I senatori di Scelta Civica traghettano verso il Pd

In tempo reale, e just in time con la rottura del patto del Nazareno  si fa strada l’ipotesi della creazione di un gruppo di responsabili che vada a incrementare sia la maggioranza di governo, sia quella che sostiene le riforme. Un modo rapido, elegante e concreto per rendere ininfluente Forza Italia, e garantire la prosecuzione dell’esecutivo, sintetizzato nella mano tesa del premier  a Scelta civica: “Ho molto apprezzato il contributo leale arrivato dai senatori del gruppo di Scelta Civica sia sul cammino delle riforme istituzionali ed economiche, sia in occasione della elezione del capo dello Stato. Nel segno di una condivisione che può andare oltre queste importanti circostanze e individuare un approdo comune, ed un comune cammino per il cambiamento dell’Italia nel segno di quelle riforme che sono nel dna del Pd e di Scelta civica”. Tradotto in termini reali Scelta Civica potrebbe non esistere più al Senato, con il progressivo sfaldamento del partito voluto da Mario Monti ed arrivato all’epilogo. Oggi, infatti, i senatori di Sc passeranno al Pd. Matteo Renzi preme per blindare le riforme, e nell’ottica di sterilizzare le pressioni che potrebbero venire da correnti, piccoli partiti e fazioni, stringe per rafforzare il peso del Pd dove serve, ovvero al Senato. In quest’ottica lancia l’appello a Scelta Civica e, soprattutto, ai senatori del gruppo, a dirigersi verso un approdo comune. L’ appello, con molte probabilità, sarà accolto in blocco tutti i senatori di Scelta civica, fatta eccezione per il fondatore della lista civica, Mario Monti. Valutano questa possibilità di traghettamento verso il Pd anche il ministro Stefania Giannini, nonché il sottosegretario agli esteri Benedetto Della Vedova. Di diverso avviso Enrico Zanetti, sottosegretario all’economia, che accusa i transfughi di scelta demenziale, e sintetizza il tutto in una nota: “Trovo stupefacente il comunicato del premier Matteo Renzi, per l’ occasione nella veste di segretario del pd, in cui ringrazia i senatori di Scelta civica per aver votato le riforme e il presidente della Repubblica. Mi risulta che anche i nostri deputati non siano mai stati da meno. Ma la classe non e’ acqua. Domenica noi faremo il nostro congresso e se magari Renzi fa un salto riesce pure a spiegarci di quali approdi comuni parla e scusarsi con i nostri parlamentari. Trovarsi dentro ad un Pd guidato in questo modo deve essere difficile, ed anche entrarci su chiamata demenziale. Poi ognuno faccia quel che crede”. Quasi scontato il via libera dei senatori Pietro Ichino, che viene proprio dalle fila del Pd così come quello di Alessandro Maran, Gianluca Susta e pure Linda Lanzillotta. Qualche passaggio, se pure meno strategico, potrebbe verificarsi anche alla Camera dove, ad esempio, viene data in uscita Irene Tinagli. La mossa di Renzi punta anche a sminare da possibili sorprese il risultato del prossimo congresso di Scelta Civica che si terrà questa domenica. All’assise si prevede possano scontrarsi due diverse mozioni: quella di Benedetto Della Vedova, che dovrebbe essere rivolta a confermare il cammino intrapreso da Scelta Civica, e quella di Enrico Zanetti che preme invece per un rilancio di Scelta Civica in chiave più autonoma. Zanetti, sottosegretario all’Economia, è anche colui che ha segnalato per primo la ‘comparsa’ della norma del 3%, poi ribattezzata salva-Berlusconi, nel decreto fiscale. Ricordiamo che nei giorni scorsi era stata rilanciata la voce dell’imminente creazione di un gruppo parlamentare denominato ‘Orizzonte 2018’ a sostegno del governo, ed il vicesegretario dem Debora Serracchiani aveva dichiarato “Io non escludo che la consapevolezza che tanti parlamentari hanno acquisito il giorno dell’elezione del capo dello Stato li renda consapevoli della responsabilità che hanno da qui al 2018”, continuando, relativamente al percorso delle riforme: “I numeri di Forza Italia non saranno più necessari. Alla Camera il testo dell’Italicum passerà così come è uscito dal Senato, ed anche per quanto riguarda la riforma del Senato e del titolo V noi riteniamo di avere i numeri sufficienti”. Con la proposta di aderire al Pd da parte dei senatori di Scelta Civica si ha la chiusura di un cerchio. Il capogruppo alla Camera di Forza Italia Renato Brunetta  avverte: “Ha rotto Renzi, in tutti i sensi. Noi ci limitiamo a prendere atto della slealtà del premier. Alla luce di quanto successo, rivedremo tutte le nostre decisioni. Ora i nostri giudizi possono cambiare”. Sulle riforme sembra riaprirsi anche un fronte interno al Pd come testimoniano le parole del senatore dem Vannino Chiti che chiede una correzione delle riforme costituzionali e della legge elettorale “con o senza Forza Italia”, e ribadisce: “Non ho mai condiviso il regalo a Forza Italia di una esclusività di rapporti e di una sorta di diritto di veto”. Dal punto di vista numerico con l’ingesso di Scelta Civica nel Pd non cambia nulla, perché Scelta civica è già stabilmente in maggioranza. Ma un partito, per quanto piccolo, che si sgretola e si rifugia sotto il tetto del Nazareno è un ottimo spot per convincere i senatori delle varie opposizioni a dare una mano sulle riforme.

Cocis

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