Guido Crosetto a Giuseppe Conte: “Come ai bei vecchi tempi?

Giuseppe Conte, che non sta vivendo un momento sereno all’interno del Movimento 5 Stelle, ha parlato ieri  in conferenza stampa alle 17 e 30.

Sulla questione si è espresso anche il coordinatore nazionale di Fratelli d’Italia Guido Crosetto con un tweet ironico: “Chissà se questa sera, alla conferenza, arriverà in ritardo come ai bei vecchi tempi…”. Ma non è stato l’unico. Qualcuno infatti ha commentato: “Sarà puntuale perché non c’è la diretta a reti unificate in prima serata. Per fortuna non vedremo più quelle buffonate”. A differenza di alcuni mesi fa, quando era presidente del Consiglio, Conte non ha parlato in televisione. Anche se il suo discorso verrà trasmesso – ovviamente – sulla sua pagina Facebook.

Conte ha convocato la stampa nella Sala del Tempio di Adriano a Roma, quella stessa dove Luigi Di Maio un anno e mezzo fa annunciò le sue dimissioni da capo politico. E’ stato lì a prendere la parola dopo tre giorni di silenzio seguiti alle accuse rivoltegli dal garante Beppe Grillo davanti a deputati e senatori 5 stelle. Intanto i parlamentari attendono col fiato sospeso per capire quale sarà il destino del Movimento: “Lavoriamo per l’unità, usando testa e cuore. Come sempre troveremo una soluzione”, ha detto Di Maio alla Gazzetta del Mezzogiorno.

Dalla conferenza stampa  di Conte emerge una logica politica che nulla ha a che fare con la logica politica fondativa   del partito di Grillo. Manca il linguaggio che toccava lo sberleffo, manca il Vaffa, manca la derisione feroce sullo psiconano, manca la violenza linguistica coinvolgente.

Politica istituzionale,  leader immerso nel sistema che propone uno statuto al non-statuto, scuole di formazione,  dialogo con la società civile al posto della Rete come metodo di lavoro.

Conte e Grillo non possono coesistere.  Grillo ha inventato una creatura politica nel giro di pochi anni, a colpi di teatro, urlando  schifo nei confronti del sistema, raggiungendo il 32% dei consensi. Tutto aveva una logica fin dai primi incontri tra Grillo, Gianroberto Casaleggio e Giuliano De Bernardo. Una logica demolitoria verso il sistema, leggi parlamento, da aprire come una scatoletta di tonno.  Conte è un furbo  cultore del diritto amministrativo, che è stato alla  guida del paese nella fase più emergenziale della pandemia. Conte il mediatore, che studia, legge, negozia,  e si proietta verso un partito tradizionale.  Grillo parla di rivoluzione culturale di fronte a un paese in liquefazione, l’altro immagina di avere un ruolo centrale e da gran moderatore nella politica italiana.

 Conte vuole stare nel campo progressista, e conferma di vedere con favore l’alleanza progressista contro i partiti della destra radicale. Anche se, una eventuale lista o partito guidato da Conte avrà inevitabilmente molte aree di sovrapposizione con gli eletti e gli elettori democratici.

Vedremo cosa risponderà Beppe Grillo; se rimarrà intrappolato nell’Opa lanciata da Conte, leader oggi tra i più popolari, e finirà per rassegnarsi e cedere in toto la leadership del M5S o se la respingerà. E vedremo anche se l’ex Primo Ministro avrà la forza, come pare di capire, di intraprendere un cammino alternativo.

Con la conferenza stampa Conte ha messo con le spalle al muro Beppe Grillo e ha la parola fine al Movimento 5 Stelle.

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