Guerra in Ucraina, perché conviene alla Cina: che interessi ci sono

L’Ucraina ha chiesto a più riprese l’intervento diplomatico della Cina per mettere fine alla guerra scatenata dalla Russia di Vladimir Putin. Da Pechino però sono arrivati messaggi ambigui, al limite del cerchiobottismo, in cui da una parte si legge una condanna al conflitto e dall’altra non sembra emergere la volontà di applicare sanzioni contro Mosca. Lecito domandarsi dunque a che gioco stia giocando il governo sinico e come potrebbe influire l’isolamento della Russia negli equilibri mondiali e tra superpotenze.

La Cina è storicamente vicina alla Russia, e negli ultimi anni i rapporti tra i due Paesi si sono solidificati. Poco prima delle Olimpiadi hanno anche siglato una dichiarazione congiunta in cui veniva affermata la volontà di instaurare un nuovo multipolarismo mondiale, riconoscendo di avere interessi in comune.

Proprio in ragione di questa amicizia tra stati, e della solita posizione di non ingerenza in caso di guerra, la Cina si è astenuta dalla risoluzione di condanna dell’invasione in Ucraina da parte dell’Assemblea delle Nazioni Unite. A più riprese da Pechino è arrivato anche lo scetticismo riguardo le sanzioni economiche inflitte alla Russia.

Sanzioni che la Cina conosce bene, essendo stata colpita più volte da decisioni da parte degli Stati Uniti e del blocco occidentale sul piano economico. Ma che oggi potrebbero contribuire in qualche modo a solidificare l’asse tra i due Paesi. Proprio la Cina, infatti, potrebbe fare da ponte e rivenditore per i rifornimenti di materiali e strumentazioni tecnologiche alla Russia.

Pechino comunque ha condannato apertamente la guerra in Ucraina, muovendosi per evacuare i propri cittadini dal Paese. Finora sono stati rimpatriati 2.500 cinesi grazie agli sforzi del ministero degli Esteri. I, seppur timidi, richiami alla pace sono arrivati anche dalla superpotenza asiatica, con un invito alle parti a sedersi a un tavolo per trovare una soluzione.

La Cina sarebbe dunque al fianco di Vladimir Putin, di cui riconosce “interessi legittimi” e con cui condivide le preoccupazioni riguardo l’espansione a Est della Nato. E ad parte del governo di Pechino è arrivata la conferma che con la Russia continuerà a esserci una “normale cooperazione commerciale” che si basa su “rispetto reciproco, uguaglianza e mutuo vantaggio”.

Il New York Times ha rivelato che fonti vicine alla Casa Bianca sosterrebbero che la Cina sapeva dei piani del Cremlino per invadere l’Ucraina. E avrebbe chiesto alla Russia, lo scorso 20 febbraio, di posticipare l’azione militare a dopo la fine delle Olimpiadi di Pechino.

La notizia è stata prontamente smentita da Liu Pengyu, portavoce dell’ambasciata cinese a Washington, che l’ha definita una speculazione “senza alcuna base”. Ma tanto è bastato per mettere la pulce nell’orecchio alla comunità internazionale, che ora si interroga sul ruolo della Cina nel conflitto e sui possibili benefici che potrebbe ricavarne. Con la Russia isolata dall’Occidente, infatti, si apre un nuovo scenario di collaborazioni commerciali tra i due Paesi.

A iniziare da quello che sarà il più grande accordo di fornitura di gas naturale con Pechino. Secondo Bloomberg, Gazprom, il colosso russo dell’energia, parzialmente controllato dallo Stato con sede a San Pietroburgo, avrebbe firmato un contratto per progettare il gasdotto Soyuz Vostok, che attraverserà la Mongolia per rifornire di carburante la Cina.

L’infrastruttura potrebbe trasportare fino a 50 miliardi di metri cubi di gas naturale all’anno verso la superpotenza asiatica, connettendo tra l’altro Occidente e Oriente e indirizzando l’attuale produzione verso Est, rendendo Gazprom indipendente dal continente europeo.

Nonostante non siano variate al momento le forniture di gas verso l’Europa, con l’Italia che dipende dalla Russia per quasi il 45% del fabbisogno energetico, i Paesi Ue stanno sondando in questi giorni forniture alternative, ad esempio dall’Algeria e dall’Azerbaigian, sfruttando la TransMed e la Tap che passano per il nostro Paese, e modi per incrementare la produzione interna.

A confermare l’avanzamento della maxi opera è stato l’amministratore delegato di Gazprom, Alexey Miller, che ha dichiarato che il contratto di progettazione è stato firmato e ora si passa alla fase attuativa. In vista probabilmente di nuovi accordi di fornitura, che attualmente vincolano i Paesi per circa 50 miliardi di metri cubi di gas all’anno fino al 2049. Attualmente è utilizzato il gasdotto Power of Siberia.

Gli analisti sottolineano poi che dietro la scelta della Cina di non prendere una posizione chiara nel conflitto tra Russia e Ucraina, ci sarebbe anche la questione, ancora aperta da decenni, di Taiwan. Non riconosciuto dalla comunità internazionale, il piccolo Paese è al centro di un contenzioso con Pechino, che lo considera come una provincia in base al principio dell’Unica Cina.

Taipei, sede del governo locale, rivendica invece di essere il centro della vera Cina o, al più, il riconoscimento come stato indipendente. Nonostante i buoni rapporti degli ultimi anni con il Continente, c’è chi vede nell’isola di Formosa una polveriera che potrebbe causare un nuovo conflitto non diverso da quanto sta avvenendo oggi nell’Est Europa.

La Cina starebbe osservando da vicino l’Ucraina per capire le posizioni della comunità internazionale, cercando di prevedere la possibile risposta dei Paesi occidentali a una guerra aperta per risolvere il nodo Taiwan, ancora da sciogliere nonostante i tanti anni passati dalla Guerra Fredda e dal regime di Mao Tse-tung.

In conclusione, dunque, la Cina potrebbe effettivamente trarre vantaggio dalla guerra in Ucraina o almeno dall’isolamento della Russia dal resto del mondo.

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