ph. Musa

Harding dirige Strauss e Vacchi: tra trasfigurazione e dramma all’Accademia di Santa Cecilia

C’è qualcosa di profondamente speciale nell’assistere a una prima esecuzione assoluta: la sensazione irripetibile di ascoltare una musica che, fino a quel momento, non aveva ancora avuto voce davanti a un pubblico. La sera di mercoedì 14 maggio è stata questa una delle emozioni più forti del concerto diretto da Daniel Harding all’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, ultimo appuntamento della stagione del direttore britannico, impegnato in un programma che accostava contemporaneo e tardo romanticismo attraverso la nuova commissione affidata a Fabio Vacchi e due celebri pagine di Richard Strauss.

La serata si è aperta con Il tutto in tutti di Fabio Vacchi, composizione presentata in prima assoluta. Al di là del valore musicale del brano, significativo è apparso il gesto culturale dell’Accademia, che continua a investire nella musica contemporanea offrendo spazio a compositori italiani di primo piano. Partecipare alla nascita pubblica di una nuova opera conserva ancora oggi un carattere quasi rituale, e il pubblico ha avuto il privilegio di condividere quell’istante unico in cui una partitura smette di appartenere soltanto alla pagina scritta per diventare esperienza sonora.

Dal programma di sala emerge inoltre la centralità del testo di Aimara Garlaschelli nella costruzione del lavoro di Vacchi. La scrittura musicale sembra svilupparsi attraverso un continuo dialogo tra parola, materia sonora e dimensione evocativa, alternando momenti di rarefazione a episodi orchestrali di maggiore densità espressiva. Particolarmente interessante il rapporto tra coro e orchestra, costruito su equilibri timbrici molto raffinati e su una ricerca costante del colore sonoro. Harding e le compagini ceciliane hanno restituito con chiarezza questa trama musicale complessa, valorizzando sia la tensione interna del brano sia la sua dimensione più meditativa.

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Fondamentale, come sempre, il contributo del Coro dell’Accademia di Santa Cecilia preparato da Andrea Secchi, capace di confermare ancora una volta l’altissimo livello qualitativo della compagine romana. Colpisce soprattutto la cura del suono, l’omogeneità timbrica e l’attenzione alle sfumature dinamiche, elementi che restituiscono un lavoro minuzioso e costante sulla qualità dell’emissione e sulla resa espressiva.

Ma è nella seconda parte del concerto che il programma ha raggiunto il suo vertice emotivo. In Morte e trasfigurazione, Richard Strauss costruisce un itinerario spirituale e orchestrale di straordinaria intensità, e l’esecuzione diretta da Harding è risultata semplicemente sublime. Il direttore britannico ha saputo mantenere saldo il controllo dell’architettura sonora senza rinunciare alla tensione drammatica e alla ricchezza timbrica della partitura. L’Orchestra di Santa Cecilia ha risposto con un suono compatto, ricco di colori e perfettamente calibrato nei grandi climax come nei passaggi più intimi.

Di grande impatto anche l’esecuzione della celeberrima Danza dei sette veli da Salome, resa con sensualità e brillantezza orchestrale, preludio ideale alla scena finale dell’opera. Qui il concerto ha trovato il suo autentico culmine drammatico grazie all’interpretazione di Corinne Winters.

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Il soprano americano ha dimostrato una straordinaria capacità di restituire la complessità psicologica di Salome anche in forma concertistica, dunque priva dell’elemento scenico e teatrale che normalmente sostiene il personaggio. Winters è riuscita invece a costruire un’intensità drammaturgica pienamente credibile attraverso il solo gesto vocale: la voce, splendida per timbro e solidità, si è distinta per la cura del suono, la precisione della linea e la notevole forza espressiva. La cantante ha saputo incarnare la tensione ossessiva e morbosa della principessa di Giudea senza mai perdere controllo tecnico o qualità sonora.

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Alla guida dell’Orchestra di Santa Cecilia, Daniel Harding si conferma una figura molto amata dal pubblico romano. Sebbene la serata di giovedì 14 maggio non registrasse una presenza particolarmente numerosa, gli applausi finali hanno testimoniato chiaramente il forte apprezzamento nei confronti del direttore britannico, salutato con grande calore al termine del concerto.

Una serata di altissimo livello musicale, impreziosita dal raro privilegio di poter assistere alla nascita di una nuova pagina contemporanea accanto a uno dei vertici del repertorio straussiano.

14 e 15 MAGGIO ORE 20, 16 MAGGIO ORE 18
Sala Santa Cecilia

Orchestra e Coro
dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia

direttore Daniel Harding
soprano Corinne Winters
maestro del coro Andrea Secchi

Vacchi Il tutto in tutti*

Strauss Morte e trasfigurazione
Salome: Danza dei sette veli
Scena Finale “Ah, du wolltest mich nicht deinen Mund   küssen lassen”

* prima assoluta – nuova commissione dell’Accademia di Santa Cecilia

http://www.santacecilia.it

Loredana Margheriti

Circa Loredana Margheriti

Ha un formazione umanistica che affonda le radici nella ricerca documentale. La passione per la musica, in particolare per il canto lirico, accompagna da sempre il suo percorso, ha intrapreso infatti in giovane età lo studio del canto. "Scrivere di arte e spettacolo è per me un modo per restituire emozioni, condividere visioni e dare voce a ciò che l’esperienza estetica accende dentro di noi." Mossa da passione quindi, ed accompagnata da infinita curiosità, collabora con diverse testate digitali, occupandosi soprattutto di recensioni musicali e operistiche, ma racconta spesso anche di eventi culturali, teatrali e d’arte. Attualmente lavora nel restauro di beni culturali monumentali, un’attività che le permette di rimanere in costante dialogo con la bellezza, anche nella sua forma materica.

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