All’OFF/OFF Theatre, fino al 19 aprile, è in scena un’operazione tutt’altro che scontata: portare per la prima volta sui palcoscenici italiani Il Rosso e il Nero di Stendhal. A firmare adattamento, regia e parte dell’interpretazione è Duccio Camerini, che si confronta con un romanzo monumentale riuscendo a restituirne l’essenza in poco più di un’ora.
Il risultato è uno spettacolo che si regge su un’energia giovane e visibile, quasi tangibile. Accanto a Camerini, in scena nel ruolo del Marchese de La Môle, si muove una compagnia composta in gran parte da attori under 35: Francesca Alati è una Mathilde intensa e magnetica, Lorenzo Chiarusi dà vita al Marchese de Croisenois, mentre il cuore pulsante della vicenda, Julien Sorel, è affidato a Marcello La Bella. Completano il cast Marianna Menga, nei panni di Madame de Rênal, e Leonardo Zarra come abate Pirard.
Ciò che colpisce, fin dalle prime battute, è la generosità attoriale. Si percepisce chiaramente come questo progetto sia nato con mezzi probabilmente limitati e tempi di prova non dilatati, ma compensati da un investimento emotivo totale. Gli interpreti si sostengono a vicenda con ritmo e precisione: le battute scorrono fluide, le intonazioni sono curate e la presenza scenica, pur con qualche inevitabile imperfezione, è solida e convincente. Non è poco, soprattutto quando ci si misura con un classico tanto complesso.
La drammaturgia, firmata dallo stesso Camerini con la collaborazione di La Bella, riesce in un’impresa non banale: condensare un romanzo “ingombrante” per mole e stratificazione senza tradirne la struttura. Il meccanismo del flashback, che parte dagli spari iniziali per poi risalire alle cause, funziona e tiene insieme il racconto senza creare vuoti narrativi. Ne emerge una sintesi efficace, capace di restituire sia la dimensione sentimentale sia quella più politica e sociale della storia.
Interessante anche il lavoro sulle musiche, curate da Alchimusika: la scelta di sonorità non d’epoca – che spaziano dal rock a suggestioni quasi da club – accompagna e sottolinea i passaggi emotivi senza risultare forzata o didascalica. È una modernizzazione intelligente, che dialoga con il testo invece di sovrastarlo.
Sul piano visivo, i costumi di Caterina Lusena puntano su una semplicità funzionale, arricchita da dettagli contemporanei – una giacca dal tono acceso, quasi un rimando pop, o accessori volutamente anacronistici – che contribuiscono a rendere i personaggi più vicini senza cadere nella caricatura. Anche lo spazio scenico, essenziale, viene sfruttato con intelligenza: particolarmente efficace l’utilizzo del palchetto interno del teatro, trasformato in elemento drammaturgico, da cui alcuni personaggi si affacciano o entrano in scena sorprendendo lo spettatore alle spalle.
Il Rosso e il Nero presentato all’OFF/OFF è un lavoro che vive di passione autentica. Non cerca la perfezione formale, né potrebbe permettersela, ma compensa con un coinvolgimento sincero e con il coraggio di affrontare un testo impegnativo. Proprio questa tensione, tra ambizione e freschezza, tra rispetto del classico e desiderio di attualizzarlo, a rendere lo spettacolo interessante.
Un segnale incoraggiante, soprattutto pensando alla giovane età di gran parte della compagnia: perché affrontare Stendhal oggi, con questi mezzi e questa energia, significa credere ancora in un teatro che non ha paura dei grandi testi, ma li attraversa per farli risuonare nel presente.
Barbara Lalle
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