Ha ancora sotto davanti agli occhi ben chiaro quanto gli è accaduto il 59enne barlettano, Giuseppe Di Bari, presidente del comitato “zona 167”anni che, venerdì sera, è stato ferito alle gambe da un killer. Un quadro che difficilmente riuscirà a dimenticare per tutta la vita.
Ricorda cosa è successo?
Certamente, e difficilmente lo scorderò. Ero appena uscito dall’ufficio del comitato e stavo per andare a prendere la mia auto che avevo parcheggiato, qualche strada più in là. Tatti pochi passi, mi sono reso conto che avevo dimenticato sulla scrivania il borsello con le chiavi della macchina e, per questo, sono tornato in ufficio, ho riaperto preso le chiavi e mi stavo dirigendo a prendere il mio automezzo. Quando tutt’a un tratto ho sentito quei colpi. All’inizio ho sentito l’esplosione di alcuni colpi che pensavo fossero dei petardi. Il rumore dei botti mi ha portato a voltarmi è ho visto un uomo vestito di nero che indossava un casco sulle testa con un pistola in pugno che sparava verso di me.
Che è successo a quel punto?
Io, ho capito subito di essere il bersaglio è ho iniziato a correre fino a quando non sono stato colpito alle gambe.
Una volta colpito, che è accaduto?
Ho avuto la forza di entrare in un negozio per mettermi al riparo e chiedere aiuto. Questa mia ultima decisione deve aver messo il mio attentatore nelle condizioni di decidere di fuggire.
Ma lei se lo aspettava un fatto del genere? Aveva avuto minacce in passato?
Assolutamente no, non me lo aspettavo e ne avevo mai avuto alcun genere di minacce. Una cosa posso dire con certezza ed è che chi mi ha sparato lo ha fatto con l’intento di uccidermi. Sono certo perché ho visto che mentre mi sparava mirava alla parte alta del mio corpo. Per questo penso che si tratti di una persona inesperta nell’uso delle armi altrimenti, da quella distanza, mi avrebbe ammazzato.
Ha qualche idea sul movente dell’agguato che ha ricevuto?
Penso che ad armare la mano del mio attentatore possa essere stata qualche iniziativa che con l’associazione, nel tempo, abbiamo portato avanti. Noi, del resto, non abbiamo mai fatto sconti a nessuno quando si tratta di affrontare e denunciare situazioni particolari che interessano il quartiere. Dalla sicurezza ai rifiuti. Tutte cose che quando avvengono ci portano a chiedere l’attenzione dei mezzi di comunicazione e questo, probabilmente, ha dato fastidio a qualcuno che potrebbe aver ingaggiato l’uomo che ha provato a farmi fuori. Un uomo che si era appostato per colpirmi, che mi stava seguendo dall’altra parte della strada e che a causa del mio contrattempo della dimenticanza delle chiavi ha dovuto cambiare i suoi piani e iniziare a sparare in una zona del quartiere dove non era pronto a farlo.
Continuerà, dopo questa esperienza e quanto accaduto nel suo impegno sociale a tutela del quartiere?
Certamente, non sono il tipo che si lascia intimidire. Anzi, quanto mi è successo mi fa capire che quello che facciamo è utile e indispensabile per il nostro quartiere e, in qualche modo, efficace altrimenti nessuno avrebbe mai pensato di eliminarmi fisicamente, visto che, ripeto, non ho mai ricevuto minacce o affronti personali legati alla nostra attività di volontariato. Dirò di più quanto mi è successo mi porta a pensare che il mio impegno per il territorio e le persone che al suo interno ci vivono e lavorano dovrà essere sempre maggiore e incisivo al fine di evidenziare le criticità e cercare di garantire uno standard di vivibilità più che decente come tutti meritano. Quindi, certo che continuerò a impegnarmi nel lavoro del comitato e lo farò con maggiore veemenza.
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