Grillo attacca G7 e vertice Nato a favore di Cina e Russia

Dopo l’incontro di Beppe Grillo con l’ambasciatore cinese a Roma, Li Junhua, il fondatore del Movimento torna a ribadire la vicinanza dei 5 Stelle a Pechino.

Realtà confermata da un articolo pubblicato nel suo blog  firmato dal professor Zhok, antropologo dell’Università di Milano, che è  un chiaro attacco al vertice Nato e al G7  a favore  di Cina e Russia.

Per Zhok, ovvero per Grillo, durante il summit del G7 c’è stata ‘una propaganda atlantista diffusa sui media’ contro la Cina e la Russia, con servizi, ad esempio, sulle origini del Coronavirus in un laboratorio cinese di Wuhan. Cosa in realtà discussa a livello planetario dove si parla della presenza di pipistrelli in gabbia nel 2017 a Wuhan,  realtà comprovata da un video e negata dall’Oms. Attacco di Grillo al G7  su Wuhan, quindi,  assolutamente strumentale.

In questi giorni abbiamo assistito a una parata ideologica – scrive Zhok – il G7 prima e la riunione della Nato poi hanno colto l’occasione per sparare a palle incatenate contro il ‘nemico’, nelle vesti di Russia e Cina. ‘E’ chiaro – si legge – che siamo di fronte a un richiamo all’ordine degli Usa, che sanno di star perdendo la propria unilaterale supremazia mondiale. Per Zhok si invoca un comportamento delle ‘fila’ degli alleati, in modo da difendere le proprie roccaforti economiche.

Ogni Paese e ogni popolo – si legge nella conclusione dell’articolo – ha la sua traiettoria. L’Italia non sarà mai la Cina, la Germania non sarà mai la Russia, ecc.. Quindi, sostiene Zhok, ‘agitare questo pericolo posticcio serve a dissimulare il semplice fatto che ad averci reso le colonie e i protettorati che siamo non sono né i russi, né i cinesi.

Grillo, mentre  il premier Draghi stringe i rapporti con gli Stati Uniti d’America e il presidente Biden,   si affida alle parole di un docente universitario per attaccare gli Usa e difendere la Cina e la Russia.

Riguardo il G7 e la Cina, ad esempio, si può citare che per i prossimi 5 anni, i dazi imposti da entrambe le sponde dell’Atlantico su prodotti agricoli, formaggi, vino, biscotti, prodotti chimici sono sospesi. È questo l’altare sul quale Stati Uniti ed Europa si ritrovano e si giurano reciproca cooperazione, insieme contro l’incubo comune: la Cina, la minaccia contro cui Biden ha voluto schierare tutte le organizzazioni e i club governati dall’occidente, prima il G7 in Cornovaglia, poi il summit Nato a Bruxelles e anche il summit Ue-Usa sempre a Bruxelles, dove appunto si fa pace niente meno che sul lungo contenzioso sugli aerei.

Biden, c’è da notare,  non solo tiene il summit Nato ma impone una curva a gomito alla storia: ‘Il mondo è cambiato, assolutamente cambiato, una terribile bellezza è nata. Tutto è cambiato negli ultimi 10-12 anni, il modo migliore per gestire questi cambiamenti è la crescita e la condivisione degli stessi valori, la dignità umana’.

‘Per anni Usa e Ue si sono presi alla gola facendosi la guerra su Airbus e Boeing, mentre altri coglievano questa opportunità per lanciare la loro industria. E noi eravamo troppo impegnati a farci la guerra per accorgercene’, specifica la rappresentante per il commercio degli Stati Uniti, Katherine Tai. Il riferimento, Tai lo esplicita in un altro passaggio della sua conferenza stampa con il vicepresidente della Commissione Europea Valdis Dombrovskis, è alla ‘industria aerea cinese’. Ora, aggiunge, ‘ci siamo impegnati a sederci intorno a un tavolo per discutere cosa è meglio per noi, in un mondo che lancia competizioni come mai prima, per capire cosa possono ottenere le democrazie quando lavorano insieme nello spirito del pragmatismo’.

Biden acconsente alla creazione di un ‘Consiglio euro-statunitense su commercio e tecnologie per evitare tariffe future e capire come cooperare in vari campi, soprattutto nella digital technology’, spiega von der Leyen, in conferenza con Michel: ‘All’inizio ci concentreremo sulla produzione dei semiconduttori’, fondamentali per l’industria dell’auto e diventanti strumento di competizione feroce tra Cina, Stati Uniti, in grado di mandare in crisi la filiera anche in Europa in tempi di pandemia.

Di fatto, la pandemia con la crisi economica che ha scatenato ha suonato la sveglia finale, basta subire la competizione cinese, ‘nessuna pietra rimarrà intentata per il nostro accordo’.

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