Imprese italiane e pressione fiscale

La pressione fiscale sulle imprese italiane è più alta della media di Ue e Usa. E’ quanto emerge da una analisi del Centro studi di Unimpresa secondo cui in Italia si registra il livello più alto sia per le imposte sui consumi (Iva), con un’aliquota massima al 22%; sia per le imposte personali sul reddito (Irpef), con un’aliquota massima al 48,9%; sia per le imposte sul reddito delle società (Ires), con un’aliquota massima al 31,4%. Dati alla mano, in Italia la pressione fiscale è al 43,8% del pil, in Germania al 39,6%, in Gran Bretagna al 34,8% e negli Stati Uniti al 26,4%. ‘Le tasse extralarge sono il principale ostacolo alla crescita economica. Avanti con la cancellazione dell’Irap sul costo lavoro’, afferma il vicepresidente di Unimpresa Claudio Pucci. Inoltre secondo l’associazione più tasse e più soldi nelle casse statali che non si sono tradotti, per l’Italia, in un miglioramento dei conti pubblici. Così si continua a mettere in ginocchio l’ossatura su cui dovrebbe ripartire la crescita, sempre evocata ma mai praticata Negli ultimi 10 anni, i contribuenti del nostro Paese hanno visto crescere enormemente il peso delle tasse senza riscontrare un andamento virtuoso delle finanze pubbliche: la pressione fiscale era al 39,1% del prodotto interno lordo nel 2005 ed è progressivamente salita fino ad attestarsi al 43,5% nel 2015; e contemporaneamente sono aumenti gli incassi per lo Stato, passati dal 42,5% del pil al 47,6%; un incremento di balzelli ed entrate a cui non ha fatto seguito un contenimento del debito, schizzato al 132,7% del pil nel 2015 rispetto al 101,9% del 2005.

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