La facciata di Palazzo Montecitorio. Roma, 29 gennaio 2015. ANSA/CLAUDIO PERI

I fantasmi dell’immaginario politico

Gianfranco Rotondi, dichiarato nostalgico della Democrazia Cristiana e fortemente legato a Silvio Berlusconi ricorda che grazie al Cav dal 1994 l’Italia ha un sistema bipolare, in cui l’alternanza tra centrodestra e centrosinistra ‘ha garantito il ricambio della classe dirigente e una competizione sana sui programmi’.

Rotondi parla di un  centrodestra diverso da quello di Salvini e Meloni, spostato ‘a centro’ e ‘nel centro’ come promuove Silvio Berlusconi.

Rotondi immagina e auspica che la Democrazia Cristiana possa avere un ruolo importante e centrale nelle negoziazioni politiche anche attraverso un rapporto con Silvio Berlusconi. Un discorso in proiezione e fortemente immaginario.

La  rinata Democrazia Cristiana è tornata nelle istituzioni siciliane e Totò Cuffaro ha comunicato il risultato delle liste della DC che, in alcuni Comuni dell’isola, hanno ottenuto dei posti in Consiglio comunale. Un risultato che ha il sapore di un tuffo nel passato, ma che al tempo stesso premia la sfida di ricostruire una nuova Democrazia Cristiana in Sicilia, lanciata un anno fa dallo stesso Cuffaro e ben accolta  da Gianfranco Rotondi, ex ministro, attualmente deputato di Forza Italia e democristiano di lungo corso. Renato Grassi, il segretario nazionale della DC, ha parlato di ‘una speranza ed un impegno a riportare la Democrazia Cristiana anche a livello nazionale al prestigioso ruolo rappresentativo e politico che le compete’.

Rotondi parla di un ‘contributo’ che la DC potrebbe rappresentare in un nuovo progetto politico centrista. ‘In Sicilia è difficile fare qualcosa al di fuori del centrodestra, come un tempo era difficile fare qualcosa fuori dalla Dc’, ha detto Rotondi.

‘Berlusconi patisce il riflesso condizionato di essere il fondatore del centrodestra, ma poi si rende conto che il sovranismo non è la continuità del suo centrodestra’, dice Rotondi, ‘e il centro può essere il luogo in cui si vincono le prossime elezioni politiche’-

In pratica è anche lo stesso discorso sul  ruolo fondamentale avuto negli ultimi tre decenni dal bipolarismo di coalizione che,  nel garantirci un sistema politico ben funzionante e un sano ricambio della classe dirigente,   va ripetendo  Romano Prodi mentre presenta la sua autobiografia fresca di stampa e seguita da interviste a giornali e televisioni. Il tutto  coincide con il semestre bianco.

Berlusconi e Prodi in realtà sono pronti a sfidarsi per la presidenza della Repubblica, dopo essersi sfidati per due volte per Palazzo Chigi.

Oggi si tracciano scenari sulla scelta del prossimo capo dello Stato e  si presume  che l’eventuale cambiamento della legge elettorale sarà possibile solo dopo l’elezione del nuovo presidente, e sarà verosimilmente parte dello stesso accordo politico.

La cosa che  balza agli occhi di un osservatore attento è che  non si tratta solo delle grandi manovre per il Quirinale ma di qualcosa di più strutturale e  profondo.  .

Da parte sua Giuseppe Conte tenta in tutti i modi di accasarsi nei dintorni del Pd, unica áncora di salvezza per il suo M5s ormai privato del senso originario di soggetto antipolitico-antistituzionale,  ridotto a ruotino di scorta. Conte  ha avanzato una sua idea: un centrosinistra unito ma senza Carlo Calenda e Renzi. I quali, da par loro, dicono no proprio a Conte.

Ma il movimento è soprattutto al centro, o meglio, nel centro del centrodestra. L’intervista a Repubblica di Renato Brunetta segna una novità di non poco conto perché squaderna la tendenziale incompatibilità tra Forza Italia-Partito popolare europeo e i sovranisti di destra ponendo come discrimine la questione centrale del nostro tempo – l’Europa – e per questa via trovando in Mario Draghi l’imprescindibile punto di riferimento, con la prefigurazione di una nuova coalizione a sostegno del premier che ricomponga le attuali forze intorno ai tre poli europei socialista, liberale, popolare.

Si muovono anche  Giorgia Meloni e Matteo Salvini e torna sulla scena  Silvio Berlusconi già a caccia di quelle decine di voti che gli mancano per diventare, seguendo il suo filo immaginario, presidente della Repubblica.

Letta, magari aspetta che nel centrodestra si scannino e che la spinta minima dei pentastellati si esaurisca per dare il via ad un Nuovo Ulivo, vera strategia vincente per le prossime elezioni.  Ovvero, tutti a  cercare, e costruire, anche nell’immaginario,  il veicolo politico che  incontri elettori e astensionisti.

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