Il salto della quaglia

Il crollo delle ideologie e la sfiducia verso i partiti incoraggia il trasformismo con una   mobilità intensa e le incursioni in campo avverso sono continue. Nella prima repubblica si chiamava ‘il salto della quaglia’ ma era un’altra storia. Abbandonare il partito con il quale si era stati eletti costituiva un marchio d’infamia che restava impresso sulla fronte. Il salto della quaglia serviva a risolvere un problema contingente  nelle maggioranze risicate dei comuni o delle regioni e costava salato a chi lo metteva a reddito. La Dc aveva in pancia uomini di destra, centro e sinistra, per cultura e motivazioni politiche e si poteva restare dentro senza dovere varcare il confine. Il mondo oggi è cambiato con  il crollo delle ideologie, la sfiducia verso i partiti con la forza irresistibile dei media incoraggia il populismo dilagante che incoraggia il trasformismo e nessuno si indigna più per il salto della quaglia. È in questo contesto che si compie nel Parlamento nazionale la più grande ‘transumanza’ della storia repubblicana.  Nessuno deve fare i conti su se stesso, nessuno deve rendere conto a nessuno. Non si va dove vuole il cuore, ma si va verso le stanze dei bottoni, forte il collante berlusconiano ormai scomparso. Chi si meraviglia della ressa attorno al Pd non coglie che il Pd rischia una mutazione genetica, che potrebbe non essere affatto gradita da coloro che lo hanno fatto nascere, votato e considerato un riferimento utile nel panorama politico italiano, e che corre il rischio di trasformarsi in un castello di carta.

Cocis

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