Il teatro dentro il teatro: Ariadne auf Naxos torna al Teatro dell’Opera di Roma dopo 35 anni

L’opera di Richard Strauss torna a Roma dopo oltre tre decenni nel nuovo allestimento di David Hermann

Il nuovo allestimento di David Hermann, diretto da Maxime Pascal, restituisce tutta la complessità dell’opera di Richard Strauss: virtuosismo vocale, teatro brillante e momenti di intensa poesia musicale.

Dopo trentacinque anni di assenza, Ariadne auf Naxos torna al Teatro dell’Opera di Roma con un nuovo allestimento firmato da David Hermann, in scena al Costanzi dal 1° al 10 marzo. Un ritorno significativo per uno dei titoli più originali del catalogo di Richard Strauss, su libretto di Hugo von Hofmannsthal, opera che riflette con ironia e profondità sul rapporto tra arte “alta” e intrattenimento, tra tragedia e commedia, tra ideale artistico e compromesso teatrale.

La recita di mercoledì 4 marzo è stata preceduta da un breve ma significativo momento di intervento delle maestranze del teatro. Alcuni rappresentanti dei lavoratori del Teatro dell’Opera di Roma sono saliti sul palcoscenico per leggere un comunicato relativo allo stato di agitazione che coinvolge le fondazioni lirico-sinfoniche italiane.
Al centro della protesta, il rinnovo del contratto nazionale di categoria e la denuncia di quello che viene definito l’immobilismo del Ministero della Cultura rispetto alle rivendicazioni del settore. Un intervento accolto con attenzione dal pubblico, che ha ricordato come dietro il funzionamento di una macchina artistica complessa come il teatro d’opera vi sia anche un delicato equilibrio di questioni strutturali e lavorative.

L’allestimento firmato da Hermann, realizzato in collaborazione con la Semperoper Dresden, dove lo spettacolo ha debuttato nel 2018, affronta con chiarezza il carattere metateatrale dell’opera.
Ariadne auf Naxos è infatti costruita come un raffinato gioco teatrale, dove nel Prologo assistiamo al dietro le quinte di uno spettacolo che, per capriccio del ricco mecenate che lo finanzia, costringe una compagnia d’opera seria e una troupe di commedia dell’arte a esibirsi contemporaneamente. Ne nasce un paradossale intreccio in cui tragedia e farsa convivono sulla stessa scena, generando uno degli esperimenti più audaci del teatro musicale del primo Novecento.

Hermann sottolinea questa duplicità con un impianto visivo che accosta il lato tragico del personaggio di Arianna – “lo Strauss della violenza e della disperazione”, come lo definisce lo stesso regista – a un immaginario che richiama le atmosfere rococò delle tele di Antoine Watteau. Le scene di Jo Schramm e i costumi di Michaela Barth costruiscono così un mondo visivo in cui la malinconia e la leggerezza convivono, amplificando il contrasto che attraversa tutta la partitura.

Sul podio, Maxime Pascal guida l’Orchestra del Teatro dell’Opera di Roma con grande attenzione alla natura cangiante della scrittura straussiana. Dal programma di sala emerge come Ariadne auf Naxos occupi un posto speciale nella sua carriera: fu infatti l’opera con cui debuttò nella direzione operistica. Non sorprende quindi che uno degli aspetti che il direttore sottolinea maggiormente sia la continua metamorfosi musicale e drammaturgica che attraversa la partitura. Pascal restituisce bene questa dimensione mobile, evidenziando la finezza quasi cameristica dell’orchestrazione senza perdere di vista l’ampiezza lirica dei momenti più intensamente drammatici.

Il cast si distingue complessivamente per un livello molto alto, non solo sul piano vocale ma anche su quello teatrale. Colpisce infatti la naturalezza attoriale di tutti gli interpreti, qualità particolarmente preziosa in un titolo che vive proprio sull’intreccio tra teatro e meta-teatro.

Tra le prove più brillanti spicca quella di Ziyi Dai nel ruolo di Zerbinetta, affrontato con una proiezione vocale sorprendente e una padronanza tecnica notevole. La celebre aria “Großmächtige Prinzessin”, uno dei vertici di virtuosismo del repertorio sopranile, viene affrontata con sicurezza ed eleganza, con una notevole nitidezza nella resa degli armonici lungo tutta l’estensione della voce. Le agilità scorrono con naturalezza e precisione, mentre sul piano scenico la cantante costruisce un personaggio vivace, ironico e perfettamente integrato nel meccanismo teatrale dell’opera.

Nel ruolo del titolo, Axelle Fanyo offre un’Ariadne dal timbro particolarmente scuro, capace di restituire con intensità la dimensione tragica della figura abbandonata sull’isola di Nasso. La linea vocale privilegia una tinta drammatica che mette in risalto il lato più malinconico e contemplativo del personaggio, creando un efficace contrasto con l’energia teatrale che anima il versante comico dell’opera.

Accanto a lei, Tuomas Katajala interpreta Bacchus con vocalità solida, affrontando una parte notoriamente impegnativa. La sua presenza scenica contribuisce a dare al finale quell’aura quasi visionaria che accompagna la trasformazione della tragedia in rivelazione amorosa. Molto convincente anche Angela Brower nel ruolo en travesti del Compositore, figura centrale nel Prologo, porta in scena con efficacia lo slancio giovanile e appassionato del personaggio. Resa scenica, energica e partecipe per lei che si unisce a una linea vocale ben proiettata.

Riuscitissimo anche il contributo delle tre ninfe Najade, Dryade ed Echo, interpretate rispettivamente da Jessica Ricci (dal progetto “Fabbrica” Young Artist Program del teatro), Michela Guarrera e Sofia Barbashova. Le tre voci risultano perfettamente calibrate tra loro, la precisione dell’intonazione, la fusione timbrica e l’equilibrio delle linee vocali rendono il loro celebre terzetto uno dei momenti musicalmente più raffinati della serata, cesellato con grande cura.

Divertenti e molto espressive anche le quattro maschere della commedia dell’arte (Arlecchino, Scaramuccio, Truffaldino e Brighella) interpretate rispettivamente da Äneas Humm, Matteo Ivan Rašić, Karl Huml e Manuel Günther, un quartetto scenicamente vivace, ben affiatato nei movimenti e nei tempi comici. Completano il quadro gli altri ruoli del Prologo, tra cui il Musiklehrer di Adrian Eröd e l’Haushofmeister di Charles Morillon che contribuiscono a definire con efficacia il mondo teatrale che fa da cornice all’intera vicenda.

Ariadne auf Naxos
Musica di Richard Strauss
Opera in un prologo e un atto
Libretto di Hugo von Hofmannsthal

Direttore Maxime Pascal
Regia David Hermann

Scene Jo Schramm – Costumi Michaela Barth – Luci Fabrice Kebour

PERSONAGGI e INTERPRETI
Der Haushofmeister Charles Morillon – Ein Musiklehrer Adrian Eröd – Der Komponist Angela Brower – Primadonna (Ariadne) Axelle Fanyo – Tenor (Bacchus) Tuomas Katajala – Zerbinetta Ziyi Dai – Harlekin Äneas Humm – Scaramuccio Matteo Ivan Rašić – Truffaldino Karl Huml – Brighella Manuel Günther – Najade Jessica Ricci* – Dryade Michela Guarrera – Echo Sofia Barbashova* – Ein – Perückenmacher Lukáš Zeman – Ein Tanzmeister Dan Karlström – Ein Lakai Dayu Xu* – Ein Offizier Giovanni Di Deo

*dal progetto “Fabbrica” – Young Artist Program del Teatro dell’Opera di Roma

Orchestra del Teatro dell’Opera di Roma
Nuovo allestimento in collaborazione con Semperoper Dresde
http://www.operaroma.it

Loredana Margheriti

Circa Loredana Margheriti

Ha un formazione umanistica che affonda le radici nella ricerca documentale. La passione per la musica, in particolare per il canto lirico, accompagna da sempre il suo percorso, ha intrapreso infatti in giovane età lo studio del canto. "Scrivere di arte e spettacolo è per me un modo per restituire emozioni, condividere visioni e dare voce a ciò che l’esperienza estetica accende dentro di noi." Mossa da passione quindi, ed accompagnata da infinita curiosità, collabora con diverse testate digitali, occupandosi soprattutto di recensioni musicali e operistiche, ma racconta spesso anche di eventi culturali, teatrali e d’arte. Attualmente lavora nel restauro di beni culturali monumentali, un’attività che le permette di rimanere in costante dialogo con la bellezza, anche nella sua forma materica.

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