epa06694422 Italian former Prime Minister Enrico Letta participates during the conference: 'Que cambios necesita la UE para avivar el movimiento europeista?' (lit. What changes does the EU need to stoke the pro-European movement?) held at General Assembly of the Association of high-consumption companies (AECOC) in Barcelona, Catalonia, Spain, 26 April 2018. EPA/Enric Fontcuberta

Il Ddl Zan approda oggi nell’Aula del Senato. Rebus dei franchi tiratori

Oggi  il ddl zan approda nell’Aula del Senato. Con l’incognita del voto segreto Letta è determinato ad andare avanti senza compromessi, ma resta il rebus dei franchi tiratori che potrebbero nascondersi anche tra i dem.

“Sarà il Vietnam, la Lega farà ostruzionismo, ci saranno molti voti segreti. M5s sta vivendo la fase che sappiamo, ci sono dubbi nel Pd chi può garantire che ci sarà la compattezza che serve”,  dice Ivan Scalfarotto di Iv a La Stampa: “Noi stiamo cercando di trovare un accordo che permetta di approvare il provvedimento. Il rischio in questo momento è che il testo Zan non diventi mai legge”.

Veramente Letta dice che se Iv vota compatta il ddl Zan passa. “Letta sa che non è così. La destra chiederà il voto segreto ogni volta che potrà: pensiamo alla situazione di M5s, ai dubbi che ci sono anche nel Pd. Chi è in grado di garantire compattezza in questo momento? Lo stesso Zan ha detto: andiamo in aula, incrociando le dita. Ma incrociare le dita non è una strategia parlamentare”.

Avete il sospetto che Letta preferisca perdere da “puro” anziché rischiare una mediazione? “Certamente tenere questa posizione così rigida può portare un dividendo politico, si segna il territorio. Ma secondo me diventa un calcolo politico un po’ cinico. Viene fatto sulle vittime di atti di violenza e discriminazione”.

Da parte nostra c’è la volontà di trovare l’intesa per evitare l’ostruzionismo e la roulette russa dei voti segreti: siamo davvero a un passo dal trovare una sintesi indispensabile a portare a casa la legge”, affermail presidente dei senatori di Italia Viva Davide Faraone ad Agorà.

“Faccio appello a tutte le forze politiche: si metta da parte lo scontro che nulla ha a che fare con la legge Zan, non possiamo fare campagna elettorale sulla pelle delle persone. IV si preoccupa solo di mettere in sicurezza le persone dall’odio omotransfobico. Siamo partiti dalla Lega che non voleva la legge e arrivati alla possibilità di un’intesa , Pd e grillini sono rimasti su posizioni ideologiche . È incredibile che ci si rifiuti di mettersi seduti a cercare l’intesa. Il tema non è farsi perdonare la permanenza al governo con Lega e Fi , il Pd la smetta di pensare al suo posizionamento politico e si occupi solo di allargare i diritti delle persone”.

Giuseppe Povia, noto più semplicemente come Povia, è un cantautore, chitarrista e blogger italiano, vincitore del Festival di Sanremo 2006 con il brano ‘Vorrei avere il becco’, nel ddl Zan lui scorge «l’inizio di una nuova dittatura». Parole pronunciate in un video sul proprio canale You Tube. Nel mirino, soprattutto Fedez («ti devi vergognare a dare spazio a questa gente») e Zan «si deve vergognare a proporre una legge che imporrà i genitori di accompagnare i bambini nell’altro sesso perché si percepiscono opposti al loro sesso di nascita». Il cantante, insomma, non le manda a dire. Il testo ora all’esame del Senato è per lui un pericolo per i più piccoli. «Io posso parlare perché ho scritto I bambini fanno oh», dice prima di ricordare le parole di Gaber: «Non insegnate ai bambini la vostra morale malata e le vostre illusioni sociali».

Un monito totalmente disatteso dai tifosi dello Zan. A loro il cantante ricorda che ‘i bambini sono spugne, quello che tu gli dici lo prendono per buono’ Sono manipolabili. «I bambini – incalza il cantante – non hanno la capacità di capire che state facendo un torto a loro e alla loro crescita spontanea e naturale. Mi meraviglio che venga discusso un testo così assurdo». Povia che interviene sul ddl Zan non è una novità. Ne parlò, infatti, lo scorso maggio per sottolinearne l’inutilità. «Nel 2013 – ricordò nell’occasione – a Napoli fu picchiato un ragazzo gay. Sapete quanti anni di galera hanno dato agli aggressori applicando la legge più l’aggravante? Dieci! Abbiamo 200mila leggi in Italia, di che stiamo parlando?».

Se l’evoluzione del comunismo e della sinistra, spiega Povia, anni di lotta operaia e di personaggi come Gramsci, Togliatti, Hegel e Marx sono stati letteralmente gettati. Nessuno di loro infatti si sarebbe mai sognato di violare la mente dei bambini, secondo l’artista. “Per carità, potete seguire questa gente, ma non potete dirmi che quello che dicono è giusto“. ,

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Nel corso del suo monologo totalmente all’attacco, Povia è tornato anche su alcune delle sue canzoni dedicate ai bambini e alla loro innocenza, invitando tutti non solo ad acquistarle per aiutarlo ma anche per permettergli di farsi spazio in questo mare ideologico a senso unico. Perché certe sue canzoni, secondo Povia, dovrebbero essere imparate a memoria e finire nei libri di scuola.

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