I politici che aspettano le manifestazioni di piazza

Dopo le manifestazioni del 23 gennaio per difendere la legge sulle unioni civili, e quella del 30 gennaio (family day) contro la stepchild adoption, si è verificato il fenomeno della piazza che spiazza l’altra. Ma chi rimpiazza le piazze? La risposta è scontata. Il parlamento o ciò che ne rimane. Non è in questione il diritto dei cittadini di manifestare , di gridare slogan, ma il modo in cui la politica si pone dinanzi a tali eventi, la sorprendente inversione di ruoli fra popolo e Palazzo. Basta dare un fugace sguardo alle adesioni di politici illustri all’una e all’altra manifestazione. A questo punto viene spontaneo chiedersi:” Ma il Parlamentare che manifesta, essendo anche un legislatore, manifesta contro se stesso?” La risposta è una: è un gioco scorretto. A ciascuno il suo ruolo.Chi governa deve pensare a fare le leggi, non proteste di piazza per fini eminentemente elettorali. Almeno su quelle bisognerebbe lasciare campo libero ai cittadini. Ma, allo stato delle cose, sembra che anche quell’antico dominio sia rimasto senza padroni.Il disegno di legge sulle coppie gay aveva subito una brusca accelerazione alla vigilia della manifestazione del 23 gennaio scorso( piazza favorevole), mentre ha subito un rallentamento alla vigilia del ‘Family Day’. Ma per quale motivo? Il principio di maggioranza vale all’interno delle assemblee legislative, non nelle manifestazioni di piazza. Anche perché s’investirebbe la piazza di un potere interdittivo che non le compete con il rischio di ricattare il legislatore su temi di carattere generale e di interesse nazionale.L’unico strumento d’interdizione che hanno i cittadini nei confronti di chi governa è il referendum.Dovere dei governanti è espletare il proprio mandato nelle sedi istituzionali non nelle piazze, non nei talk show televisivi, dove ormai s’incontrano più parlamentari che in alcune sedute di Camera e Senato. Governare significa assumersi anche la responsabilità di votare provvedimenti impopolari, se lo reclama l’interesse generale. Quindi, da questa sorta di ignavia strisciante, da questa impotenza palese, deriva la potenza della piazza. Da una politica debole, in crisi di fiducia popolare, che insegue l’ultimo consenso. Ne è prova la frenata del Governo sull’abrogazione del reato di immigrazione clandestina:non se ne è fatto nulla perché la piazza, a tal proposito sembrava dissenziente.Eppure la Corte di Cassazione ha ribadito che il reato è inutile e dannoso. Nel frattempo il Parlamento è debole nei confronti del Governo, quest’ultimo lo è nei confronti delle piazze. Ai politici servirebbe più che un voto una vitamina a base di coraggio delle proprie azioni,

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