L’Iran ha colpito l’ospedale Soroka di Beer Sheva, nel sud di Israele; Israele, secondo quanto riferito dalla stampa iraniana, ha attaccato il reattore ad acqua pesante di Arak, in Iran. Intanto, sul fronte politico, il Washington Street Journal riporta che Donald Trump avrebbe dichiarato ai suoi collaboratori di alto livello di aver approvato i piano di attacco a Teheran, ma di attendere per vedere se abbandonerà il suo programma nucleare.
Il giornale cita l’impianto di arricchimento iraniano di Fordow come un possibile obiettivo statunitense. L’impianto è sepolto sotto una montagna e generalmente considerato dagli esperti militari fuori dalla portata di qualsiasi bomba, tranne le più potenti. Secondo il New York Times, che ha citato una fonte del ministero degli Esteri di Teheran, l’Iran sarebbe orientato ad accettare l’offerta del presidente Usa di avere presto un incontro con gli americani. Ieri Trump aveva parlato di un possibile incontro tra l’inviato della Casa Bianca, Steve Witkoff, o del vice presidente Jd Vance con rappresentanti di Teheran.
Alla domanda se avesse deciso se colpire o meno gli impianti nucleari iraniani, Trump, che ha riunito nuovamente la Situation room, ha risposto «potrei farlo, potrei non farlo». E ha ribadito la sua insistenza sulla resa incondizionata dell’Iran. «La prossima settimana – ha chiarito – sarà molto importante, forse meno di una settimana». La guida suprema iraniana, l’ayatollah Ali Khamenei, aveva dichiarato in precedenza che il suo Paese non si sarebbe arreso e aveva avvertito che qualsiasi intervento militare statunitense avrebbe avuto conseguenze irreparabili.
L’esercito statunitense ha rafforzato le sue forze in Medio Oriente negli ultimi giorni. Un terzo cacciatorpediniere della Marina statunitense è entrato nel Mar Mediterraneo orientale e un secondo gruppo d’attacco di portaerei statunitensi si sta dirigendo verso il Mar Arabico. Sebbene il Pentagono abbia affermato che il rafforzamento militare è puramente difensivo, esso posiziona meglio gli Stati Uniti nel caso in cui Trump decidesse di unirsi agli attacchi israeliani contro l’Iran. Potrebbe anche essere una tattica per fare pressione sull’Iran affinché capitoli o faccia concessioni.
Intanto si fa il bilancio degli attacchi. I missili balistici che sono piombati sull’ospedale di Beer Sheva, che cura molti soldati feriti nella Striscia di Gaza, hanno provocato almeno 32 feriti, dei quali due gravi, e danni ingenti alla struttura. «I tiranni terroristi iraniani hanno lanciato missili contro l’ospedale Soroka di Beer Sheva e contro la popolazione civile nel centro di Israele. Riscuoteremo il prezzo pieno dai tiranni di Teheran», ha commentato il premier israeliano Benjamin Netanyahu. Il viceministro degli Esteri, Sharren Haskel, su X ha definito l’attacco «deliberato» e «criminale», chiedendo al «mondo deve far sentire la sua voce». In totale sono stati una trentina i missili lanciati dall’Iran.
Da parte israeliana è stato registrato un attacco al reattore ad acqua pesante di Arak. Secondo la tv di Stato iraniana, non vi è «alcun pericolo di radiazioni» e la struttura era già stata evacuata prima dell’attacco. Israele aveva avvertito questa mattina che avrebbe attaccato la struttura e aveva esortato la popolazione ad abbandonare la zona.
L’ayatollah Ali Khamenei, guida suprema dell’Iran, ha respinto la richiesta di resa del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, che ha lanciato un “ultimatum finale” alla Repubblica Islamica ma ancora non si sbilancia su un possibile ingresso di Washington nel conflitto.
In un discorso trasmesso dalla televisione, Khamenei ha giurato che la nazione iraniana “non si arrenderà mai” e ha avvertito l’America che un suo coinvolgimento bellico porterebbe a “danni irreparabili”. Trump, che ha lasciato in anticipo il G7 in Canada per riunirsi con i suoi strateghi e valutare un possibile intervento americano, continua a mantenere, da parte sua, le carte coperte. Davanti ai cronisti riuniti alla Casa Bianca, il presidente degli Stati Uniti ha affermato che quello lanciato a Teheran è “l’ultimatum finale”, ha respinto l’offerta di mediazione del presidente russo, Vladimir Putin, e ha ribadito il sostegno alla campagna avviata dal primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, che lo ha ringraziato. “Forse si’, forse no, nessuno lo sa” e’ stata la risposta al giornalista che gli domandava se intendesse entrare in guerra, mentre sempre più forze statunitensi vengono dispiegate in Medio Oriente.
Israele e Iran, intanto, si preparano a una nuova notte di attacchi incrociati. Nelle scorse ore potenti esplosioni e alte colonne di fumo si sono levate da Teheran, dove anche la Mezzaluna Rossa ha denunciato un bombardamento nei pressi del suo edificio. Il ministro della Difesa di Tel Aviv, Israel Katz, ha rivendicato la distruzione del “Quartier Generale della Sicurezza Interna”, descritto come “il principale organo di repressione del dittatore iraniano”. In risposta, le Guardie Rivoluzionarie della Repubblica Islamica hanno dichiarato di aver lanciato contro Israele missili balistici ipersonici a medio raggio Fattah-1.
L’agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea) non ritiene che l’Iran stesse cercando di sviluppare un’arma nucleare. Lo ha dichiarato il suo direttore generale Rafael Grossi a Sky News Uk. “Abbiamo concluso che non possiamo affermare che in questo momento ci sia uno sforzo sistematico in Iran per fabbricare un’arma nucleare”, ha detto. Grossi ha spiegato che il rapporto dell’Aiea, spesso citato da Israele, ha rilevato che l’Iran sta arricchendo uranio al 60%, l’unico Paese al mondo a farlo, quindi “ci sono elementi di preoccupazione. Ma per quanto riguarda l’affermazione che stanno costruendo e fabbricando un’arma nucleare – no, non abbiamo detto questo”. Alla domanda se l’agenzia fosse preoccupata per l’impatto degli attacchi israeliani agli impianti nucleari, Grossi ha risposto: “Ovviamente sì”. “C’è sempre la possibilità di un evento radiologico” quando viene colpito un sito nucleare, come la “dispersione di materiale nucleare nell’atmosfera”.
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