Nel suo intervento al Meeting di Rimini, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha lanciato un annuncio con pochi dettagli: “Una delle priorità su cui vogliamo lavorare insieme a Salvini è un grande Piano casa con affitti a prezzi calmierati per le giovani coppie, perché senza una casa è molto più difficile costruire una famiglia”, ha detto, presentando l’iniziativa come un
Stanziati 660 milioni per combattere il disagio abitativo. Mappatura degli immobili, nuove regole edilizie e modelli innovativi di housing sociale: il MIT lancia il Piano Casa Italia.
Con il quinto incontro del Tavolo Casa, tenuto il 17 giugno 2025 presso il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (MIT) e presieduto dal vicepresidente del Consiglio Matteo Salvini, il Governo ha presentato il nuovo Piano Casa Italia, un programma strategico per rilanciare le politiche abitative e affrontare concretamente il disagio abitativo sul territorio nazionale.
Un fondo da 660 milioni per la fase di avvio
Il Piano si fonda su un investimento iniziale di 660 milioni di euro, così ripartiti:
560 milioni destinati al Piano Casa Italia per il periodo 2028-2030;
100 milioni riservati a progetti pilota da avviare tra il 2027 e il 2028.
Le risorse serviranno a finanziare interventi flessibili e integrati, con particolare attenzione a:
riorganizzazione del sistema di edilizia sociale e delle Aziende Casa;
modelli di co-housing, housing intergenerazionale e senior housing;
recupero e riqualificazione del patrimonio edilizio esistente;
pianificazione locale personalizzata su base territoriale e sociale.
La nuova banca dati nazionale del fabbisogno abitativo
Tra le novità più rilevanti, l’istituzione di una Banca dati dell’Abitare, che consentirà di:
mappare il patrimonio immobiliare esistente e disponibile;
individuare le aree di disagio abitativo, classificate in base a motivo e gravità;
definire obiettivi e azioni specifiche a livello locale.
Questo approccio, ispirato alla logica bottom-up (cioè dal basso verso l’alto), valorizza le esperienze regionali e comunali già avviate e mira a coinvolgere attivamente cittadini, imprese, associazioni ed enti locali.
Il Piano prevede anche la creazione di un nuovo modello di Aziende Casa con gestione più autonoma, flessibile e orientata all’efficienza. Saranno costituite con forma giuridica privata ma a proprietà pubblica o mista.
Sarà centrale il coinvolgimento del Terzo Settore e l’attivazione di strumenti finanziari innovativi, come:
fondi immobiliari rotativi;
sistemi integrati di fondi (FIA e FNAS di Cassa Depositi e Prestiti);
strumenti di garanzia per prestiti a lungo termine.
L’obiettivo è favorire la “bancabilità” dei progetti e attrarre capitali privati, in logica di partenariato pubblico-privato.
Verso la riforma del Testo Unico dell’Edilizia
In parallelo al Piano Casa, il MIT ha illustrato anche le linee guida per una profonda revisione del Testo Unico dell’Edilizia (DPR 380/2001). La riforma, attualmente in fase di elaborazione sotto forma di legge delega, mira a:
semplificare i procedimenti autorizzativi;
chiarire la classificazione degli interventi edilizi;
digitalizzare le pratiche amministrative;
armonizzare le normative tra Stato, Regioni e Comuni;
facilitare gli interventi di rigenerazione urbana, con incentivi e procedure snelle.
Come sarà la prossima «pace edilizia»
Nelle intenzioni del ministro Salvini c’è anche una preannunciata «pace edilizia», con modalità ancora da definire (lo schema di legge delega di riforma del TUE ancora non è stato presentato): non è chiaro se si tratterà di un nuovo condono o, come è più probabile, di una sanatoria dei “piccoli abusi”, quelli relativi alle difformità parziali dal titolo abilitativo. Si va, quindi, verso un’estensione delle tolleranze previste dal Decreto Salva Casa già in vigore.
Il commento del ministro
«Il nostro obiettivo – ha dichiarato Matteo Salvini – è quello di modernizzare l’intero comparto edilizio, offrendo soluzioni reali e rapide alle famiglie italiane. Il confronto con le categorie e gli enti è la strada da seguire per riforme efficaci e durature».
Partecipanti al Tavolo Casa
All’incontro hanno preso parte oltre 30 realtà tra enti pubblici, associazioni di categoria, ordini professionali e istituti di credito. Tra questi: Agenzia del Demanio, ANCI, INPS, INAIL, Cassa Depositi e Prestiti, ANCE, Confedilizia, Confcooperative, Ordine degli Architetti e Ingegneri, e molte altre, tra cui le associazioni rappresentative dei proprietari di case e degli inquilini.
All’inizio del mandato di questo governo, Salvini proclamò che questo Paese aveva finalmente un piano per la casa. Finora abbiamo visto solo un gigantesco piano di condoni: non un euro di finanziamenti, nessuna visione, non si è parlato di housing sociale, né di alloggi residenziali pubblici, né di riqualificazione degli spazi. Un piano vuoto.
Oggi, con diverse elezioni regionali alle porte, la situazione cambia: di colpo la stessa presidente del Consiglio, insieme al ministro competente, si sente in dovere di annunciare che stanno preparando un altro piano per la casa. Salvini da anni dice che nel suo ministero c’è un tavolo permanente convocato sul tema, che avrebbe dovuto risolvere praticamente tutti i problemi abitativi del Paese: e solo ora, dopo tre anni di governo, se ne escono per la prima volta con un piano, ancora molto fumoso. Addirittura solo per le giovani coppie. “Il Piano per la casa di Meloni è una presa in giro, solo propaganda per le Regionali”
Uno spot elettorale, come lo era la Zes unica al Sud, come lo sono state tante sue uscite in questi anni. Uno spot che serve a Meloni per cercare di recuperare terreno nelle Regioni in cui, evidentemente, si sente in difficoltà.
Uno dei primi atti di questo governo è stato definanziare il Fondo affitti per la morosità incolpevole. Perché dovremmo pensare che invece su questo Piano casa metteranno dei soldi? Che di colpo abbiano avuto un’idea per le politiche abitative? È una presa in giro.
Le giovani coppie sono solo una fetta delle persone colpite dall’emergenza abitativa. E nemmeno la più ampia. Basta pensare ai quasi sei milioni di persone che vivono in povertà assoluta: spesso sono famiglie molto numerose che abitano in appartamenti molto piccoli; oppure persone single, disoccupate o con un lavoro pagato pochissimo. Numericamente, le giovani coppie in difficoltà sono una parte marginale del problema. Dicono di voler puntare su di loro per sostenere la natalità, ma il sistema non può occuparsi di una sola categoria.
Il nostro Paese investe nell’edilizia pubblica lo 0,5% del Pil. Per fare un paragone, investiamo in armi l’1,5% (che nei prossimi anni salirà fino al 3,5%). Il primo passo dovrebbe essere aumentare i fondi, e di parecchio. Una volta che gli investimenti salgono, magari all’1% o all’1,5% del Pil, allora si può anche decidere di aiutare di più certe categorie, che siano le coppie, gli studenti o altre ancora. Ma al momento servono semplicemente più soldi per dare un tetto sopra la testa a chi un tetto sopra la testa non riesce ad averlo. Ma bisogna guardare a cosa ha fatto il governo finora. Definanziato, tagliato, fatto proclami e varato misure incoerenti con questo obiettivo.
Salvini è lo stesso ministro che per risolvere il problema della mancanza di alloggi studenteschi ha reso abitabili anche i garage da nove metri quadrati. Con l’unico risultato di alzare ancora di più i prezzi del mercato immobiliare, perché se ora un garage lo puoi affittare come monolocale a 400 euro al mese, l’appartamento che sta un paio di piani sopra lo potrai mettere come minimo a 700 euro. Quindi, se inizieranno a occuparsi per davvero di case popolari, bene. Ma le speranze sono poche.
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