Non è un voto di sfiducia al governo, ma con un po’ più di attenzione si poteva evitare». Ignazio La Russa interviene per la prima volta dopo la bocciatura dell’emendamento sulle preferenze e, nelle interviste al Messaggero e al Corriere della Sera, invita a distinguere il piano parlamentare da quello politico, senza però nascondere che nella maggioranza si apre una fase di riflessione.
«Intanto mi lasci dire che il voto non è una sfiducia al governo», chiarisce La Russa. «Sarebbe diverso e più grave se fosse stata bocciata la legge. Qui siamo di fronte alla bocciatura di un singolo emendamento». Tuttavia aggiunge: «Non è un atto di sfiducia anche se, ripeto, può comportare conseguenze politiche. Su queste conseguenze, come ha detto la Meloni, occorre una seria riflessione politica».
Il presidente del Senato non nasconde il rammarico per un risultato maturato per un solo voto. «Con un po’ più di attenzione, la bocciatura per un solo voto non ci sarebbe stata», osserva, ricordando però come il centrodestra abbia dimostrato in questi anni compattezza e solidità, testimoniata dalla durata dell’esecutivo guidato da Giorgia Meloni.
Anche al Corriere della Sera ribadisce lo stesso concetto: «Ogni voto può provocare conseguenze politiche. Sarebbe gravissimo se venisse bocciata la legge, mentre la bocciatura di un emendamento, oltretutto a firma di due partiti, è un atto parlamentare».
La Russa respinge con decisione l’idea che la proposta sia nata sotto la spinta del generale Roberto Vannacci. «Questa è una battaglia di principio e di democrazia che Fratelli d’Italia conduce fin dalla sua nascita», ricorda, sottolineando di aver presentato personalmente emendamenti sulle preferenze già durante la discussione della precedente legge elettorale, circa cinque anni fa. Per questo motivo, sostiene, il tema «Vannacci non c’entra».
Il presidente del Senato ricorda poi che il bicameralismo consente di modificare il testo approvato dalla Camera. «Ho solo ricordato che è una prerogativa del sistema bicamerale la possibilità di modificare un testo approvato. Quindi, se al termine della riflessione si volesse riproporre in forma simile la proposta sulle preferenze, c’è la possibilità di farlo in Senato». E aggiunge: «Chi lo nega o si meraviglia delle mie parole non rispetta la Costituzione».
Sempre sul funzionamento dell’Aula di Palazzo Madama, La Russa osserva che il regolamento del Senato, limitando il ricorso al voto segreto, garantirebbe maggiore trasparenza: «Col voto palese si vedrebbe chi veramente vuole fare scegliere gli eletti ai cittadini e chi invece no».
Alla domanda se dopo quanto accaduto possa diventare più concreto lo scenario delle elezioni anticipate, La Russa liquida l’ipotesi con una risposta secca: «Non credo». Quanto alle opposizioni, osserva che la loro esultanza per la bocciatura dell’emendamento finisce, a suo giudizio, per certificare il rifiuto delle preferenze: «Non si sono accorte che hanno evidenziato il loro no al diritto dei cittadini di scegliere i parlamentari».
Infine rilancia la necessità di una legge elettorale capace di assicurare una chiara indicazione di governo: «Ritengo che l’Italia e gli italiani abbiano il diritto di avere una legge che renda impossibile il pareggio. È bene che siano gli elettori, anche per un solo voto in più, a decidere chi governa e chi sta all’opposizione».
Adesso l’attenzione si sposta sul Senato, dove il testo potrebbe essere modificato e dove la maggioranza dovrà decidere se riproporre l’emendamento sulle preferenze dopo la riflessione politica evocata sia da Giorgia Meloni sia dallo stesso presidente del Senato.
Bastano poche righe pubblicate sui social da Ignazio La Russa per riaccendere lo scontro tra maggioranza e opposizioni, dopo la spaccatura registrata alla Camera sul voto delle preferenze. Sui social, il presidente del Senato ha voluto ricordare, che il sistema bicamerale consente a Palazzo Madama di intervenire, anche puntualmente, su quanto approvato a Montecitorio, «con un voto favorevole che per il regolamento del Senato non consente sul punto il voto segreto e rende perciò palesi gli intendimenti dei singoli senatori». Un avviso a chi vuol intendere, soprattutto nella maggioranza, dove la caccia ai “traditori” è scattata un secondo dopo il voto che ha affossato l’emendamento sulle preferenze.
Parlando poi a Montecitorio dello stesso episodio, un emendamento che ha messo a nudo le divisioni interne alla maggioranza, La Russa ha aggiunto di credere che Giorgia Meloni «abbia la situazione assolutamente sotto controllo», distinguendo tra un possibile «infortunio dovuto ad assenze o ad altro», facilmente rimediabile al Senato, e ragioni più profonde, che invece giustificherebbero una «riflessione seria». Sul fenomeno dei franchi tiratori ha osservato che «in questi casi è scontato che possano esserci», ricordando che la premier aveva chiesto di rinunciare proprio al voto segreto affinché ognuno «ci mettesse la propria faccia», e ha chiarito che l’eventuale resa dei conti politica spetta comunque al Governo, non essendosi trattato «né di un voto di fiducia né il voto finale su una legge».
Le parole del presidente del Senato non sono passate inosservate tra le opposizioni. Il deputato di Avs Angelo Bonelli, intervenendo in Aula alla Camera, ha definito «inaccettabile l’intervento di La Russa» sulla legge elettorale, chiedendosi provocatoriamente se il presidente stia svolgendo il ruolo di «arbitro o il giocatore». Bonelli ha poi chiesto alla presidenza della Camera di richiamare formalmente La Russa, sottolineando che «non è il capogruppo e che deve mostrare rispetto per l’esito del voto di Montecitorio.
La replica del portavoce di La Russa a Bonelli
A stretto giro è arrivata la risposta di Emiliano Arrigo, portavoce del presidente del Senato, che ha respinto seccamente le accuse dell’esponente di Avs. Secondo Arrigo, Bonelli dovrebbe semplicemente rileggere con più attenzione le dichiarazioni contestate: «Credo che l’onorevole Bonelli sappia leggere. Lo invito a farlo bene così scoprirà che il presidente La Russa ha solo ricordato, in regime bicamerale, le prerogative del Senato». Il portavoce ha chiuso con una frecciata, ipotizzando che il deputato di Avs voglia in realtà «cancellare» quelle stesse prerogative istituzionali
ProgettoItaliaNews Piccoli dettagli, grandi notizie.