Grillo scuote i 5Stelle: “Ministri non siano politici”

Ha superato sia Matteo Salvini che Giorgia Meloni e tutti i principali detrattori del M5S. Un attacco così duro, mirato, preciso e calcolato nei tempi nessuno lo aveva messo in conto. O meglio nessuno, da Luigi Di Maio fino all’ultimo parlamentare pentastellato, avrebbe mai immaginato che potesse arrivare. Quel fuoco amico è invece arrivato, preciso come un orologio, proprio quando il capo politico dei 5Stelle era seduto davanti a Mattarella per dare il via libera al Conte bis. Più che una doccia fredda è stato un vero e proprio terremoto che ha rischiato di far franare sotto le macerie il M5S. E’ stato uno stordimento totale dove, per un bel pò di tempo, tutti hanno pensato che fosse l’inizio della fine. Beppe Grillo, sì proprio il garante del MoVimento, ha tuonato contro la sua stessa creatura. A leggere le parole del Capo a tutti è tremata la terra sotto i piedi. Tutti stentavano a crede a quello che leggevano. Un vero e proprio incubo. Screditata in poche righe l’intera classe politica che fino ad ora ha guidato il governo ed ha condotto le trattative per il Conte bis. Un Conte bis e propedeutico accordo con il Pd che lui stesso ha voluto. E’ stato letto come un attacco frontale a Di Maio e company con l’invito esplicito a farsi da parte. E a chiudere l’accordo turandosi il naso. Poi si vedrà: cosa importante che non ci sia più Salvini. E per salvare la faccia, nel futuro governo servono persone competenti. I ministri, insomma, dovranno essere tecnici: i politici del Movimento faranno i sottosegretari per governare i tecnici. Questo è l’ordine. Roba da Prima Repubblica, altro che cambiamento e aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno. Una operazione di semplice maquillage politico, è il suggerimento del Beppe nazionale. Da non crederci. Grillo lo ho scritto nero su bianco affinché tutti potessero leggere e rileggere le sue parole e meditare. Poi la nube nera è iniziata a dilatarsi, secondo alcuni, ed è sembrato che dalla Liguria arrivasse un ultimo disperato suggerimento ai ragazzi e alle ragazze che frequentano i palazzi romani. Si dice che ci sia stato un chiarimento su quanto scritto sul blog del comico, tra il vertice del Movimento e Beppe Grillo. Ma il danno è stato fatto. Non c’è dubbio che le parole di Grillo potrebbero condizionare, e non  poco, le scelte di Giuseppe Conte nella formazione del nuovo governo. E così si ripropone il problema vero, serio di chi comanda e prende le decisioni nel Movimento. Se voleva essere, insomma, un suggerimento, un aiuto, un modo per salvare il M5S dagli avvoltoi romani si è trasformato in pericolosissimo boomerang. Ma la frittata, come ebbe a dire Di Maio nei confronti di Salvini, è fatta. Resta l’anatema nei confronti dei ‘suoi’ ragazzi. “Non facciamoci distogliere dalle incrostazioni che la realtà ha lasciato sui nostri scudi, è assolutamente normale ed atteso che ogni accenno ad un ministero si trasformi in una perdita di tempo condita da cori di reciproche accuse di attaccamento alla poltrona”, inizia in modo soft il post di Grillo. Poi la parole diventano più dure. “Questo perché un pò di poltronofilia c’è ma, sopratutto, non ci sono i tempi né per un contratto e neppure per chiarirci su ogni aspetto, anche fintamente politico, delle realtà che i ministeri dovranno affrontare”.

“Oggi -spiega Grillo- è l’occasione di dimostrare a noi stessi ed agli altri che le poltrone non c’entrano nulla”. Per nascondere le incompetenze fino ad ora dimostratesi e salvare il salvabile, Grillo ricorda una vecchia pratica, in pieno stile prima repubblica. “I ministri vanno individuati in un pool di personalità del mondo della competenza, assolutamente al di fuori dalla politica. Il ruolo politico lo svolgeranno i sottosegretari, ognuno dovrà scegliere secondo verso cui dovrà rispondere nei fatti e sintetizzare, per ogni ministero, l’approccio ottimale e imparare a governare i “tecnici” della burocrazia che li occupano da tempo immemore”. Ma non si comprende se questa strada, chissà se seguita da Conte, convocato da Mattarella al Quirinale giovedì alle 9.30, servirà a salvare la faccia ad un M5S ancora in cerca di una vera e propria dimensione politica.

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