Il Tiziano ritrovato è un giallo: la teoria di Vittorio Sgarbi

Il dipinto del “Gentiluomo con berretto nero”, recuperato dai carabinieri del nucleo tutela patrimonio culturale e attribuito a Tiziano, non sarebbe in realtà del celebre pittore veneziano. Ne è convinto Vittorio Sgarbi, e ne è convinto anche il professor Andrea Donati, considerato uno dei più autorevoli studiosi di Tiziano Vecellio.

Il ritrovamento del “Gentiluomo con berretto nero”

Il dipinto è stato riconsegnato allo Stato nel corso di una cerimonia ufficiale che si è tenuta a Palazzo Chiablese, a Torino,  lo scorso 19 maggio. È stato ritrovato dai carabinieri in un laboratorio dell’Astigiano, in cui era stato trasferito per l’esecuzione di alcuni esami diagnostici: del “Gentiluomo con berretto nero” si erano perse le tracce nel 2003, anno in cui, secondo gli investigatori, fu esportato illecitamente in Svizzera.

L’indagine che ha portato al ritrovamento del capolavoro di Tiziano dopo quasi vent’anni d’oblio è iniziata nel 2020, quando una coppia di collezionisti piemontesi ha comunicato all’Ufficio Esportazione di Torino il rientro del dipinto in Italia per eseguire alcune delle indagini di laboratorio cui vengono sottoposte le opere d’arte di grande valore.

Il capolavoro di Tiziano, però, era stato esportato senza i permessi necessari da parte della Soprintendenza, ed era quindi vincolato a rimanere in Italia: il trasferimento all’estero di beni culturali e oggetti di interesse storico e artistico può avvenire, secondo la legge italiana, soltanto in presenza attestato di libera circolazione o di una licenza di esportazione.  Dopo il sequestro del dipinto, scattato nel giugno del 2021, è quindi seguita la confisca, che nei giorni scorsi ha portato alla restituzione del quadro.

Perché il “Gentiluomo con berretto” potrebbe essere un falso

Il giorno della cerimonia di restituzione, Vittorio Sgarbi era intervenuto sul tema, bollando come “falsa” l’attribuzione del dipinto a Tiziano: “È un’opera sicuramente non di Tiziano e di modesto valore – ha detto lo storico e critico d’arte tramite il suo ufficio stampa – Ciò che conta non è la presunta storia, o giallo, di una esportazione mancata, ma il luogo di un ritrovamento che indica una ‘non esportazione’. D’altra parte la proposta anonima per ‘l’avvenuta importazione’ ha maggiore attendibilità dell’attribuzione interessata, presentando correttamente  il ‘Ritratto  di gentiluomo con berretto nero’ con la generica attribuzione a scuola veneta’”.

“La vera truffa è allo Stato che, con questo inconsistente recupero, stringe un pugno di mosche – ha concluso Sgarbi – Non si è recuperato un bel niente! Se quello è un Tiziano, io sono Napoleone!”.

Gentiluomo con Berretto, il parere dell’esperto di Tiziano

Anche lo storico Andrea Donati è convinto che il quadro sia stato erroneamente attribuito a Tiziano, che “mai può aver dipinto un’opera simile. Il ritratto virile sequestrato dalla magistratura come proveniente dal mercato antiquario e presentato come Tiziano a Torino a Palazzo Chiablese non ha nulla a che fare con Tiziano – ha detto in una nota – Non si capisce come si sia potuto fare il nome di Tiziano per un’opera così diversa dal suo stile”.

Per Donati lo stile del dipinto, più che all’ambito veneziano, rimanda a quello “italianizzante tedesco-fiammingo. La moda in nero, infatti, e l’impostazione stessa del ritratto rispecchiano modelli diffusi ovunque in Europa a seguito dell’imperatore Carlo V. Un ritratto celeberrimo dell’imperatore (replica certa di Tiziano) si trova nella collezione Farnese a Capodimonte. Lo scambio tra la ritrattistica veneziana e quella tedesco-fiamminga è piuttosto facile nel Cinquecento, quando tra Venezia e l’Impero asburgico i legami erano assai forti. Per attribuire un dipinto a Tiziano, tuttavia, ci vogliono argomenti solidi e qui non se ne vedono. Di Tiziano in questo ritratto io non ci vedo nemmeno l’ombra. E sarebbe vano pure attribuirlo a un allievo o seguace di Tiziano, che pure ne aveva tanti. Pertanto l’attribuzione a mio avviso è clamorosamente sbagliata”.

Il valore del quadro è stato stimato intono ai 7 milioni di euro, cifra che per Donati è “sicuramente al di sopra di ogni ragionevole parametro valido”, sottolinea lo studioso: “È formulata senza una cognizione reale del mercato. Ci si chiede perplessi perché fare il nome di Tiziano così a casaccio in un modo tanto plateale, quando Tiziano meriterebbe ben altra attenzione e ben altro palcoscenico. La storia dell’arte è una disciplina seria che richiede motivazione, dedizione ma soprattutto una vera preparazione professionale”.

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