Il governo e le profezie in equilibrio sul baratro

Tra le tante profezie che riguardano il destino del nostro Paese c’è anche quella che evoca spettri argentini.Chi pensa che nessuno sia così pazzo da desiderare cose del genere è fuori strada del tutto. L’ideologia di una classe governante si manifesta con atti e con parole. Chi crede che contino solo gli atti e le parole siano irrilevanti, si sbaglia.La politica è fatta soprattutto di parole, di slogan, che inevitabilmente finiscono per incidere sui comportamenti. Al fine di comprendere chi sono i nuovi governanti del Paese è opportuno prestare attenzione alle loro parole, ai loro slogan, che vanno presi altrettanto sul serio al pari degli atti formali.Parole ed atti formali delineano il loro identikit.Le componenti maggioritarie della classe governante sono estranee se non ostili a tutte le istituzioni che sorreggono la società libera che si è affermata nel mondo occidentale.E’ sotto attacco lo Stato di diritto che si fonda su un sistema di equilibrio fra l’esigenza collettiva della protezione sociale e l’esigenza di tutela delle libertà individuali. E da ciò deriva la limitazione del potere pubblico. Una seconda istituzione chiave, è la democrazia rappresentativa.La dominante ideologia si nutre di anti parlamentarismo, in nome di un’irrealizzabile democrazia diretta, che si sostanzia in una permanente manipolazione del popolo da parte di uno o più tribuni.Alla concezione individualista e pluralista che giustifica la democrazia rappresentativa si sostituisce una concezione anti individualista e anti pluralista che evoca cose inesistenti, per mettere a tacere gli avversari.C’è poi l’ostilità all’economia di mercato, che si sta manifestando in tanti modi: necessità di ingessare e sottoporre a controlli sempre più stringenti il mercato del lavoro, le imprese i sindacati.E chi protesta per la perdita di posti di lavoro viene messo alla gogna.C’è poi la tendenza ad abbandonare un’economia aperta, per sostituirla nel tempo con una sempre più protezionista. I messaggi alla nazione dei 5 Stelle sull’economia sono complementari a quelli della Lega. Tra le le righe si legge un comune denominatore: avversità di principio all’economia aperta e anti industrialismo. Da questa sindrome, l’avversione per le opere pubbliche, il disprezzo per la competenza.Tutto questo non può che spingere verso esiti sud americani.Naturalmente, qualora dovesse accadere, non dipenderà solo dalla componente governativa, ma da una serie di circostanze non più controllabili.L’augurio è che tra profezie che si auto avverano e quelle che si auto falsificano, le seconde prevalgano sulle prime e l’equilibrio non si spezzi, evitando, così, il baratro.

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