IL terrorismo islamico dimora anche da noi

Per batterlo abbiamo un’arma efficace: i mussulmani europei.

La guerra contro lo Stato islamico va combattuta con due metodi diversi. Il primo è militare. Sarà necessario  riconquistare tutti i territori iracheni occupati dagli islamisti, senza più indugiare sulla possibilità che l’operazione possa giovare al regime siriano di Assad, perché  il tempo che si è perso discettando su questa eventualità, è il frutto della miopia in politica estera della presidenza Obama. I tempi ormai sono maturi, gli Stati uniti e l’Europa non possono immaginare di combattere per procura, delegando ai Curdi e agli Iracheni il compito di cacciare l’ Isis dalle loro terre. Occorre dimostrare al mondo mussulmano che il progetto del Califfato, non solo è un’esecrabile manifestazione di barbarie, ma è altresì  un disegno irrealizzabile e dannoso per tutti i paesi confinanti. Una guerra ad oltranza e senza respiro che convinca i giovani combattenti islamisti che il fanatismo non rende immortali e, quindi, non vale la pena bruciare la vita così. Il secondo metodo da adottare è quello di combattere, in Occidente, una battaglia contro quelle cellule islamiste composte da fanatici in cerca di una nuova fede e da veterani di altre battaglie islamiste (secondo il coordinamento della lotta al terrorismo sarebbero già più di tremila). Il loro obiettivo è quello di creare delle cellule ben addestrate che hanno il compito di coinvolgere le comunità mussulmane e costringere, così, i governi occidentali ad adottare misure sempre più aspre, sì da elevare il livello dello scontro. La loro strategia è riuscire ad avere una sorta di riconoscimento, come combattenti; il compito dei Paesi occidentali ed europei in particolare sarà di evitare reazioni che possano favorire la loro strategia. Per batterli abbiamo un’arma efficace: i mussulmani europei. Saperli adeguatamente coinvolgere significa fare di loro i nostri migliori alleati, Quindi occorre anche una battaglia culturale, non combatterla da subito sarebbe un errore fatale per l’Europa, perchè farebbe gridare alle comunità mussulmane europee ad nuova “crociata cristiana”. Quindi bisogna tendere alla costituzione di una nuova alleanza tra Paesi di tradizione cristiana e Paesi di tradizione mussulmana. Ne esistono tutte le condizioni, identiche a quelle della prima guerra del Golfo.

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