Il sistema immunitario e le sue difese

Un team di ricercatori danesi ha scoperto che il sistema immunitario è più efficiente di quanto credessimo perché è capace di far scattare subito una potente strategia di difesa. Prima ancora di quella che da sempre viene considerata l’immediata risposta alle aggressioni esterne, che è la mossa numero uno non consiste nello schieramento degli interferoni, le proteine addestrate a combattere virus e batteri ma anche in altre sconosciute manovre tattiche che avvengono nelle cellule epiteliali delle mucose del naso, della bocca, dei polmoni e del tratto digestivo e intestinale. A differenza della risposta degli interferoni, le prime azioni del sistema immunitario passano inosservate. Perché non si ha la febbre, o il mal di gola o il dolore alle ossa o tutti quegli altri malesseri che indicano che il corpo ha riconosciuto un’infezione ed è impegnato a combatterla.  Questo è quel che accade quando l’intero sistema immunitario si mette al lavoro e gli interferoni sono in azione. Ma non sempre ciò avviene. Esiste una difesa silenziosa, spiega un gruppo internazionale di ricercatori su Nature Immunology che gioca in anticipo e ci permette di ammalarci poco nonostante siamo continuamente esposti a microrganismi ostili. Con una serie di esperimenti sui topi gli scienziati guidati da Soren Riis Paludan, professore di biomedicina all’Università di Aarhus in Danimarca hanno infatti contestato il primato degli interferoni, perché non sono loro i primi a correre in nostra difesa, ma altri soldati di un esercito in incognito pronti a combattere non appena le membrane mucose vengono distrutte. Prima di diffondere l’infezione, i virus o i batteri devono guadagnarsi l’ingresso nelle cellule epiteliali della mucosa. Ed è proprio lì sulla superficie di quelle cellule che scatta l’allarme ed un innato sistema di riconoscimento permette di individuare l’invasore e attivare immediatamente il rilascio di una sostanza per neutralizzarlo. Accade in continuazione nel nostro corpo, senza che ce ne accorgiamo. Non sappiamo ancora il significato preciso di questo meccanismo, dice Paludan in un comunicato stampa, ma scoprirlo potrebbe spiegare perché alcune persone si prendono l’influenza più spesso di altre. Potrebbe vale lo stesso per altre infezioni che hanno inizio nelle mambrane mucose come l’HIV e l’herpes. Il prossimo passo sarà fare una mappatura di tutte le molecole coinvolte in questo processo, con possibili ricadute sulla realizzazione di vaccini, antivirali e antibiotici più efficaci. Il cambiamento di stagione influenza l’attivazione dei geni del sistema immunitario. Per questo motivo durante l’inverno alcune patologie si aggravano.  La ricerca è stata condotta sui campioni di sangue e di tessuti prelevati da oltre 16 mila persone, provenienti da diverse parti del mondo. Analizzando il funzionamento di circa 22 mila geni, gli studiosi hanno scoperto che circa un quarto mostrava chiari segni di ‘variazione stagionale’, cioè la sua attivazione era più forte in inverno che in estate. In particolare, è emerso che durante i mesi invernali, tra dicembre e febbraio a nord dell’equatore e tra giugno e agosto nell’emisfero meridionale, erano più attivi i tratti di Dna coinvolti nel processo immunitario e nelle infiammazioni. In Islanda invece, dove fa quasi sempre freddo, i cambiamenti stagionali non sono apparsi rilevanti. I risultati dell’analisi, secondo gli esperti, potrebbero spiegare il motivo per cui le persone tendono a sviluppare determinate malattie soprattutto durante particolari periodi dell’anno. Per esempio, chiariscono perché alcune patologie autoimmuni, come l’artrite reumatoide e il diabete di tipo 1, si aggravano durante l’inverno. Nei mesi freddi, la maggiore operosità del sistema immunitario si traduce, infatti, in un peggioramento delle patologie autoimmuni, che sono caratterizzate dall’azione anomala delle difese immunitarie, che rivolgono i loro attacchi contro l’organismo anziché verso l’esterno.

Clementina Viscardi

 

 

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