Il pacco sospeso per i detenuti, sostituisce il caffè sospeso napoletano

Così come nelle aziende, per i dipendenti in trasferta esiste il sospeso di cassa per far fronte alle spese di missione, a Napoli esiste il caffè sospeso, al carcere di Turi, nel sud est barese esiste, invece, il pacco sorpresa sospeso. Ma questa volta, come fa sapere il Sappe, il sindacato autonomo di polizia penitenziaria, la sorpresa l’hanno avuta i detenuti che sono stati scoperti dagli agenti del corpo di polizia penitenziaria mentre erano a tirare su da una finestra, che si affaccia sulla strada esterna, su un filo fatto scendere da una stanza detentiva del carcere al quale alcuni complici dall’esterno avevano attaccato un particolare pacco. Pacco che è stato, immediatamente, sequestrato dopo che si era impigliato mentre veniva tirato su, imitando l’antica tradizione di una volta delle anziane nonne che così portavano in casa, ai piani superiori, la spesa depositata in un cestino. Per questa attività illegale gli occupanti della cella sono stati denunciati e cambiati di allocazione, mentre le indagini degli investigatori mirano, attraverso l’esame dei filmati delle telecamere di videosorveglianza della piccola cittadina, a identificare i complici esterni dei detenuti. In una nota, il sindacato ci tiene a “ringraziare i poliziotti di Turi i quali in servizio che, nonostante, siano diventati uno sparuto numero che”, secondo il Sappe, “diminuisce sempre di più a seguito dei pensionamenti, e delle riforme, nell’affollato e degradato carcere pugliese, riescono a garantire un puntuale servizio di sorveglianza”. Sempre secondo l’organizzazione sindacale, la casa circondariale turese che ospitò, anche Gramsci e Pertini, registra “un sovraffollamento di detenuti di oltre il 150%”, mettendo gli operatori della sicurezza carceraria nelle condizioni sfavorevoli di combattere “una battaglia impari contro detenuti sempre più prepotenti per far prevalere la legalità, il rispetto delle leggi, e per cercare di tutelare i detenuti più deboli che vengono spesso sopraffatti dai violenti”. Per l’organizzazione di rappresentanza degli operatori di sicurezza nelle carceri si tratta ormai di una “lotta, ormai, senza quartiere e lo sta a dimostrare proprio questo ulteriore sequestro avvenuto tra la notte di sabato e domenica scorsa, di materiale proibito tra cui dosi di droga come hashish e cocaina e cinque telefonini completi di tutto l’occorrente per il funzionamento. Ormai”, fa sapere il sindacato, “il sequestro in quantità industriali di tale materiale proibito non fa più notizia da quando i droni sorvolano ininterrottamente ed indisturbati i cieli sopra le carceri pugliesi e nazionali, ma le modalità di questo sequestro che risulta essere alquanto singolare, mette in evidenza la strafottenza dei criminali che ormai si sentono i padroni assoluti”.

Circa Nicola Mangialardi

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