Il femminismo in bilico tra Denise Pardo e Elisabetta Casellati…

Ricordiamo che  l’8 marzo è la data in cui ricorre la festa della donna. Un giorno importante per riflettere e ricordare le battaglie che le donne hanno combattuto per far valere i loro diritti.

La visione maschilista e patriarcale che  è esistita per secoli, con la figura della donna madre di famiglia, chiusa in casa a crescere i figli. Moglie e madre perfetta accanto a mariti che nella maggior parte dei casi risultavano bigotti e violenti. Questa visione maschilista esisteva già nell’antica Roma. Basti ricordare il ‘gineceo’, una stanza delle tipiche ‘domus’ romane, dove la donna svolgeva i suoi ‘compiti femminili’. Era un luogo separato da quello frequentato dagli uomini, a cui solitamente era destinato l’atrium, in cui si svolgevano attività diverse e intellettualmente più elevate rispetto a quelle delle donne.

Fortunatamente molta strada è stata fatta e ad oggi tante battaglie sono state vinte. Il movimento femminista è quello che maggiormente si è battuto per i diritti sulle donne.

In Italia erano nati due gruppi politici femminili: il Centro italiano Femminile (CIF) e l’Unione donne italiane (UDI), precisamente durante la Resistenza. Si scagliavano contro tutte quelle leggi di protezione della donna varate nei primi anni Settanta, criticando la legge di tutela della lavoratrice madre approvata nel dicembre del 1971, in quanto si riconosceva l’idea che la cura della casa e della famiglia era un dovere sociale riservato solo alle donne. La fine degli anni Sessanta sarà per l’Italia un periodo di lotte molto intenso. Non solo le lotte femministe, ma anche le lotte studentesche e quelle operaie saranno all’ordine del giorno.

In tutto questo contesto, entreranno in scena le artiste femministe. Le relazioni tra arte, politica ed ‘Io’ erano importanti, come la differenza tra azione e performance.

Le femministe nostrane oggi sono diverse che pongono la tematica con  due pesi e due misure e, dimenticando di essere femministe, sparano a zero sulla neo-eletta presidente del Senato, prima donna a Palazzo Madama, Elisabetta Casellati, e trinciano una carrellata di giudizi negativi. A guidare la cordata anti-Casellati,  è il settimanale l‘Espresso che ospita la rubrica della scrittrice Denise Pardo che propone questo titolo: ‘Tra bunga bunga e Sex and the City’.  Un titolo che è un manifesto programmatico. La Casellati è anzitutto rea di essere la ‘vestale legale del berlusconismo più conservatore e anti procure’, e si chiede la Pardo  ‘come si possa far accomodare sulle poltrone della nostra politica una signora che usa anche il cognome del marito…’.

Si passa poi al ‘bunga bunga’, le olgettine,  la nipote di Mubarak ed altro.  Nonostante questo risultato davvero storico nessuna femminista si è alzata e ha applaudito. Elisabetta Casellati  non viene giudicata per il suo profilo personale e politico bensì come la fedelissima di Berlusconi, e dunque immeritevole di qualsiasi considerazione che non sia quella che normalmente i media e certi commentatori riservano a chi è un alleato o un fedele del Cavaliere.

 Assurgere alla seconda carica dello Stato conta quasi zero…

 

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