Il Pd scosso dal caso Crocetta

“Le mie dimissioni? Per oppormi a quel coacervo di interessi che c’è dietro alla sanità era necessario un solido fronte comune che nei fatti non c’è stato”. Lucia Borsellino, ex assessore alla Sanità della giunta Crocetta, spiega in un’intervista a Repubblica le ragioni dietro alla sua scelta di lasciare il governo Crocetta. “Ho cominciato a maturare questa decisione da alcuni mesi”, spiega la figlia del magistrato, interpellata sull’intercettazione pubblicata da l’Espresso, ma smentita dalla Procura, nella quale il medico personale del governatore Tutino, poi arrestato, auspica una brutta fine per lei, analogamente a quella riservata a suo padre. “Fin dal primo giorno ho avuto ben chiaro che nei miei confronti c’era un clima di ostilità e di diffidenza” dice Borsellino, che a Rosario Crocetta contesta di averle taciuto quel che accadeva ‘alle sue spalle’ e di aver ‘minimizzato l’arresto di Tutino’. Intanto il governatore della Sicilia, rompendo il silenzio dei giorni scorsi, spiega quali saranno le sue prossime mosse. “Non posso dimettermi su una motivazione inesistente, su una telefonata e su una frase smentite dalla Procura e non sono disponibile a subire all’infinito il martirio, deciso a continuare a combattere il malaffare, ma fatte alcune cose importanti per la Sicilia, per questa terra che rischierebbe la fine della Grecia, possiamo valutare con Parlamento e maggioranza, dentro il centrosinistra, un percorso per una chiusura anticipata della legislatura”, sottolinea Crocetta in un colloquio con il ‘Corriere della Sera’. Secondo Crocetta si andrà al voto in tempi brevi: “Per poveri, province, acqua pubblica, bilancio e sblocca-Sicilia potrebbe bastare un mese”. Il caso Crocetta crea confusione nel Pd con una parte che punta alla sfiducia mentre Matteo Renzi non si esprime. Mandare via Crocetta può essere un obiettivo ma con la sfiducia si andrà al voto, come prevede lo statuto regionale siciliano, entro novanta giorni. Se si andrà al voto il rischio concreto è che la Sicilia passi al Movimento 5 Stelle, che ora nei sondaggi avrebbe il doppio delle preferenze del Pd. Diversamente, Renzi vorrebbe andare al voto nella prossima primavera. Intanto, ed a sorpresa, il governatore ieri è tornato al lavoro. La Sicilia è a un passo dal default e il risanamento dei conti della Regione, parte importante del programma Crocetta, è stata fallimentare e regna, intercettazione a parte, un clima pesantissimo intorno al governatore e si spera che la Sicilia vada al voto. A Palermo il sindaco Orlando, ed altri, si candidano a futuri governatori. Debora Serracchiani, insieme con l’altro vice segretario Lorenzo Guerini, con il sottosegretario Davide Faraone, si occuperà del dossier Sicilia ed entro pochi giorni dovranno essere effettuate tutte le valutazioni per capire quali sia la strategia da seguire. Serracchiani ha detto che il Pd non può permettersi una agonia politica, perciò entro questa settimana verrà presa una decisione. Da un altro versante, sempre riguardante l’intercettazione, verranno chiesti da Crocetta dieci milioni di euro di danni al settimanale L’Espresso. Il legale del governatore non usa metafore per definire la situazione in cui è stato coinvolto il suo assistito dopo il giallo legato all’intercettazione su Lucia Borsellino. Vincenzo Lo Re parla di un “Crocetta che da una settimana viene contrabbandato sui media come un silenzioso concorrente morale dell’ipotizzato tentativo di rimuovere Lucia Borsellino dall’assessorato alla Sanità”. Un’azione risarcitoria civile, per un milione di euro, sarà effettuata anche nei confronti di Pietrangelo Buttafuoco per l’articolo pubblicato nei giorni scorsi sul Fatto quotidiano. Rotto così il silenzio mediatico che durava da giorni, Crocetta si confronterà con l’assemblea regionale il 23 luglio quando riferirà sulla vicenda delle intercettazioni. 

Roberto Cristiano

 

 

 

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