polemiche per la presenza di una task force di Amnesty International per registrare eventuali violazioni dei diritti delle persone in caso di tafferugli e incidenti.

Al grido ‘No allo sfruttamento, no al razzismo e diritti per i lavoratori” è partito da piazza Esquilino il corteo organizzato dal sindacato Cobas contro il Jobs Act. Tra gli striscioni di testa ‘Arresti, denunce e leggi antisciopero non ci fermeranno. Nabil vive nel cuore di chi lotta’, in memoria di un lavoratore attivo nei Cobas morto sul lavoro e ‘S.I. Cobas Milano’. In piazza alcune centinaia di manifestanti con bandiere rosse del sindacato tra cui delegazioni da varie città italiane, come Napoli e Messina, e molti migranti. “

A Roma, a piazza San Giovanni, è andato in scena anche il sit.in dei No-Vax.

Tutto liscio a Palermo, dove c’era tensione per il comizio a piazza Crispi del leader di Forza Nuova, Roberto Fiore. Un corteo antifascista ha sfilato per il centro del capoluogo siciliano con bandiere e striscioni, cantando ‘Bella ciao’.

Questo è quanto per quel che concerne la cronaca ma non bisogna dimenticare quello che accadde nel  1972, quando il Msi sfiorò il 10% dei voti. Erano già 25 anni che il partito dei ‘reduci di Salò’ era in Parlamento e nessuno aveva veramente tentato di contrastarne l’esistenza. E questo malgrado la guerra civile fosse finita da poco. Esisteva un patto tra la Dc e il Pc sulla spartizione del potere in Italia, sul modello di quello stabilito a Yalta tra Usa e sovietici: ci si odiava, ma si manteneva un equilibrio bipolare, un duopolio che non permetteva slittamenti.

I fascisti, dunque, furono un pericolo solo quando diventarono una forza democraticamente imbarazzante, creando un’alternativa non tanto alla sinistra, ma al monocolore democristiano.

Ai comunisti aveva sempre fatto comodo un partito esplicitamente neo-fascista, perché legittimava l’esistenza di un grande partito anti-democratico come era il Pc, espressione italiana di un regime totalitario come quello sovietico, grazie alla ‘scusa’ dell’argine contro il pericolo di un ritorno del fascismo. Vale la pena di ricordare che la legge Scelba la fecero i democristiani, non i comunisti, che invece temevano una legge simile contro se stessi. Vale la pena di ricordare che la famosa XII disposizione della Costituzione si chiama ‘transitoria’ e che il limite della sua transitorietà è costituzionalmente determinato dal secondo paragrafo, che impone la sospensione dei diritti politici ai rappresentanti e membri del Pnf per cinque anni. Fu proprio alla scadenza di questo quinquennio che la Dc inventò una legge che perpetuasse quella transitorietà, vedendo che il consenso per il Fascismo era ancora troppo vivo.

Ma la violenza antifascista venne molto dopo, quando si affermarono, dopo il ’72, i gruppi paramilitari che sfuggivano al controllo del Pci e che fecero della guerriglia urbana e del pestaggio con le chiavi inglesi la loro pratica quotidiana.

Ma anche quei gruppi avrebbero avuto vita breve come in altre nazioni europee, anziché sfociare nella lotta armata, se non fosse stato per le connivenze e le protezioni di sponsor e fiancheggiatori istituzionali e ‘cattivi maestri’.

La loro violenza era celebrata, legittimata e promossa  da giornalisti, magistrati, teatranti, professori, sedicenti uomini di cultura, che dai comodi salotti e dai loro attici nei centri storici, costruivano la mistica dello sterminio dei portatori della Peste, del Fascismo sempre in agguato, della demonizzazione e disumanizzazione di chiunque indicassero come portatore del Male.

Quelli che sprangavano, bruciavano sedi,   case ed altro erano   meri strumenti di quel Gioco di società al Massacro che veniva gestito e pilotato da chi godeva di una viziosa sensazione di potere.

Oggi come allora, gli esecutori sono ragazzini viziati, figli di papà e mamma cresciuti nella certezza dell’impunità. Sanno che i loro gesti, per quanto criminali, gli otterranno il plauso dei genitori ed altro.  Nessuno li chiamerà teppisti, criminali, violenti e se uccideranno non saranno assassini. Sono disobbedienti, antagonisti, indignati, ragazzi e ragazze dei Centri sociali, i giovani, gli studenti. Resteranno, comunque vada  ‘antifascisti, quindi purificatori, agenti del bene contro il ‘Male’. Sono i nuovi  inquisitori che sono lodati, istigati, benedetti e assolti. Grazie a loro, i detentori del Potere inventarono la ‘teoria degli opposti estremismi’, per convincere gli elettori che è meglio restare fermi nella via mediana.

E le cose andranno peggio, ce lo dicono la storia e la memoria. Prima o poi qualcuno reagirà. Prima o poi qualcuno perderà la vita e si innescherà una catena. E se non dovesse accadere ci penserà qualcuno nell’ombra a causare l’esplosione o la tragedia. Prenderanno un caso di cronaca poco chiaro e grazie alla complicità delle grandi centrali dell’informazione,  che sono quelle che già oggi vezzeggiano e istigano i violenti,  creeranno un depistaggio ad arte per scatenare l’inferno.

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