Il piano di Roberto Gualtieri per far ripartire l’Italia

Roberto Gualtieri, amico degli eurocrati, neo ministro dell’economia e delle finanze del governo Conte Bis,  molto amico di Mario Draghi e del duo Juncker-Moscovici  valuterà la nostra prossima manovra finanziaria e conosce alla perfezione le regole e le procedure europee in materia di finanza pubblica.

Investimenti, investimenti, investimenti. L’obiettivo, soprattutto, sarà convincere la Commissione Europea che gli investimenti pubblici e le misure a sostegno di quelli privati non devono essere considerati deficit, ma l’architrave su cui costruire una politica economica espansiva. E il grimaldello con cui farlo saranno le parole della neo presidente della commissione Urusla von der Leyen, che nel suo discorso d’insediamento ha annunciato un ambiziosissimo piano di sostegno agli investimenti green – un trilione di euro entro il prossimo decennio, ha promesso – per fare dell’Europa il primo continente a emissioni zero entro il 2050, la più grande sfida e opportunità dei nostri tempi.

La mossa di Gualtieri sarà quella di costruire il green new deal italiano, rimodulando Iva e detrazioni fiscali in nome della sostenibilità ambientale, costruendo quel piano da 50 miliardi di euro di investimenti pubblici verdi lanciato da Nicola Zingaretti,  ad esempio,  in ambito di protezione dal rischio sismico e idrogeologico, e implementando nuovi incentivi per stimolare l’investimento privato, soprattutto nella riqualificazione energetica degli edifici, per rilanciare quel comparto edilizio rimasto al palo dal 2008 e da troppo tempo zavorra alla crescita dell’economia italiana.

Tutta la flessibilità che ci sarà concessa andrà lì.  La neutralizzazione delle clausole di salvaguardia da 23 miliardi, che, si dice, sarà ottenuta attraverso una spending review da una decina di miliardi, dal taglio, totale o parziale, degli incentivi che ogni anno l’Italia concede – tra sgravi e sussidi diretti – alle fonti fossili, che da soli valgono 16 miliardi circa, dalla lotta all’evasione fiscale e dal mancato utilizzo dei soldi stanziati per reddito di cittadinanza e quota 100. E a proposito di quota 100, si pensa all’idea di anticipare la sua fine un anno prima per conquistarsi credibilità di fronte ai mercati, e recuperare ulteriori risorse.

Per il taglio delle tasse sul lavoro – costo stimato: due miliardi ogni punto percentuale – probabilmente si dovrà attendere la legge di bilancio del prossimo anno, così come per i tagli alle tasse ai ceti meno abbienti e per le pensioni di garanzia per i giovani, due misure che hanno fatto capolino nei 29 punti programmatici di Pd e Cinque Stelle.

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