Governo tra elezioni, referendum e rimpasto

La fase politica in questi giorni è tutta concentrata sulle elezioni amministrative e sul referendum di domenica 20 e lunedì 21 settembre. Un appuntamento elettorale molto atteso e su cui gioco forza dovranno fare i conti anche al governo. Questo è il pensiero di molti opinionisti e di alcuni rappresentanti politici.

Cambiare governo adesso, o meglio, cambiare il Premier Conte non sembra all’ordine del giorno, a meno che dalle elezioni non esca un terremoto autentico con la vittoria del No al referendum e con una debacle totale dei partiti di maggioranza.

Resta il fatto però che la tornata elettorale vuoi o non vuoi qualche effetto lo lascerà, soprattutto in una maggioranza di governo che non sembra del tutto coesa, soprattutto sul referendum. E sul quotidiano diretto da Alessandro Sallusti, “Il Giornale” si parla già di rimpasto, con un elenco di Ministri che secondo il quotidiano, potrebbero saltare ed essere sostituiti.

“Ci troviamo nella situazione di spendere 209 miliardi in un Paese che da tempo fa tagli e c’è una difficoltà a mettere in campo progettualità”, sono parole di Andrea Orlando che sottolinea come l’Italia, abituata a tagli a destra e a manca, adesso si trova ad avere difficoltà a spendere la montagna di soldi che prestiti o no, senza condizioni o con condizionalità, l’Europa ci ha dato (ci darà, perché fino ad oggi non è arrivato un centesimo).

Andrea Orlando, Parlamentare del Pd (eletto alla camera nel marzo 2018), ex Ministro dell’Ambiente nel governo Letta ed ex Ministro di Grazia e Giustizia con gli esecutivi Renzi e poi Gentiloni, incalzato su probabile rimpasto di governo ha dichiarato che “a prescindere dalla riforma costituzionale, non si tratti di cambiare questo o quello, ma di aprire una fase nuova”, parole che il quotidiano di Sallusti ha trattato con ironia.

“Non chiamiamolo rimpasto. Un pit-stop semmai, un tagliando, una registratina, una messa a punto della scassata e scarburata macchina governativa. Un ministro esce, uno entra, uno si sposta: una girandola di sostituzioni dopo il referendum e le regionali, prima del secondo tempo della partita giallorossa”, questo si legge sul quotidiano, da sempre contro il governo Conte.

Ciò che ironia a parte va preso in considerazione di quello che ha detto Orlando è senza dubbio l’accusa di mancanza di progettualità del nostro governo. L’esecutivo è in ritardo nel preparare i piani di sviluppo da presentare a Bruxelles per accedere al Recovery Fund. Una lentezza, che sommata al disagio del Pd nel dover sostenere una politica non sua, con il referendum alle porte (col si favorito), e con probabili sconfitte in molte delle 7 Regioni in cui si vota, fa fibrillare il governo.

Tra l’altro in base al risultato elettorale rischiano pure i vertici del Pd, il suo segretario Nicola Zingaretti ma anche il vice, che è proprio Andrea Orlando. Tra i Ministri più a rischio, la contestatissima Ministra dell’istruzione, Lucia Azzolina. Sulla graticola anche il Guardasigilli Alfonso Bonafede, su cui sono ancora tante le polemiche dopo le accuse del Pm Di Matteo su ipotetiche pressioni della mafia.

E rischia molto anche Paola De Micheli, Ministra Pd alle Infrastrutture che ha avuto un ruolo molto delicato e molto contestato sulla vicenda delle autostrade. E come non ricordarci di Luciana Lamorgese, che da Ministra dell’interno sta gestendo la politica migratoria del governo, con il caos sugli Hotspot in Sicilia.

Come dicevamo, il Presidente del Consiglio Conte non sembra a rischio, soprattutto perché lo stato di emergenza è vivo e vegeto. Ma sul Giornale trapela una indiscrezione che vuole il premier affiancato da due Vice, come nel governo giallo-verde, quando il ruolo era di Di Maio e Salvini.

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