Guido Crosetto, “Non facciamoci illusioni”. Chi faranno presidente, quando si andrà a votare: italiani fregati’

Per Mario Draghi, nelle ultime ore, tira una brutta aria. “La politica vuole liberarsi di lui, e l’unico modo è tenerlo a Palazzo Chigi dove resterà al massimo per un altro anno”, spiega Alessandro Sallusti, direttore di Libero, nella diretta Quirinale dalla nostra redazione. Che il Parlamento non abbia in grande simpatia il premier lo conferma anche un testimone oculare del voto, il governatore della Toscana Eugenio Giani, Grande elettore del Pd: “Sono impressionato dalla freddezza e della diffidenza dei parlamentari verso Draghi. Fossi in Enrico Letta lo sosterrei apertamente, non possiamo lasciarlo solo così”.

Non è solo una questione di centrodestra. Giuseppe Conte, leader del Movimento 5 Stelle, conferma la teoria di Sallusti: “Draghi deve restare premier, solo il Movimento 5 Stelle si è accordo del problema Covid e della partita del Pnrr?”, ha tagliato corto trovandosi sulla stessa lunghezza d’onda di Matteo Salvini, capo della Lega. Un bel problema. Il sottosegretario alla Salute Pierpaolo Sileri, tecnico d’area grillina e tra i volti della lotta al Covid di questi  ultimi 2 anni, con due governi diversi, secondo Aldo Cazzullo del Corriere della Sera, non si capacita di questa diffidenza nei confronti del premier: “Io farei Draghi, ma qui molti gli sono ostili, forse perché non lo conoscono”. Una teoria psicologica, più che politica. Ma se molti anti-draghiani si sfregano le mani, c’è anche chi sente puzza di bruciato. “Non facciamoci illusioni, potrebbe ancora essere Draghi, e si vota tra un anno”. Parola di Guido Crosetto, fondatore di Fratelli d’Italia e tra i più lucidi commentatori politici degli ultimi mesi. Insomma, il piano iniziale di Giorgia Meloni si realizzerebbe per metà: Draghi sì via dal governo, ma senza ritorno immediato alle urne.

Un ostacolo al sogno-Colle di Draghi è però soprattutto il prossimo assetto di governo. Secondo Cazzullo, l’ipotesi del “tutti i leader dentro” non si può fare, “e non solo perché il Pd non vuole Salvini al Viminale. Non è pensabile che ogni partito si prenda un pezzo dello Stato per farci la campagna elettorale: al Pd l’Istruzione per recuperare i voti degli insegnanti, alla Lega gli Interni per gli sbarchi, a Forza Italia le infrastrutture dove ci sono i soldi….”. Alibi perfetto per non cambiare nulla (e centrare il vero obiettivo).

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