Il Secolo d’Italia ha deciso di interpellare i propri lettori in un sondaggio, chiedendogli se il fatto che l’eurodeputata di Avs fosse accompagnata da un assistente con precedenti penali, pagato con i fondi pubblici, sia una problema politico. Il 78,8% degli intervistati ha ritenuto che la situazione sia grave e che non si tratti soltanto di una scelta personale: dalla vicenda sono emersi interrogativi inquietanti su scelte, frequentazioni con personaggi legati all’estremismo antifascista e l’utilizzo di risorse pubbliche che richiedono trasparenza. Per questo motivo, la maggioranza degli intervistati ritiene che la questione non sia stata strumentalizzata, chiedendo chiarezza sull’accaduto.
L’assistente di Ilaria Salis ha precedenti penali e il suo è un caso politico: ecco il sondaggio del Secolo
Il 14,8% degli intervistati, invece, sostiene che sia necessario fare piena chiarezza su Ilaria Salis. Tutto questo perché, al di là delle polemiche, è fondamentale accertare i fatti e chiarire i ruoli e le responsabilità prima di trarre conclusioni definitive. Ma il punto è che Bonnin non è l’unico dell’entourage di Salis che può vantare dei trascorsi non proprio eccellenti. Ultimamente, dalla squadra di assistenti dell’eurodeputata, si è dimesso anche Mattia Tombolini, lo stesso che alla fiera di Roma “Più libri, più liberi” non voleva che partecipasse la casa editrice “Passaggio al bosco”. Insomma, sembra che tra i suoi collaboratori l’intolleranza contro chi la pensa diversamente regni sovrana.
Soltanto il 6,4% degli intervistati sostiene che la polemica su Bonnin e Salis sia stata costruita ad arte e che il caso sia stato amplificato per colpire politicamente, trasformando un episodio marginale in uno scontro mediatico. Eppure, se l’europarlamentare di Avs non si fosse lamentata sui social per la presenza della Polizia alla sua camera d’hotel, probabilmente la vicenda non avrebbe avuto tutta questa risonanza mediatica. Voleva denunciare un presunto sopruso e alla fine ha dovuto giustificare ben altro. Tra l’altro, nel post pubblicato su Instagram ha definito l’Italia come una «dittatura», non dando minimamente peso al significato di questa parola, che tra l’altro è ben lontana dal nostro Paese.
L’eurodeputata di Avs Ilaria Salis “restituisca le somme” percepite dal Parlamento Europeo “di tasca sua, se attribuite illecitamente, e già che c’è si dimetta e si faccia processare in Ungheria”. Lo dichiara Stefano Cavedagna, eurodeputato di Fratelli d’Italia-Ecr, in una nota, riprendendo lo scoop de Il Giornale, che parla di convivenza della europarlamentare comunista con il collaboratore Ivan Bonnin, che ha precedenti penali non solo per reati politici.
La vicenda Salis ricostruita da Il Giornale
Se fosse confermato quanto emerso dall’inchiesta de ‘il Giornale’ – aggiunge Cavedagna – che vedrebbe Ilaria Salis aver convissuto fino a fine marzo 2026 (sostanzialmente fino al controllo della Polizia) con il suo collaboratore nella stessa casa a Milano, saremmo di fronte non solo ad una colossale bugia da parte di Salis, che ha affermato in diretta televisiva di non avere legami con il collaboratore con precedenti, Ivan Bonnin, ma sarebbe confermato anche che una persona con precedenti e un legame di convivenza era assunta da lei con soldi pubblici“. Il fatto che la Salis abbia convissuto con Bonnin non significa, ovviamente, automaticamente, che avesse una relazione con l’uomo.
Le procedure di Bruxelles
Le procedure del Parlamento Europeo, prosegue l’eurodeputato di Fdi, “sono chiare e solitamente Bruxelles chiede al deputato indietro i soldi del contratto irregolare e valuta altre sanzioni disciplinari. Con una lettera alla presidente, chiediamo che venga fatta chiarezza e vengano chiesti indietro a Salis i soldi pubblici qualora spesi in maniera irregolare”.
Per Cavedagna, certe persone “credono di poter fare quel che vogliono con le istituzioni, come fossero loro proprietà. Dopo l’immunità concessale da Pd e Avs, che si presentano come ‘campo largo’ di governo ma coprono Salis, ora è davvero troppo. Non accettiamo lezioni di legalità e morali da parte di Pd e Avs che continuano a coprire un personaggio così nella loro coalizione”.
La risposta della Salis: “Non è il mio fidanzato”
Ilaria Salis si era affrettata a negare ogni coinvolgimento sentimentale con Bonnin per paura non solo di incappare in un’enorme questione di opportunità ma anche in una violazione del regolamento europeo, secondo cui “i deputati non possono chiedere l’assunzione o il ricorso ai servizi del proprio coniuge o partner stabile in un’unione di fatto”. “Ivan Bonnin non è il mio fidanzato, ma un mio caro amico e collaboratore parlamentare, che si è appoggiato nella mia stanza”, aveva detto l’esponente di Avs a Cartabianca.
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