Il 40 per cento di Renzi e il ‘Partito della Nazione’

Matteo Renzi si intesta d quel 40 per cento raccolti dal ‘Sì’ al referendum confermativo della riforma costituzionale,  e questa è forse   la conferma che la personalizzazione della campagna elettorale  è stata una  una precisa strategia finalizzata a trasformare il voto sulla riforma in un plebiscito personale. Il calcolo di Renzi è, ovviamente, fallace.  In quella percentuale c’è un’aliquota non trascurabile di consensi ispirati dal merito della riforma, e poi perché un conto è votare un quesito referendario altro è votare per un partito. Nel ’46, per il re votarono 11 milioni: nel ’48, per il partito monarchico solo 700mila. Neppure uno dei circa 11 milioni di voti conquistati dalla monarchia al referendum istituzionale del 1946 premiò il partito monarchico alle elezioni politiche di due anni dopo. Nel giro di  due anni, la stragrande maggioranza di quei voti espressi in favore della permanenza del re al Quirinale andò ad arricchire  la Dc, partito apertamente schierato per la repubblica. Questo è quanto insegna, fino a questo momento, la storia. Da Renzi è giusto attendersi almeno la conoscenza delle tappe fondamentali che hanno scandito la vita della nostra comunità nazionale. In Italia, dopo l’esito referendario, i più accaniti sostenitori di Renzi hanno, da un lato, attribuito a Renzi tutti i voti conseguiti dal ‘Sì’, vale a dire 13 milioni 432 mila, dall’altro, hanno sostenuto in maniera davvero arbitraria che quello è il bottino dal quale il Partito Democratico potrà fare ripartire la sua politica. La prima considerazione è  che la campagna referendaria di Renzi è stata  condotta con intenti plebiscitari.   Se la richiesta  di voti a sostegno della sua leadership, delle sue riforme, della sua concezione della politica è andata molto oltre quella di un voto per il Partito Democratico, ed allora non sarà il Pd a ripartire da quei voti, ma il Partito di Renzi. Non sono mancati inviti a Renzi di uscire dal Pd, lasciandolo alle minoranze e lanciando un nuovo veicolo elettorale che soltanto lui può guidare. Che poi quel veicolo abbia comunque bisogno, soprattutto se svincolatosi dalle minoranze interne, dell’appoggio  di Alfano, di Verdini e di non pochi elettori di Forza Italia, è sfuggito ai sostenitori di Renzi e del renzismo, che si vogliono proiettare nel  ‘Partito della Nazione’.

Cocis

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