Per mesi ha sostenuto di aver assistito impotente al suicidio della moglie, raccontando agli investigatori di averla vista accoltellarsi ripetutamente davanti ai suoi occhi. Ma dopo quattro mesi di indagini la versione dell’uomo è stata smontata dagli investigatori. Kyle Long, 35 anni, è stato arrestato con l’accusa di aver ucciso la moglie Rachel Long nella loro casa di London, nello stato dell’Ohio. Come riporta il New York Post, la donna, 32 anni, madre delle loro due figlie, è stata trovata morta il 23 ottobre 2025 con numerose ferite da arma da taglio.
La versione del marito
Secondo la ricostruzione fornita da Kyle Long agli agenti, la moglie era appena rientrata dal lavoro e si era diretta nel bagno della camera da letto mentre lui si trovava alla scrivania. Poco dopo, ha raccontato, avrebbe assistito alla scena: l’avrebbe vista «accoltellarsi ripetutamente al collo e al volto». Quando i soccorritori sono arrivati, Rachel Long era riversa sul pavimento del bagno accanto al water, in una pozza di sangue, con diverse ferite su collo, viso, braccia e mani.
La donna è stata dichiarata morta sul posto. Durante i primi interrogatori, il marito ha spiegato anche che la moglie gli aveva chiesto di separarsi dal matrimonio poco prima della tragedia.
Le prove contro il marito
Gli investigatori hanno recuperato alcuni messaggi inviati da Rachel Long a un’amica pochi minuti prima della morte, i quali raccontavano una storia diversa da quella raccontata dal marito della vittima. Nei messaggi non compariva alcun segnale di pensieri suicidi: le due parlavano di cosa avrebbero indossato a un concerto previsto la sera successiva.
Un altro dettaglio ha attirato l’attenzione degli investigatori: tra l’ultimo messaggio della donna e la chiamata al 911 partita dal telefono del marito ci sarebbero stati quattro minuti di intervallo. Dai registri telefonici è inoltre emerso che l’uomo avrebbe effettuato due chiamate ai soccorsi, anche se inizialmente aveva sostenuto di averne fatta soltanto una.
Durante un secondo interrogatorio, la polizia ha riferito che Kyle Long avrebbe fornito risposte «contraddittorie» rispetto alle sue dichiarazioni iniziali e agli elementi raccolti sulla scena. Le analisi della casa, effettuate anche con una scansione completa dell’ambiente, avrebbero inoltre dimostrato che l’uomo non poteva vedere ciò che sosteneva di aver visto dalla posizione in cui diceva di trovarsi.
L’autopsia ha poi rivelato ulteriori incongruenze. Sul corpo della donna sono state trovate almeno 17 «ferite da arma da taglio», oltre a numerose lesioni di difesa su braccia e mani, segni compatibili con un tentativo di respingere un aggressore. I medici legali hanno inoltre rilevato tagli sulla mano e sul braccio destro che, secondo gli investigatori, sarebbe stato «impossibile» procurarsi da sola utilizzando soltanto la mano destra, come invece sostenuto dal marito.
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