La sera di martedì 13 gennaio il debutto romano di Hayato Sumino alla IUC della Sapienza non si è configurato come un semplice recital, è stata una piccola esperienza performativa, in cui il pianoforte, anzi i pianoforti, sono diventati uno spazio di esplorazione sonora, poetica e quasi teatrale.
Figura emblematica di una nuova generazione di musicisti capaci di superare i confini tra interprete, compositore e improvvisatore, Sumino porta sul palcoscenico una concezione della musica in cui la scrittura non è mai un oggetto chiuso, ma una materia viva.
La sua formazione classica, arricchita dal jazz, dall’elettronica e da una solida cultura scientifica, trova una sintesi in un pianismo che si rivolge sia alla tradizione che al presente.
Chopin occupa un ruolo centrale nel programma presentato, lo Scherzo n. 1 op. 20 e il Notturno op. 48 n. 1 sono pagine in cui il compositore polacco reinventa i generi trasformandoli in veicoli di un’espressività assoluta, lo Scherzo come dramma e il Notturno come voce interiore. Sumino ne restituisce la tensione formale e il lirismo senza indulgere in effetti esteriori, mostrando una lettura sorvegliata.
Il primo vero spostamento di prospettiva è arrivato con i 3 Nocturnes (2023) di Sumino, eseguiti in prima romana. Qui l’aspetto performativo si è fatto subito evidente: l’autore ha utilizzato due pianoforti, uno a coda e uno verticale, alternandoli con un preciso disegno timbrico. Nel primo Notturno ha suonato il pianoforte a coda; nel secondo si è spostato al verticale; nel terzo ha iniziato su entrambe le tastiere per poi tornare al gran coda. Questa scelta non è stata un semplice espediente scenico, ma una vera scrittura dello spazio sonoro, che suggeriva una dialettica tra intimità e ampiezza, tra voce interiore e respiro orchestrale. La fusione di una sensibilità orientale con un immaginario post-romantico si è tradotta in un paesaggio sonoro sospeso, quasi contemplativo.
Prima di eseguire le Chopin’s Recompositions, Sumino ha spiegato al pubblico il proprio approccio con una “nuova nascita” e un “ricordo” della musica di Chopin, in cui la memoria diventa materiale creativo. New Birth nasce dallo Studio op. 10 n. 1, Recollection dallo Studio op. 2, ma in entrambi i casi il compositore innesta melodie proprie e una timbrica volutamente più personale, intima, quasi confidenziale, non delle parafrasi, ma un gesto poetico che riflette sull’atto stesso di ricordare, i due brani sono contenuti nel suo album Human Universe.
Sumino ha utilizzato il pianoforte verticale privo dell’armatura, intervenendo direttamente sulle corde con il pizzicato, trasformando lo strumento in un ibrido tra arpa, percussione e pianoforte. Le corde pizzicate, affiancate ai colpi dei martelletti, hanno prodotto una materia sonora ruvida e fisica, in cui l’atto esecutivo diventava visibile e quasi scultoreo.
Il programma è scivolato in avanti quasi senza pause nette, con una continuità a tratti narrativa che, se da un lato rafforzava l’idea di flusso musicale, dall’altro metteva in difficoltà il pubblico, spesso incerto su quando applaudire. Una scelta comunque coerente con l’idea di concerto come esperienza unitaria piuttosto che successione di numeri chiusi.
La Partita n. 2 BWV 826 e il Preludio e Fuga BWV 870 di Bach hanno riportato il discorso verso una dimensione architettonica, facendo da contrappeso alla libertà delle pagine contemporanee. L’accostamento con il Preludio e Fuga di Gulda e gli Études di Kapustin ha mostrato come il jazz possa innestarsi nelle forme classiche senza dissolverle, ma anzi rilanciarne l’energia.
Il concerto si è chiuso con la trascrizione del Boléro di Ravel, eseguita su entrambi i pianoforti. Qui il pianoforte verticale ha assunto un ruolo percussivo per tutta la prima parte, mentre il celebre crescendo raveliano si è costruito in modo quasi intimo, trattenuto, fino a sprigionare solo nel finale tutta la forza orchestrale implicita nel brano.
Il grande calore del pubblico dell’Aula Magna ha richiamato Sumino per due bis: dapprima lo Studio in do maggiore op. 10 n. 1 di Chopin, e quindi 7 levels of “Twinkle Twinkle Little Star”, una serie di variazioni di Hayato Sumino sul tema mozartiano di “Ah! vous dirai-je, Maman” K. 265, in cui il celebre motivo veniva progressivamente trasformato attraverso registri stilistici e tecnici sempre diversi, quasi a riassumere in miniatura l’intera poetica della serata.
In questo modo, tra corde pizzicate, memoria romantica, architetture barocche e reinvenzioni jazzistiche, Sumino non ha semplicemente eseguito un concerto, ma ha costruito un paesaggio sonoro in cui il passato non viene celebrato, ma continuamente rimesso in gioco.
Il mio debutto a Roma
HAYATO SUMINO pianoforte
Programma:
Fryderyk Chopin Scherzo n. 1 in si minore op. 20
Notturno in do minore op. 48 n. 1
Hayato Sumino 3 Nocturnes (2023) Prima esecuzione romana
Johann Sebastian Bach Partita n. 2 in do minore BWV 826
Hayato Sumino 2 pieces of Chopin’s Recompositions (2023) Prima esecuzione romana
Johann Sebastian Bach da Il clavicembalo ben temperato, Libro II
Preludio e Fuga n. 1 in do maggiore BWV 870
Friedrich Gulda Preludio e Fuga
Nikolai Kapustin da 8 Concert Études op. 40
- Prelude
- Reverie
- Toccatina
Maurice Ravel Boléro (trascrizione per pianoforte di Hayato Sumino)
Bis
Studio in do maggiore op. 10 n. 1 di Chopin
7 levels of “Twinkle Twinkle Little Star”
Loredana Margheriti
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