Ci sono serate in cui Roma sembra concedersi una pausa. Il lunedì, tradizionalmente giorno di riposo per gran parte della programmazione concertistica, restituisce spesso alla città un insolito silenzio musicale. Eppure, dopo una giornata segnata dal caldo intenso dell’estate romana, varcare la soglia della Chiesa di San Paolo entro le Mura significa entrare in un’altra dimensione: quella in cui il tempo rallenta, l’aria si fa più fresca e la musica diventa un rifugio.
Mentre l’attenzione si concentra naturalmente sulle grandi istituzioni musicali romane, esiste una rete di proposte “satellitari” di altissimo livello che contribuisce in modo decisivo alla vitalità culturale della città. La stagione concertistica di San Paolo entro le Mura ne è un esempio felice: un’offerta capace di coniugare qualità artistica, valorizzazione di un luogo suggestivo e apertura a un pubblico internazionale che sceglie Roma anche per la sua proposta culturale.
L’Orchestra Barocca “Opera in Roma” ha proposto un programma interamente dedicato a Johann Sebastian Bach e Antonio Vivaldi, due autori che non hanno bisogno di presentazioni ma che, proprio per la loro notorietà, finiscono talvolta per essere meno frequentati dal vivo di quanto si immagini. Le stagioni concertistiche contemporanee privilegiano giustamente riscoperte, repertori meno consueti e programmi originali. Eppure, ascoltare pagine che tutti abbiamo nell’orecchio e nel cuore conserva un fascino speciale. È come ritrovare un porto sicuro: non per nostalgia, ma perché i grandi capolavori, quando sono affidati a interpreti di qualità, riescono sempre a rivelare qualcosa di nuovo.
L’apertura dedicata a Bach ha offerto anche l’occasione per apprezzare una delle peculiarità della sua scrittura. In alcuni dei brani eseguiti colpisce come la linea del basso assuma un ruolo melodico di straordinaria evidenza, ribaltando l’idea più comune che il tema principale appartenga sempre alle voci acute. È uno degli aspetti più affascinanti della musica bachiana: ogni voce vive di una propria autonomia e dialoga con le altre in un equilibrio perfetto, dando vita a un intreccio sonoro di sorprendente ricchezza. Per chi scrive è stato anche il primo ascolto dal vivo di questa celebre pagina organistica, un’esperienza che restituisce tutta la forza espressiva di uno strumento capace di riempire la navata con un suono pieno e avvolgente.
Dopo Bach, le Quattro Stagioni di Antonio Vivaldi hanno rappresentato il cuore della serata. Anche in questo caso il piacere dell’ascolto nasceva dalla possibilità di ritrovare un’opera che appartiene ormai all’immaginario collettivo. Sono melodie che tutti conosciamo, che abbiamo ascoltato innumerevoli volte nei contesti più diversi, ma che soltanto il concerto restituisce nella loro dimensione autentica: quella del dialogo vivo fra il violino solista e l’ensemble, della ricchezza timbrica degli archi e della continua alternanza di colori, immagini e suggestioni che hanno reso immortale il capolavoro del compositore veneziano.
L’esecuzione dell’Orchestra Barocca “Opera in Roma” si è distinta per precisione, equilibrio e partecipazione, offrendo una lettura convincente di un repertorio tanto celebre quanto insidioso. Musicisti di ottimo livello hanno affrontato il programma con sicurezza e naturalezza, senza indulgere nell’effetto, ma lasciando che fosse la forza stessa della musica a parlare.

Il pubblico, composto in prevalenza da turisti, ha seguito il concerto con attenzione e partecipazione. Del resto è anche questa una delle qualità di una città come Roma: offrire ai visitatori non soltanto la straordinaria ricchezza del suo patrimonio storico e artistico, ma anche la possibilità di vivere esperienze culturali di livello elevato in luoghi che sono essi stessi parte integrante della bellezza della città. Concerti come questo rappresentano un valore aggiunto per l’offerta culturale romana e dimostrano come, accanto ai grandi cartelloni istituzionali, esista un tessuto musicale diffuso che merita di essere conosciuto e sostenuto.
Perché, in fondo, non sempre la vera scoperta consiste nell’ascoltare qualcosa di raro. Talvolta consiste nel tornare ad ascoltare, con orecchie nuove, ciò che credevamo di conoscere da sempre.

Programma
Johann Sebastian Bach
Capolavoro per organo (brano scelto dal repertorio)
- Toccata, Adagio et Fuga in Do maggiore BWV 564
- Toccata e Fuga in Re minore BWV 565
- Preludio e Fuga in Re maggiore BWV 532
- Preludio e Fuga in Mi bemolle maggiore BWV 552
- Fantasia e Fuga in Sol minore BWV 542
- Preludio e Fuga in Si minore BWV 544
- Passacaglia et Thema fugatum BWV 582
Suite per orchestra n. 3 in Re maggiore BWV 1068
- Aria
- Gavotta I e II
- Giga
Antonio Vivaldi
Le Quattro Stagioni – Op. 8
Concerto n. 1 in Mi maggiore, RV 269 “La Primavera”
- Allegro
- Largo e pianissimo sempre
- Allegro pastorale
Concerto n. 2 in Sol minore, RV 315 “L’Estate”
- Allegro non molto
- Adagio e piano – Presto e forte
- Presto
Concerto n. 3 in Fa maggiore, RV 293 “L’Autunno”
- Allegro
- Adagio molto
- Allegro
Concerto n. 4 in Fa minore, RV 297 “L’Inverno”
- Allegro non molto
- Largo
- Allegro
Interpreti
Orchestra Barocca “Opera in Roma”
Violino solista: Francesco Malatesta / Soichi Ichigawa
Primo violino: Roberta Palmigiani / Fausta Sparasci
Secondo violino: Valentina Macioti / Francesco Malatesta
Viola: Orazio Vicari / Alessandra Monacelli
Violoncello: Enrico Peluso / Flavio Malatesta
Cembalo e organo: Stefano Vasselli
Sede del concerto: Chiesa di San Paolo entro le Mura, Roma.
Loredana Margheriti
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