Il Piano Casa è legge: 100mila alloggi per giovani e famiglie

L’ultimo tassello, appena approvato, è il Piano Casa. A cui si aggiungono il taglio strutturale del cuneo fiscale, il salario giusto, la legge sulla partecipazione dei lavoratori e il contrasto articolato alla mafia immigrazionista. Quando ultimamente ci chiedono dov’è finita o chi interpreta oggi la «destra sociale», la risposta che da queste colonne forniamo è la seguente: forse qualche “sbadato” non se n’è accorto ma è al governo della Nazione dall’ottobre 2022.

Lo dicono i fatti e un dato empirico: il conflitto sociale – nonostante i tentativi di «rivolta» di una Cgil sempre più politicizzata – praticamente assente. Il motivo è chiarissimo: in una fase tormentata dell’economia e della geopolitica mondiale, il governo Meloni è riuscito a mantenere la coesione, a far crescere l’occupazione, ad investire sulla produzione rilanciando il diritto all’accesso alla casa e quello alla difesa dei confini esterni su scala – udite, udite – europea. Un risultato organico ottenuto, oltretutto, tenendo i conti dello Stato in ordine.

Il Piano Casa è legge: il Senato ha dato il via libera definitivo al provvedimento, con cinque giorni di anticipo rispetto ai termini per la scadenza della conversione. È però nei tempi complessivi che si misura l’investimento politico del governo sul provvedimento: la premier l’ho annunciato nel corso dello scorso meeting di Rimini di fine agosto 2025. In appena dieci mesi quell’annuncio è diventato legge, sebbene si tratti di un Piano d’investimento poderoso.

Il Piano Casa: 10 miliardi e 100mila alloggi
Con una copertura di 10 miliardi, prevede di rendere disponibili oltre 100mila alloggi in dieci anni e guarda in particolare ai giovani e a quei cittadini che si trovano nella «zona grigia», come l’ha definita Giorgia Meloni, in cui si è troppo “benestanti” per accedere a un alloggio popolare, ma non abbastanza per fronteggiare i prezzi di mercato.

È stata la stessa presidente del Consiglio, indirettamente, a restituire il senso delle tappe serrate con cui si è arrivati a questo risultato: «Il Senato approva in via definitiva il Piano Casa: dalle parole ai fatti», ha scritto sui social, condividendo un video che ripercorre i passaggi salienti che hanno portato all’approvazione, dalle parole pronunciate al Meeting all’intervento alla Camera di maggio, passando per il Consiglio dei ministri di aprile che ha approvato il decreto per affrontare «una delle priorità più sentite dai cittadini».

Salvini: «Mi rende orgoglioso. Adesso bisogna correre»
«Sono molto contento perché dopo anni di chiacchiere avere i soldi, il personale e la legge che permette di sistemare più di 60mila case pubbliche oggi vuote nell’arco di pochi mesi, non di qualche anno, e di restituirle a chi è in lista d’attesa da tanti anni in tutta Italia è qualcosa che mi rende orgoglioso», ha detto il ministro delle Infrastrutture, Matteo Salvini. «Adesso bisogna correre», ha aggiunto.

Il governo ha posto la fiducia sul provvedimento, che è passato con 106 voti favorevoli, 62 contrari e due astenuti. «Il Piano Casa del Governo Meloni è un boato che squarcia il silenzio assordante degli ultimi anni. Un decreto storico che, finalmente, interviene in maniera organica su un argomento cardine della struttura sociale della nostra Nazione e sul quale non è stato fatto letteralmente nulla per intere legislature», ha detto nel corso della discussione in Aula il senatore di FdI, Giorgio Salvitti. «Con questo testo, stiamo mettendo in campo la politica per la casa più avanzata che il nostro Paese abbia mai realizzato», sono state le parole del senatore azzurro Roberto Rosso, mentre la collega della Lega Tilde Minasi ha sottolineato che si tratta di «un importante intervento non solo dal punto di vista sociale, ma anche per dare lavoro e sostegno alle imprese, dunque un altro tassello per lo sviluppo economico del nostro Paese».

I tre pilastri del Piano Casa
Il Piano Casa si articola in tre pilastri. Il primo si basa su un programma straordinario di interventi per il recupero e la manutenzione di 60mila alloggi popolari, che attualmente non sono assegnabili per le condizioni in cui versano. Per accelerare il processo sono stati previsti un pacchetto di semplificazioni e la nomina di un commissario straordinario. In questo pilastro rientra anche il programma di riscatto di immobili Erp da parte degli assegnatari e la realizzazione di nuove case popolari per la locazione a lunga durata con facoltà di riscatto.

Il secondo pilastro è dedicato all’housing sociale, con risorse europee e nazionali destinate all’emergenza abitativa nei vari livelli di governo.

Il terzo pilastro riguarda l’attivazione di investimenti privati per la costruzione di alloggi da affittare o vendere ai cittadini a prezzi calmierati, utilizzando la leva delle semplificazioni burocratiche a fronte delle quali l’investitore dovrà garantire, su 100 alloggi realizzati, almeno 70 alloggi in edilizia convenzionata, da vendere o affittare a un prezzo scontato di almeno il 33% rispetto a quello di mercato.

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