Al Teatro dell’Opera di Roma approda per la prima volta Il trionfo del Tempo e del Disinganno di Georg Friedrich Händel, lavoro giovanile composto nel 1707 su libretto del cardinale Benedetto Pamphilj, e lo fa attraverso la lettura lucida e radicalmente contemporanea di Robert Carsen. Un debutto italiano che si impone non come operazione di recupero, ma come una attualizzazione coerente che dimostra quanto l’Opera possa “funzionare” benissimo anche in chiave contemporanea quando è affidata alla visione di fuoriclasse come Carsen.
Nata in un contesto romano in cui il teatro musicale era limitato dai divieti pontifici, il Trionfo si presenta come una disputa allegorica, priva di azione, una “libera meditazione su temi morali”, come ricorda Gianluca Capuano, che «fa uso delle forme del melodramma» pur muovendosi in uno spazio astratto e altamente simbolico. È proprio questa natura sospesa, a metà tra oratorio e teatro, a costituire la sua forza e la sua sfida.
Carsen ne coglie il nucleo profondo e lo traduce in una potente metafora contemporanea trasformandola in uno show: The World’s Next Top Model 2026, ambientato in uno studio televisivo dove Bellezza è esposta allo sguardo continuo del pubblico. Un’intuizione che il regista stesso collega direttamente alla nostra epoca: «Siamo ossessionati dalla giovinezza e dalla bellezza che incoraggia la vanità. La verità è nell’accettazione delle fragilità dell’esistenza».
L’allestimento di Carsen riesce ad essere visionario senza risultare arbitrario, l’attualizzazione non è un travestimento superficiale, ma una chiave di lettura coerente e rigorosa. Il parallelismo tra la vanitas barocca e la cultura dell’immagine contemporanea si sviluppa con naturalezza, mostrando come il sistema della corte trovi oggi un equivalente nei meccanismi dei media digitali. «È un ritratto della nostra epoca – osserva Carsen – sui pericoli di Instagram, sul tutto e subito, sul diventare famosi in un secondo».
Determinante è l’impianto visivo firmato da Gideon Davey e Peter van Praet, nella prima parte lo spettacolo è dominato da un’estetica dell’eccesso con luci abbaglianti, colori saturi, superfici riflettenti, schermi video che moltiplicano lo sguardo. È il regno del Piacere, un universo seduttivo e ipertrofico che si manifesta anche in ambientazioni esplicitamente sensoriali, come il night-club evocato dal regista. Le coreografie di Rebecca Howell e i video di RocaFilm amplificano questa dimensione, costruendo un flusso continuo di immagini e corpi in movimento in cui l’identità si dissolve nella propria rappresentazione.
Ma è nella seconda parte che lo spettacolo compie il suo gesto più significativo, lavorando per sottrazione. Progressivamente, l’eccesso visivo si ritira, le luci si raffreddano, i colori si spengono, lo spazio si svuota fino a diventare quasi astratto, «All’inizio siamo in uno studio televisivo… più tardi la situazione diventa più astratta», osserva Carsen.
Questo processo non è solo estetico, ma profondamente drammaturgico, la sottrazione scenica infatti accompagna il percorso interiore di Bellezza, la perdita dell’immagine diventa condizione necessaria per accedere alla verità. Lo specchio, inizialmente simbolo di vanità, si trasforma in «riflesso della verità». In un mondo dominato dalla sovraesposizione, il disinganno passa attraverso il venir meno dello sguardo esterno.
In questo senso, l’allestimento dimostra con forza quanto le attualizzazioni, quando sostenute da un pensiero solido, possano produrre risultati entusiasmanti, il linguaggio dell’opera si conferma non solo vivo, ma pienamente attuale e “utilizzabile”, capace di interrogare il presente con straordinaria efficacia. Non a caso, per lo stesso Carsen, questo lavoro è «un avvertimento per ogni epoca».
Sul podio, Gianluca Capuano costruisce un dialogo profondo con la scena, in quella che egli stesso definisce una sorta di «sposalizio sinestesico» tra occhio e orecchio, in cui «movimento, parola, suono si corrispondono come un tutt’uno». La sua direzione accompagna con sensibilità il percorso drammaturgico, trovando nei pianissimi e nelle sospensioni momenti di preziosa intensità.
Emblematico, in questo senso, il duetto tra Tempo e Disinganno eseguito in platea, con l’orchestra ridotta a un filo di suono, i due timbri che emergono con straordinaria nitidezza, fondendosi in un impasto sonoro di grande suggestione, capace di trasformare lo spazio teatrale in luogo di ascolto intimo, condiviso e infinitamente emozionante.
La recita di domenica 12 aprile si è distinta per un cast omogeneo e in splendida forma vocale, sostenuto da un pubblico particolarmente entusiasta, quasi “incontinente” negli applausi, arrivati persino nel corso di alcune arie.
Anna Bonitatibus (Piacere) si è imposta per precisione e controllo, offrendo una “Cogli la rosa” elegante e cesellata. Straordinario Raffaele Pe (Disinganno), in uno stato di grazia vocale che gli ha consentito di restituire con purezza e intensità la dimensione morale del personaggio. Johanna Wallroth, al suo debutto al Costanzi, è una Bellezza convincente per fascino scenico e sicurezza tecnica, capace di rendere ogni sfumatura espressiva e di affrontare con disinvoltura le complesse colorature. Completa il quartetto Ed Lyon, un Tempo autorevole e scenicamente incisivo.
Nel complesso, lo spettacolo si è imposto per il grande equilibrio tra pensiero e teatro, Carsen non si è limitato a rileggere Händel, ne ha svelato la modernità profonda, costruendo un percorso che, come suggerisce una delle immagini più potenti evocate dal regista, assomiglia a un iceberg: «l’esistenza umana è come la piccola parte che affiora… sotto c’è l’immensità».
IL TRIONFO DEL TEMPO E DEL DISINGANNO
Oratorio in due parti di Georg Friedrich Händel
Libretto di Benedetto Pamphilj
Direttore Gianluca Capuano
Regia Robert Carsen
Drammaturgia Ian Burton
Scene e Costumi Gideon Davey
Luci Peter van Praet, Robert Carsen
Coreografie Rebecca Howell
Video RocaFilm
INTERPRETI
Bellezza Johanna Wallroth
Piacere Anna Bonitatibus
Disinganno Raffaele Pe
Tempo Ed Lyon
Orchestra del Teatro dell’Opera di Roma
Allestimento in collaborazione con Salzburger Festspiele
Loredana Margheriti
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