Il modello svedese ha fallito?

La Svezia conta i suoi decessi crescere giorno dopo giorno e risulta essere in proporzione il paese dell’ UE con il tasso di mortalità piu alto.

Hanno scelto un modello diverso in Svezia, senza particolari restrinzioni, ed affidandosi al senso di responsabilità dei singoli cittadini; la scelta almeno in termini di vite salvate non ha aiutato, portando la Svezia ad avere un tasso di mortalità del 6.2 (per intenderci in Italia al momento del picco era 5.5) trovando tantissimi contestatori ma anche sostenitori di questo metodo “spregiudicato” che ritiene “accettabili” le perdite di anziani, ai quali sarà negata la terapia intensiva, ed ai pazienti immuno depressi. Parliamo dello stesso paese che anno dopo anno assegna il Premio Nobel nelle sue categorie, membro dei maggiori organi internazionali, con un pil altissimo ed annoverato per la sua grande civiltà; questa stessa visione di civiltà che sta quasi con noncuranza a definire “accettabili” alcune perdite, è la deriva allora della civiltà, ed il sorpasso anche dello stato di diritto, probabilmente non subiranno un contraccolpo economico, ma la morale potrà davvero rimanere illesa? Tanto potere decisionale in Europa potrà ancora essere affermato? I grandi paesi, guidati dai loro leader saranno probabilmente ricordati per aver salvaguardato il bene primario della vita, intesa come diritto alla salute, la Svezia ha scelto di non mutare le leggi in alcun modo senza intervenire sulla libertà del proprio popolo, ma può un qualsiasi esecutivo a livello mondiale che si dica democratico prendere una così pragmatica decisione, senza considerare il valore altissimo della vita? Il noto immunologo Giulio Tarro vede nel modello svedese una visione estremamente diversa dalla nostra, pragmatica e forse letteralmente più civile; cambiandone però i protagonisti verrebbe da citare De Crescenzo, che forse vedrebbe la Svezia fatta da uomini di lavoro, e noi come uomini d’amore, facce di una stessa medaglia che si indignano l’una per l’altra ma costrette a convivere e per il bene comune a collaborare.

Luigi Viscardi

 

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