Il duello politico tra Giorgia Meloni ed Elly Schlein può trasformare la visione della politica italiana

Due leader donne, Giorgia e Elly. Che risultano vincenti. A dispetto di chi ha voluto impedire tra loro quel faccia a faccia che in tempi di astensionismo dilagante avrebbe potuto avere l’effetto di coinvolgere gli indifferenti. Le due si sono sentite al telefono dopo una vittoria che le ha coinvolte e in qualche modo rimesse sul terreno di un duello solo rimandato. Giorgia Meloni non nasconde di avere accolto con soddisfazione il ritorno del bipolarismo.  I due milioni di voti persi da Giuseppe Conte hanno rappresentato la sconfitta di un modo di porsi arrogante e paternalistico nei confronti della premier.

Sui profili Meta e su X del partito di Giorgia Meloni è stata infatti pubblicata la finta locandina di un supermercato denominato EuroFlop, in cui il simbolo del Movimento guidato da Giuseppe Conte è in vendita “dal 10 giugno in offerta speciale” con un prezzo sul cartellino di 9,99, un chiaro richiamo alla percentuale di voti ottenuta dal M5s.

Anche la pagina social di Atreju infierisce ironicamente sul risultato elettorale del Movimento 5 Stelle. A questo proposito ha postato un video nel quale “Giuseppe Conte, l’avvocato del popolo rimasto senza popolo”, assicura all’intervistatrice de La7 che il vento elettorale “sta cambiando”.

“Il vento di Meloni è finito nella misura in cui io giro l’Italia da nord a sud. Tutti i cittadini si lamentano delle giravolte di una Meloni irriconoscibile”, sentenzia Conte davanti alla giornalista de La7.

“Nel montaggio della pagina social di Atreju, le immagini del categorico Conte vengono seguite dal cartellone con i risultati definitive che certificano l’Euroflop grillino. E le frasi di Enrico Mentana che dice a caldo, commentando i risultati elettorali: “Il M5s al 9,99 sembra, non voglio essere minimamente irridente, quei prezzi che vengono dati nei grandi magazzini, per non farti credere che stai spendendo troppo”.

Giuseppe Conte riflette sul futuro e intanto il figlio di Gianroberto Casaleggio, fondatore del Movimento, torna all’attacco: “Risultato disastroso. Si è voluto trasformare – dice Davide Casaleggio a LaPresse – un movimento di milioni di persone in un partito unipersonale. Conte dovrebbe fare un passo indietro”. Ma anche il garante Beppe Grillo, sparito non a caso dai palchi della campagna elettorale, non lo fa stare tranquillo e l’unica soluzione per Conte – riporta Il Corriere della Sera – è dimostrare di non aver perso il controllo degli eletti. “Ma se fosse questa l’occasione buona per un cambio al vertice?”, si chiedono in tanti e non è un mistero che il fondatore M5S immagini, ormai da tempo, una leader donna. Per fronteggiare la corsa alle prossime Elezioni di Giorgia Meloni e Elly Schlein, Grillo spingerebbe per una donna M5s in grado di recuperare il gap anche in “immagine” del partito: i nomi che circolano però sono sempre quelli, ovvero Virginia Raggi e Chiara Appendino, il vero “spauracchio” politico di Conte in quanto stimata all’interno del Movimento e con ambizioni nazionali.

La genuinità di Giorgia Meloni (“io sono e resto Giorgia”) unita al pragmatismo sono state le basi di un successo che non appare in discussione. Una che prepara il G7 e assaggia le ciliegie al mercato. Che nel mezzo di un incontro istituzionale dice che i tacchi le danno fastidio. E si alza per andare in bagno durante una conferenza stampa molto attesa. E infine replica per le rime a un anziano signore delle tessere che la tratta con sufficienza e ricorre all’insulto. Beh, una si identifica. E quelli che ne tentano la “mostrificazione” escono battuti sul piano dell’immagine e dell’immaginario. Lei è una come tutte, femminista perché forte, senza bisogno di ideologia.

La Schlein è  una leader che ha portato,  in un Pd ripiegato su se stesso,  una ventata innovativa, prodotto di quel movimentismo che le ha fornito l’imprinting politico. E se Meloni non rinuncia alla Fiamma e appare più figlia dell’almirantismo che della destra finiana, Schlein anche su questo percorre lo stesso itinerario. Basta con i consigli di Prodi, con la nostalgia dell’Ulivo, coi vecchi saggi che impartiscono lezioni. Si torna all’antico e si recupera il sorriso di Enrico Berlinguer. E in tv si cita Tina Anselmi, democristiana ma partigiana. Schlein nel suo discorso per troppi mesi rimasto piatto e incolore ha cominciato a inserire quella capacità evocativa che è il sale della retorica di un leader.

Anche la sfida, tra le due, assume toni netti ma privi di aggressività, ma ricchi di derisione. Una: “Ci hanno visti arrivare ma non sono stati in grado di fermarci”. L’altra: “Stiamo arrivando”.

Meloni, come tutti i leader che hanno capacità di visione,  ha intuito che l’avversaria è quella. Paola Concia, ha sintetizzato il tutto: “E’ chiaro che se non fosse  stata Giorgia Meloni presidente del consiglio probabilmente non avrebbero scelto Schlein per guidare il Pd. La sua elezione è anche frutto dell’elezione di Meloni a premier”.

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