I pm ascolteranno il conduttore di Report per fare luce sui rapporti con Valter Lavitola e chiarire le zone d’ombra dell’attentato

Dopo l’interrogatorio di Valter Lavitola, anche Sigfrido Ranucci sarà ascoltato dalla Procura come “persona informata sui fatti”. Tutta la vicenda, per utilizzare le parole del gip, ha dei tratti “inverosimili” e per questo l’ascolto del giornalista potrebbe riempire le zone d’ombra. L’interesse per Ranucci, non solo come parte offesa, deriverebbe da una dichiarazione dell’imprenditore che avrebbe detto: “Non escludo che Ranucci sapesse del mio piano”. Lo avrebbe dichiarato l’avvocato Sergio Cola, ma la Procura smentisce che sia stata pronunciata.

Il caso dell’attentato a Sigfrido Ranucci ha dei tratti “inverosimili”, ha dichiarato il gip. Anche per fare luce sulle zone d’ombra dell’inchiesta, il giornalista sarà ascoltato come persona informata sui fatti.

La Procura lo ascolterà in seguito all’analisi dei dispositivi – cellulari, PC e pen drive – sequestrati all’imprenditore. Con questi elementi in mano, il giornalista potrebbe aiutare a rispondere alle diverse domande rimaste aperte dopo l’ammissione di Lavitola di essere il mandante dell’attentato ai danni del suo amico.

Il gip ha intanto scritto, come riporta il Corriere della Sera, che dall’esame dei messaggi scambiati tra Lavitola e Ranucci “si evince come gli sfoghi del giornalista in merito alle sue difficoltà lavorative cessino dopo l’esecuzione dell’azione delittuosa nei suoi confronti. E lo stesso Ranucci condivide con soddisfazione con l’amico sondaggi e commenti che dimostrano il momento di rilevante popolarità che sta vivendo”.

Ranucci sapeva dell’attentato?
La domanda alla quale si sta cercando di rispondere è se il giornalista Sigfrido Ranucci fosse a conoscenza del piano dell’amico. Dopo l’interrogatorio, l’avvocato di Lavitola, Sergio Cola, aveva risposto alla domanda se Ranucci fosse consapevole del piano con un “no comment”.
Per gli inquirenti Ranucci è ancora parte offesa.

No della Procura ai domiciliari per Lavitola. L’imprenditore sostiene di aver voluto proteggere Ranucci. Resta l’ipotesi dell’ingresso in politica.

Secondo un’altra voce, durante le cinque ore di interrogatorio Lavitola avrebbe ascoltato un’intercettazione e dopo questa avrebbe detto: “Non escludo che Ranucci sapesse del mio piano”. Lo riferisce sempre l’avvocato Cola. La Procura però smentisce che sia stata pronunciata questa frase.

Neanche dopo l’arresto ha parlato di questo suo rapporto, ma si conosce una telefonata tra i due avvenuta la notte del 5 luglio, subito dopo la perquisizione all’amico. Una chiamata durata circa due ore, di cui solo una parte è stata registrata perché avvenuta all’interno dell’automobile di Lavitola e quindi intercettata.

Valter Lavitola e la rivelazione sull’attentato a Sigfrido Ranucci: “Avevo chiesto di sparare, non una bomba”

Di stranezze la vicenda Lavitola-Ranucci ne nasconde ancora tante. Ce n’è una, però, che racchiude perfettamente la visione distorta e singolare del pluralismo e del ruolo dell’informazione che hanno alcuni dei protagonisti di questa storia: parliamo dello stupore – manifestato dal conduttore di Report – «per i 300 articoli» dedicati dalla stampa agli ultimi risvolti giudiziari dell’attentato. Una dinamica che proprio Sigfrido Ranucci ha definito character assassination nei suoi riguardi. Tradotto: sputtanamento.

In effetti si è scritto tanto, tantissimo dell’intimidazione subita dal conduttore e volto di Rai: e ci mancherebbe. È stato così fin dal primo minuto; e a ci ciò si è unita la solidarietà di tutto il mondo politico, culturale e civile. Fin qui, a quanto pare, andava benissimo l’esposizione mediatica: con tanto di piazze a sostegno del giornalista convocate dai partiti di opposizione e le standing ovation dell’Anm (in piena campagna elettorale per il “No” al referendum sulla giustizia). Erano i giorni in cui Elly Schlein tuonava dal palco dei socialisti europei contro «l’estrema destra al governo» che a suo avviso metteva in pericolo i campioni della libertà di stampa come Ranucci. E i 5 Stelle alimentavano l’enorme balla sul fantomatico coinvolgimento dei big del governo nel clima che aveva portato alla bomba sotto casa del conduttore.

Quand’è allora che il racconto su un fatto che ha scosso l’opinione pubblica è diventato – agli occhi del protagonista (e parte lesa della storia, ricordiamolo sempre) e dei suoi sostenitori – accanimento mediatico? Quando è emerso, prima con l’indagine poi con l’arresto, che il mandante dell’attentato non era da ricercare a Palazzo Chigi (sic) o in qualche centrale dell’internazionale nera ma fra i compagni di merenda, ops, di cena di Ranucci stesso. Ad ordinare quella che sarà definita «bomba d’amore», piazzata per «aiutarlo» ad avere una scorta più importante (tesi del reo confesso) o per tirargli la volata come papa straniero del centrosinistra (una delle tesi degli inquirenti), è stato il suo amico-oste-faccendiere Valter Lavitola.

È una notizia o no? È una notizia clamorosa, sulla quale occorre approfondire e scardinare tutte le zone d’ombra. Esattamente come farebbe Report, diciamo in tanti. O quando il risvolto di un fatto tocca i cosiddetti “controllori” occorre piuttosto abbassare il volume? Attendere, con zelo, i tre gradi di giudizio prima di scrivere una riga? Soprassedere sulle tesi dei pm? Tanto per capirci: va bene occuparsi di Giorgia Meloni, di sua sorella Arianna e del resto della famiglia per ben settanta puntate di Report in quattro anni. Non va bene altrettanto raccontare i dettagli dell’operazione Lavitola: incluso, al netto dell’inchiesta giudiziaria, il suo instancabile lavoro di promozione della figura di Ranucci come futuro leader del campo largo? O il ruolo che tale figura, pregiudicato in odor di massoneria, potrebbe avere avuto su una trasmissione così importante del servizio pubblico, dato che – come sostiene la Procura – sarebbe riuscito a manipolare un conduttore così ascoltato? Ed è normale che tutto questo avvenisse mentre metà delle puntate della trasmissione erano dedicate esclusivamente a prendere di mira l’esecutivo Meloni e il suo partito e lo stesso valeva quando Meloni e il suo partito guidavano l’opposizione?

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