Il bene che resta: Canepina saluta la maestra Nunzia e accoglie la sua silenziosa eredità di gentilezza.

A Canepina, piccolo paese ai piedi dei Monti Cimini nella provincia di Viterbo, dicembre sembra aver rallentato il passo, da lunedì 15 dicembre manca una presenza che per moltissimi era familiare, quotidiana, necessaria. Nunzia Spinoso se n’è andata a soli sessant’anni, portata via in pochi mesi da una malattia che non ha lasciato tempo, arrivata a pochi giorni dal Natale, quando tutto chiede più luce e più vicinanza.

Nunzia aveva scelto Canepina per amore, per amore del marito Bianco, scomparso alcuni anni fa, e per un sentimento che col tempo si era trasformato in appartenenza profonda. Qui aveva trovato una comunità, e qui quella comunità aveva trovato in lei una donna capace di donarsi senza riserve.

Oggi, 17 dicembre, nella Chiesa di San Michele Arcangelo, durante le esequie officiate dal parroco don Gianluca, il paese si è raccolto in un silenzio denso di affetto. Tra i banchi c’erano famiglie intere, amici, colleghi, parrocchiani, e soprattutto c’erano tantissimi bambini: alcuni piccoli, altri ormai cresciuti, ex alunni che hanno voluto esserci per salutare la loro maestra. Una presenza semplice e potentissima, che ha raccontato meglio di qualunque parola ciò che Nunzia ha rappresentato.

Alla fine della messa, in uno dei momenti più toccanti, alcuni bambini hanno voluto condividere un pensiero, un ricordo, poche frasi semplici per dire grazie alla loro maestra Nunzia. Voci emozionate, parole sincere e senza filtri, in quei messaggi c’era tutto l’amore, la riconoscenza, il segno profondo lasciato da un’insegnante che aveva saputo entrare nel cuore dei suoi alunni. Un saluto che ha commosso l’intera chiesa e che ha reso visibile, ancora una volta, il valore di una vita spesa per gli altri.

Maestra elementare amata e stimata, Nunzia era una donna intelligente, dinamica, indipendente e dolcissima che sapeva unire fermezza e tenerezza, rigore e ascolto. Sempre pronta ad aiutare chiunque ne avesse bisogno, era attiva nella vita sociale e parrocchiale del paese, presenza discreta, che amava la musica, il mare, i viaggi, la conoscenza come forma di apertura al mondo.

Madre di Luigi e Alessandro, ai quali ha trasmesso con naturalezza quei valori in cui credeva: l’attenzione per gli altri, la responsabilità, la capacità di restare umani anche nelle difficoltà. Il loro dolore, composto e dignitoso, si è intrecciato oggi a quello di un’intera comunità, a testimonianza di un legame che va oltre i confini della famiglia e diventa patrimonio condiviso.

Sono moltissime le persone che piangono Nunzia e che ne sentiranno la mancanza nei gesti più semplici, in una parola gentile non detta, in un consiglio che non arriverà, in un sorriso che manca all’improvviso, eppure, proprio oggi, in quella chiesa piena, era evidente quanto lei abbia saputo lasciare.

Vivere seminando bene è forse l’unico modo autentico di attraversare il tempo. Spargere attenzione, cura, bellezza, senza calcoli, significa costruire un’eredità invisibile ma duratura, Nunzia lo ha fatto ogni giorno, nella scuola, nella comunità, nella vita privata.

E così, anche ora che non c’è più, il bene che ha messo in circolo continua a parlare per lei nei bambini che l’hanno amata, negli adulti che la ricordano, in un paese che sa di aver perso una donna speciale. Alcune persone se ne vanno, ma restano nel modo in cui hanno saputo vivere e Nunzia è una di queste.

Loredana Margheriti

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